MERCATO/ Cosa c’entrano la Bibbia e la Chiesa con l’economia?

Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo la IV parte di un capitolo dell’ultimo libro di DAVID SCHINDLER, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita in Italia. I, II e III parte del capitolo sono già state pubblicate dal sussidiario

26.07.2010 - David Schindler
Dollaro_Bandiera_UsaR375
Foto Fotolia

Per gentile concessione dell’autore, anticipiamo un capitolo dell’ultimo libro di David Schindler, Ordering Love, Eerdmans 2010, di prossima uscita il Italia. La prima, la seconda e la terza parte sono già state pubblicate dal sussidiario.

 

[…] Passo immediatamente a una terza obiezione: anche se il mercato libero ha portato questo impoverimento di significato e una paradossale riduzione della libertà, la responsabilità di questi problemi risiede principalmente nel fallimento delle istituzioni culturali, e cioè la Chiesa, la famiglia, l’educazione.

L’economia, in altri termini, riflette le abitudini della cultura, secondo questa obiezione; non è il loro agente primario. Certamente il mercato ha bisogno di un ambiente morale, ma questo effettivamente viene da fuori il mercato. Il mercato come tale né sopravanza la virtù umana né corregge il vizio umano. Quello è un compito delle istituzioni culturali. Inoltre, in quest’ottica, la Chiesa, la Bibbia, mentre sono responsabili per lo sviluppo della virtù umana, non appoggiano alcun sistema particolare di economia.

La mia risposta è che se l’economia realmente riflette, e quindi è un segno di una logica disordinata, perché frammentata, dell’amor proprio, allora l’economia stessa non può che essere portatrice di quella logica, non può che influenzare, a sua volta, la cultura nella direzione delle stesse false nozioni di libertà e ricchezza che sono una funzione di questa logica.

Le influenze dell’economia da una parte, e delle istituzioni ecclesiali, domestiche ed educative dall’altra, sono in altre parole sempre reciproche: le istituzioni della Chiesa, della famiglia e dell’educazione formano la cultura solo in e attraverso i loro membri, che sono sempre anche partecipanti della logica dell’economia, del produrre, del consumare, dell’usare e possedere i beni (e viceversa).

PER CONTINUARE L’ARTICOLO CLICCA >> QUI SOTTO

Il punto è che chi svolge una attività economica ha a che fare con un’antropologia che è sempre già incorporata nella logica , anche se non cosciente della sua attività economica, anche se non ne è cosciente. La Chiesa e la Bibbia a loro volta hanno un interesse intrinseco nel modo in cui la logica di questa attività viene compresa e quindi non è mai neutrale rispetto ai sistemi economici.

 

Per capire ciò che intendo, consideriamo la dinamica interna del mercato libero per aumentare la velocità e l’efficienza della comunicazione. Lo sviluppo di strumenti come il computer, il cellulare, la televisione ecc., è intrinseco a questa dinamica. Non voglio demonizzare la tecnologia, ma meramente proporre un argomento a favore della proposizione che la tecnologia, nel suo “hardware”, incarna sempre un significato, a cui dobbiamo essere attenti.

 

Il computer, per esempio, rafforza l’esperienza come acquisizione e manipolazione istantanea di informazioni utili. Il cellulare ci permette di ascoltare qualcuno che è in strada a fare qualcos’altro a detrimento dell’attenzione paziente, caratteristica dell’autentica comunicazione personale. Ognuno di questi strumenti ci dà un’esperienza slegata dai sensi, in un modo che promuove il movimento superficiale come distinto dalle profondità di ciò che è l’oggetto dell’interesse.

 

Ognuno di essi tende quindi a fare del tempo una “cattiva eternità” di momenti che si susseguono privi di profondità, interiorità, trascendenza. Ancora, il mio intento non è quello di rigettare questi strumenti di punto in bianco, ma indicare che, nella misura in cui i nostri modi di comunicazione prendono forma attraverso il loro uso, tendiamo a dissolvere la capacità paziente e necessaria per vedere e apprezzare genuinamente, per amare, cioè, persone particolari e cose nella loro verità, bontà e bellezza naturalmente date. Cioè a dire: li strumentalizziamo.

 

PER CONTINUARE L’ARTICOLO CLICCA >> QUI SOTTO

Il mercato libero, con la sua logica propria di mercificazione, genera una incapacità di porre attenzione a Dio, alle persone, alle cose della natura. Genera una incapacità di stare veramente in qualcosa per se stessa. La logica del mercato rafforza l’incapacità di silenzio interiore e dissipa le relazioni pazienti necessarie per dare profondità al significato di questo tempo e spazio, di questo luogo concreto, in cui solo la nostra umanità realmente esiste: in ciò che è qui e ora. Se, però, non siamo capaci di dare significato a questo tempo e a questo luogo, non avremo capacità per la memoria pregna del significato di ciò che siamo e, quindi, per un futuro pregno di significato.

 

Ripetendo ciò che ho anche detto altrove, il problema più fondamentale della società liberale può essere descritto come un disordine, una mancanza di attenzione, un iperattivismo di massa. L’economia di mercato libero è un fattore significativo, ma assolutamente non l’unico, di questo disordine che è sia segno sia espressione della logica strumentalistica del liberalismo. È questa logica, per esempio, che informa alla sua radice la forma liberale-teconologica di “compassione” che ci rende inclini a produrre bambini conformi al disegno desiderato dai genitori, o con lo scopo di ucciderli per mietere i loro organi per alleviare la pena e la sofferenza di altri […].

 

(4 – continua)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori