Daniela Poggiali: “Ma quale angelo della morte”/ “Ho sbagliato a fare le foto ma…”

- Davide Giancristofaro Alberti

L’ex infermiera Daniela Poggiali, assolta dalle accuse di aver ucciso alcuni pazienti dell’Umberto I di Lugo, ribadisce la sua innocenza

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Daniela Poggia a Pomeriggio 5

L’ex infermiera Daniela Poggiali, assolta dall’accusa di aver ucciso alcuni suoi pazienti nell’ospedale Umberto I di Lugo, in provincia di Ravenna, è stata intervistata ieri dai microfoni di Pomeriggio 5, noto programma di Canale 5 condotto da Barbara D’Urso. “Mi hanno dipinto per quella che non sono dipingendomi per il serial killer che ha ucciso 100 persone”, racconta Daniela Poggiali ai microfoni dello show di casa Mediaset, aggiungendo: “Alla fine non hai nemmeno le prove per una”.

La giornalista del programma ha quindi chiesto lumi sulle famose foto della stessa ex infermiera vicino ai malati deceduti nel letto d’ospedale: “Quegli scatti fotografici – si giustifica l’ex operatrice sanitaria – sono una leggerezza di una persona che nel momento della sua attività lavorativa ha fatto uno sbaglio”. Quindi aggiunge: “Le cartelle parlano da sole, si tratta di pazienti morti per morte naturale, tutto qui, non si deve vedere la ricerca dietro di un angelo della morte che si aggira per le corsie, con questo potassio in mano…”.

DANIELA POGGIALI: “IN AULA UNA MIA GIGANTOGRAFIA…”

La donna era andata a processo per la morte della 78enne Rosa Calderoni l’8 aprile del 2014, e per quella del 94 enne Massimo Montanari, ma per il giudice il fatto non sussiste. «È stato un momento di leggerezza – aveva ribadito la stessa Daniela Poggiali parlando ieri con i microfoni del quotidiano La Stampa – di cui mi sono pentita e per cui ho chiesto scusa, ma sotto stress puoi fare qualcosa di stupido. Me ne sono presa la responsabilità e sono stata licenziata, ma quelle due foto mi hanno dipinta come serial- killer».

Quindi ha aggiunto: «Fin dalla prima udienza del primo processo, in aula è stata subito mostrata una gigantografia. Di certo, quelle foto hanno pesato molto, altrimenti forse la cosa sarebbe stata gestita diversamente». L’infermiera era stata condannata in primo grado, per poi essere in seguito assolta, e ha passato tre anni e mezzo degli ultimi sette in carcere preventivo.

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