DAL GIAPPONE/ Dove l’altro è sempre un evento e i cattolici sono profezia

- Angelo Campodonico

Il Giappone insegna all'Occidente il senso dell'altro e dell'ordine. Ma c'è anche una tradizione cattolica radicata a Nagasaki, frutto del sacrificio e del martirio

giappone tokyo foto lucasciortino1280 640x300 Tokyo (foto Luca Sciortino)

Quando si viaggia in Paesi e città densamente abitati come accade in Giappone ciò che colpisce innanzitutto è la folla, l’innumerevole molteplicità di persone indaffarate e assai diverse da noi per tratti e cultura, ciascuna con la sua vita interiore, la sua storia. Viene da chiedersi: qual è la loro esperienza? In che cosa ripongono la loro speranza?

In Giappone (Paese poco più grande dell’Italia con caratteri simili come le montagne, i vulcani, il mare e la diversità di climi, ma con il doppio della popolazione per lo più dislocata sulle coste, mentre l’interno è montano e boscoso) colpisce la compresenza di grande modernità sotto il profilo tecnologico e di tradizione. Questa tradizione si manifesta in una cura del particolare, dell’ordine, della pulizia, degli alberi (in particolare dei ciliegi, la cui fioritura è un avvenimento), dei giardini, in una sobria eleganza delle persone. L’attenzione al particolare, che ha certo un’origine religiosa, ha reso i giapponesi capaci in pochi decenni di un impressionante sviluppo tecnologico. Grandi palazzi moderni si alternano a molteplici piccole casette in legno, spesso prefabbricate, antisismiche. La geografia incide sulla cultura. Inoltre grandi supermercati modernissimi e gremiti spesso vicino alle stazioni, segno dell’imperante consumismo (la vera nuova religione?).

Oggi il Giappone vive da tempo una minore crescita economica rispetto a qualche decennio fa e una forte crisi demografica che non può essere compensata dalle migrazioni per ragioni culturali. A differenza degli europei abituati da secoli alle immigrazioni e all’emigrazione, essi sono isolani abituati a vivere fra loro.

Mi ha colpito soprattutto l’estrema gentilezza delle persone incontrate anche per strada, disposte a perdere tempo per accompagnarti di persona in un posto. Mi sono chiesto in che modo la cultura e la religione (scintoismo, buddismo, confucianesimo spesso variegati e fusi fra loro) abbiano nei secoli forgiato questo atteggiamento socievole. Forse è il lato positivo di una società in cui l’individualità fa fatica a emergere e il giudizio della società sull’individuo è fondamentale? Forse, come si è spesso scritto, c’è alla lunga il rischio di regole di convivenza che pesano. Ma indubbiamente è un aspetto che ha qualcosa da insegnare a noi occidentali. Si tratta del senso dell’altro come avvenimento presente, come qualcuno che viene prima dell’io, come ci diceva una guida.

Per quanto riguarda i numerosissimi templi (continuamente ricostruiti nel tempo, ma è la conservazione della forma che conta) mi hanno colpito oltre a quelli scintoisti immersi nella natura (qualcosa di simile ai nostri santuari pagani e oggi oggetto di un culto che sembra rasentare la superstizione) quelli buddisti in gran parte dedicati a Kannon, una figura femminile di Bodhisattva (persona che ha raggiunto l’illuminazione) dalle molte braccia che rappresenta la misericordia e il cui modello sono certe figure di divinità indiane. A Kyoto un tempio immenso è gremito di sue statue lignee donate dai fedeli lungo i secoli. Un’immagine simile in Occidente è quella della Madonna che con la sua ampia veste protegge i fedeli. Interessante è il fatto che i cattolici giapponesi, quando non potevano confessare la loro fede, pregassero la Madonna sotto l’immagine buddista di Kannon con un bambino in braccio. Ho capito meglio la visione di Papa Francesco secondo cui la misericordia è la chiave più comprensiva per presentare il cristianesimo al mondo, perché meglio risponde al desiderio profondo di ogni uomo.

A Nagasaki ho visitato la chiesa costruita a fine Ottocento in cui un padre missionario francese dopo due secoli e mezzo di forte persecuzione del cattolicesimo e di assenza di clero ha incontrato casualmente dei giapponesi che gli hanno detto: “Abbiamo lo stesso cuore”. La fede era sopravvissuta a Nagasaki e in isole vicine, tramandandosi in segreto di padre in figlio. Fedeltà cristiana e giapponese? E questo nonostante le persecuzioni terribili culminate nella crocifissione dei martiri di Nagasaki (poi canonizzati) nel 1596 dopo una lunga marcia forzata da Kyoto a Nagasaki in mezzo alla neve. C’è un’altra chiesa e un monumento per ricordare quell’episodio. Interessante è il fatto che correnti del buddismo, religione considerata pacifica, avevano favorito tali persecuzioni contro una religione straniera come nell’ultima guerra insieme allo scintoismo, in quanto antica religione nazionale, avevano favorito la lotta del Giappone intesa come una battaglia contro il colonialismo occidentale.

A Nagasaki, nei pressi della cattedrale cattolica, ricostruita dopo la caduta della bomba atomica, è stata conservata la piccola abitazione di legno in cui aveva vissuto gli ultimi anni Takashi Nagai, figura eroica di medico radiologo convertito al cristianesimo dall’incontro con la moglie, erede di una famiglia di “cristiani nascosti” e morta immediatamente per la deflagrazione. Curioso, peraltro, il fatto che per un caso che ha del paradossale (ma che Nagai considerava un sacrificio che avrebbe ottenuto la fine della guerra pochi giorni dopo) la bomba fosse caduta proprio nell’unico luogo in Giappone dove la presenza cattolica era maggioritaria.

Nagai ha attuato una significativa sintesi, tipicamente giapponese, fra cristianesimo e buddismo, incentrata sull’attenzione alla presenza del mistero nella bellezza delle piccole cose quotidiane e sull’accettazione della realtà anche nei suoi aspetti più duri, come testimoniano i suoi numerosi scritti pubblicati anche in Italia. Si veda, in particolare, la sua autobiografia (Ciò che non muore mai: il cammino di un uomo, San Paolo 2023).

Infine, si può notare che la presenza portoghese, cui si deve la prima evangelizzazione che aveva avuto notevole successo in poco tempo grazie anche a San Francesco Saverio, si manifesta ancora oggi in alcuni piatti della cucina (“tempura” o frittura di pesce e pan di Spagna). Inutile dire dell’abbondanza di pesce buono e del fatto che il recente maggiore consumo di carne bovina (prima quasi sconosciuta) ha favorito la crescita della statura delle generazioni più giovani.

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI





© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultime notizie di Giappone

Ultime notizie