CRISTIANESIMO/ Le strade del pellegrino, il collante dell’Europa unita

- Danilo Zardin

Gerusalemme, Santiago de Compostela, i giubilei di Roma. DANILO ZARDIN racconta la genesi e ripercorre la storia del pellegrinaggio cristiano in Europa. Una serie di strade che costituirono le arterie per l’unificazione culturale dei popoli del Vecchio Continente

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Il pellegrinaggio non è mai stato espressione di un estro solo individuale. Intorno alla sua pratica si è costruita una tradizione fatta di usi, di simboli e di gesti che, a partire dai momenti di avvio della storia della presenza del cristianesimo nel mondo mediterraneo, ne ha accompagnato lo sviluppo e lo ha avvolto capillarmente, dal centro alla periferia estrema. Il pellegrinaggio cristiano è diventato il fulcro di una tradizione condivisa.

Di questa storia che si è dilatata nel tempo possiamo cercare di fissare le tappe e i momenti di svolta più significativi.

Nella sua incubazione originaria, il pellegrinaggio ha avuto come polo di attrazione dominante il desiderio di raggiungere i luoghi che erano stati testimoni dell’avvenimento di Cristo in mezzo alla vita degli uomini. Ci si metteva in movimento dalle varie contrade dove la fede cristiana cominciava a mettere radici per ritornare a Gerusalemme: cioè al punto da cui tutto aveva preso origine. La spinta fondamentale era la volontà di un’immedesimazione fisica con la realtà della presenza di Cristo che si era innestata nel cuore della storia del mondo. Bisognava vedere, bisognava toccare la terra e le pietre che Lui aveva visto e toccato. Si desiderava imprimere la propria orma sulle strade che lui stesso aveva percorso, salire la strada della sua ascesa al Calvario, entrare nella grotta angusta del suo sepolcro: una memoria da rivivere nella propria carne e da riattualizzare nella semplicità più reale e concreta.

La centralità riaffermata di Gerusalemme era anche il modo con cui la cristianità delle origini presentava se stessa come lo sviluppo dell’alleanza di Dio con il popolo eletto. La Chiesa era il nuovo Israele spalancato verso i confini del mondo.

Ma dentro questa volontà di ricucire un legame con il grembo materno che aveva nutrito la storia della salvezza si è venuta a inserire, dal VII secolo in poi, la barriera repulsiva dell’espansione arabo-musulmana, nel Mediterraneo orientale e poi su tutte le zone costiere fino alla penisola iberica.

 

Non ci fu un blocco totale dei contatti. La parete divisoria tra la Cristianità dell’Occidente avviato a trasformarsi nella nostra moderna Europa e l’Oriente sempre più profondamente islamizzato restò a lungo permeabile, in entrambi i sensi. Ma l’indebolirsi della spinta verso est provocò anche il progressivo emergere di un flusso opposto di pellegrinaggio verso l’estremità del mondo cristiano che stava agli antipodi rispetto a Gerusalemme: verso la tomba di san Giacomo sul bordo più esterno della Galizia spagnola, a Compostela. E qui il fiume del pellegrinaggio cristiano si intrecciò al desiderio di rinsaldare un’identità nutrita dalla tradizione della fede cristiana, alimentò anche un senso di distinzione e di riaffermazione della propria cultura minacciata, contribuendo a generare il movimento della riconquista cristiana della penisola iberica, incoraggiando uno spirito di rivincita vigorosa che dagli stati dell’Europa amalgamata dai carolingi e avviata verso il suo decollo medievale si travasò anche sull’antico polo di attrazione del pellegrinaggio cristiano. Fu alimentato il sogno di una riconquista anche della Terra Santa d’Oriente, e in questo sogno si inserirono, a ondate successive, i movimenti delle crociate. Le si può vedere come l’estremizzazione, resa aggressiva e dominatrice, di una volontà di recupero e di ri-cristianizzazione di ciò che non si tollerava di aver perso forse per sempre.

Ma il progetto delle crociate si risolse in una serie ripetuta di fallimenti. La logica della storia si riprese la sua sonora rivincita. Il cordone spezzato non fu più ricucito e in questa frattura resa definitiva si poté inserire il trionfo, a partire dalla fine del Medioevo, di un terzo grande polo unitario di gravitazione del pellegrinaggio cristiano: il polo di Roma, proprio al centro della grande mappa sacra dell’Occidente, tesa verso i suoi due estremi contrapposti, l’antico Oriente e il nuovo confine dell’ovest proiettato verso lo schermo liquido degli oceani, quei mari esterni che chiudevano il Vecchio Mondo nella sua roccaforte del mare interno, il Mediterraneo, posto come cerniera tra le terre del Nord e quelle del Sud, in larghissima parte ormai non più cristiane.

 

 

Le vie di pellegrinaggio divennero sempre più le nervature attraverso cui si tesseva l’unità del corpo generale del mondo cristiano dell’Europa, che spingeva da un luogo all’altro le diverse identità dei tipi umani che costituivano la trama del suo pluralismo sinfonico, facendole incontrare e contribuendo a rimescolarle, mettendole in relazione tra loro ma senza costringerle ad annebbiare o a ridimensionare la loro diversità costitutiva. Si camminava insieme, verso le stesse mete, ma come tante realtà diverse unite le une alle altre nel dialogo delle parti abbracciate dalla coesione superiore del tutto che le ricomprendeva nel suo mantello accogliente. Dentro questo universo tenuto insieme dalle fibre dei viaggi, dei movimenti e dei contatti degli uomini si andò progressivamente consolidando, fino alle fratture religiose della prima età moderna (Riforma e Controriforma, in lotta l’una contro l’altra), il primato del centro di coesione della potestà del pontefice romano, che rafforzò l’attrazione esercitata dal suo tesoro di reliquie e prima di tutto dalle sepolture dei due apostoli sommi, Pietro e Paolo, generando dal solco della sua autorità il diritto di gestione della giustizia più alta sulle colpe degli uomini e l’elargizione della misericordia divina che raggiungeva la sua evidenza più clamorosa nel perdono straordinario dei Giubilei.

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