DAL GIAPPONE/ “100 contagi e 1 decesso al giorno valgono davvero l’isolamento?”

- Marco Spola

Un decesso al giorno: eppure il premer Kishida impone la chiusura totale. Anche se il prezzo economico da pagare sarà altissimo. A chi giova?

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Giappone, Tokyo, Shinagawa Station (foto M. Spola)

TOKYO – Il Giappone ha confermato il suo primo caso della variante Omicron del coronavirus martedì scorso e il giorno successivo il paese ha chiuso le frontiere a tutti gli stranieri con una delle misure precauzionali più dure del mondo. Il ministro della Salute Shigeyuki Goto ha informato i giornalisti martedì sera che lo screening genomico ha rilevato la variante Omicron in un diplomatico namibiano maschio sui 30 anni che era atterrato a Tokyo domenica in viaggio dalla Namibia, uno dei nove paesi africani dove i casi della nuova variante erano stati inizialmente segnalati.

L’uomo, che era stato vaccinato due volte, è entrato nel paese con un volo di 71 passeggeri, tutti trattati come possibili contatti e pertanto messi in quarantena per 10 giorni in una struttura designata dal governo, seguiti a distanza attraverso un’applicazione Gps gestita dal ministero della Salute e testati per Covid-19 una volta ogni due giorni.

Con una media di circa cento nuovi casi in tutto il Giappone (meno di 10 al giorno a Tokyo), un solo decesso in media al giorno in tutta l’isola e una percentuale del 77,4% di vaccinati con due dosi, la decisione del primo ministro Fumio Kishida è apparsa quanto meno esagerata sollevando numerose critiche, soprattutto dalla comunità estera. Un allarmismo sicuramente eccessivo quella del capo della terza potenza economica del mondo, ma che voleva evidentemente evitare di ricevere le critiche che furono sollevate al suo predecessore Yoshihide Suga, che fu accusato di lentezza nel prendere decisioni importanti, soprattutto sulla partenza della campagna vaccinale prima dei Giochi olimpici.

Le restrizioni alle frontiere per i richiedenti visto erano state allentate solo poche settimane fa, ma Kishida ha detto che si sarebbe assunto la responsabilità di tutte le critiche per questa ulteriore chiusura totale del paese con una mossa che gli analisti leggono come un messaggio forte per imporre la sua nuova leadership.

Le misure, che dureranno almeno un mese dall’entrata in vigore, sono state generalmente accolte in maniera favorevole dall’opinione pubblica locale e dal mondo dell’imprenditoria, nonostante le enormi ricadute che ci saranno sul sistema economico nazionale. Il turismo ha avuto un crollo praticamente totale negli ultimi due anni, quando gli investimenti, soprattutto in previsione delle Olimpiadi, prevedevano e richiedevano il contrario; l’industria automobilistica sta scontando la mancanza non solo dei pezzi di ricambio, ma anche di personale specializzato che spesso viene dall’estero.

Sono più di 370mila i cittadini stranieri che non possono entrare in Giappone nonostante abbiano la pre-certificazione per lo status di residenza. Si parla di tecnici specializzati, studenti internazionali, ma anche ricercatori universitari e dirigenti d’industria. L’ingresso è consentito solo ai residenti stranieri di ritorno o chi è in possesso di uno status speciale, come i coniugi di cittadini giapponesi. Il ministero della Salute stava considerando di allentare le restrizioni, ma gli ultimi eventi hanno aumentato la preoccupazione su un’ipotetica apertura parziale ed un nuovo aumento dei casi. Alcuni politici del partito liberaldemocratico al potere credono che la precedente crescita di infezioni sia dovuta agli scarsi controlli in ingresso e sono contrari ad allentare le regole, a costo di perdere ulteriori risorse economiche.

Mentre si diffondono i timori per la variante Omicron, il governo sta considerando di accorciare l’intervallo tra il secondo e il terzo richiamo di vaccino da otto mesi a sei mesi. Il mese scorso il governo ha detto che un intervallo di sei mesi sarebbe stato necessario, ma solo se un cluster di Covid-19 avesse colpito ospedali o case di cura, situazione molto remota al momento.

Oltre al divieto di nuovi ingressi di stranieri, il Giappone ha imposto misure di quarantena più severe per i cittadini giapponesi e i residenti stranieri che sono stati recentemente in alcuni paesi o regioni, richiedendo loro di trascorrere fino a 10 giorni di quarantena in strutture governative designate.

Un secondo caso della variante Omicron è stato poi confermato mercoledì scorso, costringendo il governo ad ulteriori restrizioni. Il primo ministro Kishida ha quindi invitato le compagnie aeree di rifiutare ulteriori prenotazioni per i voli internazionali in entrata, costringendo i cittadini giapponesi e residenti a rimanere fuori dal paese. Il Giappone negherà inoltre il rientro a tutti gli stranieri, compresi i residenti con visti a lungo termine, che sono stati recentemente in Angola, Botswana, Eswatini, Lesotho, Malawi, Mozambico, Namibia, Sud Africa, Zambia e Zimbabwe.

Il popolo giapponese nella storia ha sempre dimostrato di credere fermamente alla chiusura totale del paese come soluzione alle problematiche che provengono soprattutto dall’occidente. Lo ha fatto in passato chiudendosi ermeticamente per un periodo durato oltre 250 anni, fino a quando nel 1853 gli Stati Uniti li costrinsero ad aprirsi nuovamente al commercio estero. Ora il problema mondiale della pandemia tira fuori la vera natura del giapponese, capace di fare enormi rinunce e sacrifici anche economici pur di preservare la sicurezza e l’armonia del proprio popolo. Speriamo che questa chiusura duri meno però!

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