DDL ZAN/ Biologia e psiche, due “orfani” di una legge sbagliata

- Manuela Cervi

Il ddl Zan è soltanto l’ultimo, tragico stadio, sotto il profilo politico, di un problema umano: la riconciliazione di sesso e gender, biologia e psiche

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L'aula del Senato (LaPresse)

Disegno di legge Zan, omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia: come tornare a un pensiero costruttore non di categorie (omosessualità, transessualità, ecc.) e diritti/fobie annessi, ma di umanità, in qualsiasi schieramento essa si trovi?

Nel dicembre 2020 Ian Jenkins, Jeremy Hodges e Alan Mayfield, tre uomini formanti una triade, chiesero presso un tribunale californiano il riconoscimento della genitorialità ottenuta tramite utero in affitto, e il tribunale li riconobbe tutti e tre ugualmente padri della figlia Piper. Per un modo di ragionare unicamente razionale si aprono immediatamente due opposte categorie: da un lato “l’amore arbitro-della-vita”, che può arrivare al punto di giustificare una triade affettiva omosessuale, che affitta l’utero di una donna, compra un figlio, vuole pari riconoscimento di paternità per tutti i membri della triade, separa una bambina dalla donna che l’ha portata in grembo per nove mesi, e la priva per sempre di una madre. Dall’altro la “famiglia uomo-donna”, che può arrivare al punto di giustificare una mera prassi riproduttiva senza amore.

Da entrambe le categorie viene costruito un pensiero che rivendica una verità solo razionalmente compresa: da un lato una triade maschile (piano organico), che per riuscire ad affermare la necessità di amare (piano psichico), prescinde dalla coppia, dalla differenza sessuale, dalla capacità generativa della sola polarità maschile-femminile, dalla paternità univoca, e poi affitta un corpo e compra una vita. Dall’altro la coppia che incarna la polarità maschile-femminile, che per riuscire ad affermare la generatività della prole (piano organico), prescinde da quell’amore (piano psichico e spirituale), che solo può generare figli.

In entrambi i casi si tratta di sistemi di pensiero ideologici, che ormai vengono ratificati nelle aule di un tribunale. Eppure ciascuna delle due categorie, insieme ad errori, è portatrice anche di frammenti di verità ai quali dovremmo imparare a guardare. Da un lato una generazione veramente umana prende avvio solo dall’amore (istanza progressista): “Non è la carne e il sangue, ma il cuore che ci rende padri e figli”, scrisse Friedrich Schiller. Dall’altro essa si realizza solo nella polarità maschile-femminile (istanza conservatrice): sono innanzi tutto la carne e il sangue che ci rendono padri e figli, potremmo dire noi.

Se dalla California ci spostiamo in Italia, potrei raccontare di un’amica che un giorno mi confidò di essere omosessuale. Il suo aspetto e il suo atteggiamento molto maschili erano l’esito di una storia (in particolare di un’adolescenza) fatta di una madre molto autoritaria, che ha sempre preteso di dirigere la vita di tutti i familiari anche sostituendosi al ruolo maschile di un marito, che aveva accettato di vivere psicologicamente schiacciato dalla moglie. Nel suo caso coesistevano da un lato un corpo femminile (sesso) e dall’altro il peso di una psiche maschile (gender), costruitasi nell’introiettare quel tipo di modello materno.

Alla costruzione psichica cooperano infatti sia il fatto che le figlie facciano proprio il modello materno e i figli quello paterno, sia il fatto che entrambi, figli e figlie, abbiano bisogno della polarità di genere opposta (rispettivamente la madre e il padre) per definire sé nella differenza dall’altro. Il sesso è un dato organico, mentre il gender è l’esito psichico di una biografia affettiva. Le persone dotate di un gender definito sono state fortunate: in fase di crescita (infanzia e adolescenza) hanno avuto garantito questo normale processo di definizione di gender, che avviene naturalmente in un ambito familiare in cui siano presenti un padre e una madre relazionalmente sani. Se quest’amica continuasse a pensare alla propria omosessualità come a un dato (così come lo è il suo corpo femminile), non riuscirebbe a incamminarsi verso un’integrazione di sé, che le è stata negata dalla madre per un verso e dal padre per un altro. Se al contrario qualcuno la obbligasse ad appiattirsi in un corpo femminile (sesso) privo di storia (gender), sarebbe costretta a scindersi da sé, come è stato nei frequenti casi di suicidio cui abbiamo assistito in passato.

Esiste una sola terza via per camminare verso una felicità, una pace: ricostruire faticosamente un’unità di sé, che è andata perduta strada facendo.

In queste pagine ho già raccontato di Luca, che quando aveva 4 anni un giorno iniziò a dire di essere una femmina. Nato da inseminazione artificiale, viveva con la mamma e la compagna di lei. Si era affezionato allo zio, ma la mamma gli aveva impedito di vederlo. A scuola tutte le insegnanti erano donne. Luca era stato privato non solo di modelli (razionalmente intesi), ma di presenze (affettivamente intese) maschili negli anni in cui la persona elabora la primissima definizione di sé, che è contestualmente una definizione di gender, perché noi “siamo” solo o maschi o femmine. Attorno ai 4 anni questo primissimo processo si conclude e i bambini iniziano a dire “io” o come maschi o come femmine.

