Demoralizzazione riconosciuta come disturbo/ Studio: “Diversa da depressione, è limitata nel tempo”

- Lorenzo Drigo

La demoralizzazione è stata riconosciuta come vero e proprio disturbo: l'esperta spiega in cosa differisce dalla depressione e dal comune senso di scoraggiamento

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La demoralizzazione grazie ad uno studio recente è stata ufficialmente riconosciuta come disturbo dell’umore, differente dalla depressione e dall’ansia con le quali è talvolta confusa. Concretamente si tratta di quella sensazione che si prova davanti alla disattesa di un’aspettativa che ci si era creati o che era stata creata da qualcun altro, ma anche di quella sensazione associata alla difficoltà di portare a termine uno o più compiti o che si prova quando non si riceve il supporto desiderato da qualcuno.

Per la demoralizzazione, spiega Jenny Guidi, professoressa di Psicologia clinica all’Università di Bologna, al Corriere, “sono stati definiti Criteri Diagnostici per la Ricerca in Psicosomatica” che la definisce come “un disturbo specifico dell’umore, che si manifesta con uno stato d’animo prolungato e generalizzato, di durata pari o superiore di un mese, caratterizzato dalla consapevolezza di aver disatteso le proprie aspettative o quelle degli altri”. Similmente, spiega Guidi, la demoralizzazione sorge anche quando ci si rende conto di “non essere in grado di far fronte a qualche problema urgente, e/o di non disporre di un adeguato supporto da parte degli altri”.

Guidi: “Demoralizzazione e depressione sono molto diverse”

La demoralizzazione, spiega ancora Guidi, “è diversa del comune scoraggiamento che possiamo provare quando le cose non vanno secondo le nostre attese. Per l’identificazione di questa condizione necessità un’adeguata valutazione psicologica, attraverso un colloquio o un’intervista clinica che prevede domande specifiche”. Si tratta, sottolinea, di un passaggio importante per definire il corretto percorso di cura e trattamento del paziente.

A differenza della depressione, continua a spiegare l’esperta, “nel caso della demoralizzazione si conservano le capacità di reagire e provare piacere in determinate circostanze, che invece risultano compromesse nella depressione. Ci si sente sfiduciati, sopraffatti, ma non è una condizione continua. Se succede qualcosa di positivo”, specifica, “si riesce a tirarsi su”. La depressione, spiega ancora Guidi parlando della demoralizzazione, presenta un “umore costantemente depresso”, mentre a livello di trattamento si devono seguire due strade diverse. I farmaci antidepressivi sono inutili con un paziente demoralizzato, per il quale è importante “comprendere, a livello individuale, cosa l’ha causata” per agire direttamente su quell’aspetto.







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