DAVIDE E I DE SFROOS/ Carroponte, il concerto: siamo tutti spaesati, ma non soli

- Paolo Vites

Ultima tappa del tour della reunion dei De Sfroos al Carroponte di Sesto San Giovanni, un concerto che è testimonianza di bellezza e amicizia

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Davide e i De Sfroos

Ci sono artisti e i loro fan. I primi lassù, sul palco, gli altri là sotto, in platea, divisi da staccionate che li tengono lontani. Ci sono uomini, che sono anche artisti perché scrivono canzoni, libri, fanno programmi televisivi, e i loro amici, là in mezzo al pubblico. E’ così vero questo che l’uomo/artista sul palco li chiama per nome là in mezzo al pubblico e li saluta e loro rispondono chiamando anche lui per nome, come due che si incontrano per strada. Oppure capita, cosa mai vista, che il batterista, un bravissimo batterista, capace di passare in modo impeccabile dai ritmi in levare del reggae alle marce sincopate country-folk alle galoppate rock, si metta a raccontare le sue storie di pesca alle Canarie o la ricetta migliore per fare la faraona con la creta. Già, roba de matt, come dicono loro. Non è teatro dell’assurdo, è qualcosa di unico, è una festa e Dio sa come abbiamo bisogno di momenti come questi oggi, è amicizia pura e semplice, cosa sempre più rara nel mondo d’oggi, ancor meno in quello fasullo e balordo dello spettacolo, che avvolge tutti e tutti fa sentire a casa.

Succede solo a un concerto di Davide Van De Sfroos, anzi in questa occasione Davide e i De Sfroos,  al Carroponte di Sesto San Giovanni dove è andato in scena l’ultimo episodio del tour della reunion del gruppo di amici che 25 anni fa incisero l’unico disco a loro nome, Manicomi, dopo di che Davide prese il volo per una brillante carriera solista. Quel disco, ristampato perché ormai introvabile, è stato celebrato degnamente ed è stato bello rivederli sul palco oltre a Davide, Alessandro Frode (Alessandro Giana), Didi Murahia (Arturo Bellotti) e Lorenzo Mc. Inagranda (Lorenzo Livraghi), coadiuvati da Federico Pintus (fisarmonica) e Alex Cetti (fiati).

Senza prendersi sul serio, ma portando l’atmosfera dell’ampio capannone industrial trasformato in hall da concerti in una rimpatriata tra gente che si vuole bene, Davide e i De Sfroos hanno divertito, esaltato e commosso. I brani di quel disco non sono sembrati invecchiati per niente, perché la musica popolare non invecchia mai: Anna, la sempre bruciante nella sua amara verità Manicomi, l’Ave Maria a tempo di reggae che ci ha ricordato che alla fine siamo “tutti ciulandari”, dei balordi, altro che influencer da social da quattro soldi; brani diventati ormai leggendari come La Curìera e altri ancora. I  De Sfroos hanno poi saputo adattarsi benissimo a diversi brani dell’ormai lunga carriera solista di Davide, fatta di pezzi memorabili, dalla tenerissima Ninna nanna del contrabbandiere alla sempre divertente Il figlio del Guglielmo Tell alla travolgente Yanez. C’è stato tempo infine, chicca della serata, per i due pezzi del prossimo disco in uscita il 17 settembre già pubblicati, la folkeggiante e trascinante Gli spaesati, che ci ricorda la nostra condizione di gente che fa fatica a stare dietro a questo mondo sempre più cattivo e emarginante e poi una superba rendizione, da solo, in cui De Sfroos ha reso manifesta la sua potenza vocale intaccata della bellissima Oh Lord vaarda giù, in studio in duetto con Zucchero, ma che questa sera in completa solitudine ci ha fatto bussare tutti alle porte del Paradiso. Perché se eravamo un gruppo di amici, gli amici veri quando la vita si fa dura si mettono insieme e pregano, chiedono che Dio guardi giù e abbia misericordia di noi, che siamo stanchi, che vogliamo fermarci, che ne abbiamo viste e subite troppe, che la vita ci ha tagliato le gambe.

Un concerto come questo è meglio di qualunque pillola contro la depressione e fa tornare la voglia di riprendere in mano la propria vita e ancora una volta siamo grati a questo uomo che ci ha preso, ancora una volta, per mano, per mostrarci che la vita, nonostante tutto, è una bella avventura, se si hanno degli amici.

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