DALLA GERMANIA/ La recessione divide: lunga e profonda o solo frutto della paura?

- Alessandro Fontana

L'economia tedesca si avvia verso una recessione, ma per qualcuno sarà lunga e profonda, per qualcun altro seria ma non grave

germania Robert Habeck e Olaf Scholz (Lapresse)

STOCCARDA – Il 23 agosto ho avuto il piacere di assistere a un’intervista concessa da Alan Friedman ad Alessia Liparoti, nell’ambito del festival culturale “Sentieri e Pensieri”, coordinato da Monica Mattei, sotto la direzione artistica di Bruno Gambarotta. La 10a edizione del festival, che si tiene in località S. Maria Maggiore (VB), ha visto la partecipazione di esponenti di spicco del mondo della cultura e della scienza (tra cui, oltre al già citato Friedman: Matteo Bassetti, Annie-Paule Quinsac, Fabio Cantelli Anibaldi, Massimo Polidoro) ed è stato coronato da un grande successo di pubblico.

Presentando il suo nuovo libro, “Il prezzo del futuro”, Friedman ha tracciato un ritratto in chiaroscuro del nostro Paese, deplorando la fine prematura del Governo Draghi e l’incompetenza di molti politici. Tra le (poche) note positive, il giornalista statunitense ha messo in risalto la risposta tempestiva alla crisi ucraina offerta dal Governo ormai uscente, che ha saputo anche porre le premesse per gestire l’emergenza sul fronte energetico. 

L’Italia, che ha già ridotto la propria quota di gas russo rispetto al periodo pre-bellico, ha siglato accordi commerciali con diversi Paesi africani e medio-orientali, per ridurre ulteriormente la dipendenza da un partner commerciale divenuto inopportuno: se il Bel Paese riuscirà a superare il prossimo inverno senza grossi danni, nel 2023 le cose dovrebbero sistemarsi: un’occasione per festeggiare con un “thanksgiving day” nostrano! A differenza della Germania, che rischia invece di entrare in recessione.

La tesi di Friedman è condivisa da Malte Fischer sul settimanale economico Wirtschaftswoche. In un mondo ideale, la Germania dovrebbe essere nel pieno del boom post-Covid: questo almeno secondo la maggior parte delle previsioni di inizio anno. Ma nel frattempo il mondo è cambiato: guerra in Ucraina, prezzi del gas alle stelle, inflazione a doppia cifra, carenza di materiali in peggioramento, tassi di interessi in rialzo. Non tutte le aziende possono trasferire i costi più elevati ai propri clienti, aumentando i prezzi di vendita. I margini di profitto si stanno assottigliando e, con essi, la fonte finanziaria per investimenti e occupazione.

Il gruppo tedesco Covestro (materie plastiche) si colloca all’inizio della catena del valore, dove gli effetti recessivi si avvertono in anticipo sul resto dell’economia. Secondo il CEO Markus Steilemann, siamo in presenza di un circolo vizioso, in cui gli effetti negativi che affliggono l’economia tedesca si rafforzano a vicenda. “Vedo pochi segnali positivi che indicano una rapida ripresa”, afferma il manager.

Anche le esportazioni della Germania verso i paesi non-Ue vanno male: der Spiegel riporta in luglio una riduzione del 7,6% rispetto al mese precedente. L’Associazione delle Camere dell’Industria e del Commercio Tedesche (DIHK) prevede tempi duri per le imprese orientate all’export. Secondo Carolin Herweg, esperta del DIHK, le criticità sono riconducibili, da un lato, alla scarsità e al rincaro dei fattori di produzione e, dall’altro, al rallentamento economico di importanti partner commerciali (Usa e Cina in primis), che pone un freno anche dal lato della domanda. Come rilevato da Friedman, il rallentamento della Germania potrebbe a sua volta compromettere anche la ripresa italiana.

L’indice IFO “Business Climate Index” riflette il sentiment negativo, attestandosi a un valore di 88,6 punti a luglio, in calo dai 92,2 punti di giugno: il valore più basso da due anni a questa parte. Le aziende sono piuttosto insoddisfatte della situazione attuale e prevedono un trend in peggioramento. La Germania sarebbe quindi sull’orlo di una recessione che, stando a Wirtschaftswoche, potrebbe essere più lunga e profonda del previsto.

La visione del ministro dell’Economia Robert Habeck è peraltro meno pessimista. La situazione del gas appare non cosi preoccupante, con una dipendenza dalla Russia drasticamente ridotta rispetto a febbraio e azzerabile entro il 2023. Lo stato di riempimento dei serbatoi e la disponibilità di soluzioni alternative (navi per il trasporto del LNG) rendono la situazione non troppo dissimile da quella in essere a sud delle Alpi secondo Friedman: “seria ma non grave”. Secondo il ministro, gli scenari economici più o meno catastrofisti non sono una legge di Natura: incertezza e paura per il futuro di Rooseveltiana memoria costituirebbero i principali ostacoli alla performance economica. 

German Angst docet…

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