Oggi Luca ha 10 anni e forse sarà omosessuale per tutta la vita, scisso tra una dimensione sessuale organica che si muoverà nell’orizzonte della polarità maschile, e una dimensione di gender psichica che si muoverà nell’orizzonte della polarità femminile. Luca è parimenti fatto sia di una mascolinità corporea, che ha tentato di difendere nell’attaccamento affettivo allo zio, sia di una femminilità psichica, che è andata costruendosi nei primi quattro anni di vita: attraverso che cosa? Attraverso una madre che ha rovesciato sul figlio un odio viscerale per il mondo maschile (dimensione familiare); attraverso uomini che hanno portato una donna a odiare visceralmente il mondo maschile (dimensione sociale); attraverso un uomo che ha donato il proprio seme pur sapendo di generare un orfano (dimensione culturale); attraverso un medico che ha praticato l’inseminazione artificiale, pur sapendo che quel bambino sarebbe nato senza un padre (dimensione sanitaria); attraverso una volontà politica che si è battuta per approvare una prassi medica che genera orfani (dimensione politica) e per renderla legale (dimensione legislativa); attraverso un sistema mediatico che ha sostenuto il varo di una legge che genera orfani (dimensione mediatica); attraverso un’opinione pubblica che non si è opposta al varo di quella legge (dimensione culturale); attraverso un sistema scolastico che, pagando troppo poco i docenti, vede impegnata a scuola – cioè per significativa parte della giornata di una persona in fase di crescita – una presenza pressoché esclusiva di donne (dimensione politico-scolastica). Siamo tutti chiamati in causa.

Quando Luca sarà adulto, contro di lui si accaniranno due intellettualismi solo apparentemente opposti. Il primo, conservatore, considererà la sua sola biologia (sesso) a prescindere dalla sua psiche (gender), e ridurrà il suo essere maschio a un principio astratto, rendendo Luca un fuori-legge per tutta la vita. Il secondo, progressista, considererà la sua sola psiche (gender) a prescindere dalla sua biologia (sesso), relativizzando il suo essere maschio, fino a eliminarlo o a modificarlo, precludendogli la strada verso un’unità di sé. Si tratta di due sistemi di pensiero ideologici che vengono proiettati sulla realtà: da un lato una Femminilità e Mascolinità come dati esclusivamente organici che prescindono dalla biografia personale, e dall’altro un Gender Fluid Being, che prescinde dagli essenziali pilastri antropologici: il sesso ci è dato con lo stesso nostro esistere (non possiamo decidere arbitrariamente, né di esistere né di essere maschi o femmine), i bambini nascono da una coppia costituita da un uomo e una donna, crescono nella relazione con un padre e una madre, l’affitto dei corpi e la compra-vendita di esseri umani è un’abiezione, ecc.

Finalmente anche due “corazzate come Economist e Wall Street Journal ospitano in pochi giorni tre articoli fortemente critici sul tema dell’identità di genere e delle transizioni di genere nei ragazzini”, scriveva Assuntina Morresi nel febbraio di un anno fa (Gender. Disforia di genere revisioni a sorpresa). Ormai si è iniziato a capire dolorosamente, che quando il peso di una biografia (gender) va in direzione opposta al dato biologico (sesso), la soluzione non è assecondare una biografia che ha impedito un’integrazione tra i piani organico e psichico, ma la verità di una persona, che però consiste non in una categoria, ma in una strada molto difficile da percorrere, perché deve ricostruire una biografia che renda possibile un’integrazione di sé.

E che la strada dell’integrazione di sé sia percorribile non è un problema del singolo. È un problema familiare, sociale, culturale, sanitario, mediatico, politico, legislativo, ecc. È un problema di tutti.

Noi siamo un Paese che in otto secoli di storia non è riuscito a costruire un pensiero davvero umano sulla sessualità, se per definirla – come abbiamo dimostrato in La ragione del cuore – disponiamo di due sole categorie nel suo versante attrattivo (venere, foia) e tre nel suo versante edonico (voluttà, libidine, lascivia): tutte negative! Se oggi siamo quasi arrivati ad approvare una legge che pretende di tutelare il Gender Fluid Being e un concetto d’amore che tutto giustifica, è perché sull’amore non abbiamo mai costruito un pensiero davvero umano, facendo più facilmente violenza sul singolo e sulla sua biografia.

Allora, in una prospettiva a lungo termine, il punto non è schierarsi contro o a favore del Ddl Zan, che non tutela i singoli (tutti), ma un pensiero sui singoli. Il punto sarà costruire un pensiero che tuteli l’umanità (di tutti). Il punto sarà fare la fatica di capire che cosa rende capaci di quell’amore vero che genera figli, e non prole (istanza progressista), e che cosa permetta la costruzione di quell’identità di genere polare, parimenti generatrice di figli (istanza conservatrice). Due questioni che dipendono entrambe da una ragione senziente o affettiva, non razionale. Finché non faremo questa fatica, continueremo ad alimentare lo iato tra due posizioni ideologicamente inconciliabili, senza che Piper, o quell’amica adulta, o Luca, e tutti noi possiamo avere un reale aiuto e sostegno sulla strada d’essere uomini, donne e figli.

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