FINANZA/ E ora gli Usa si preparano a “razziare” l’Europa

- Mauro Bottarelli

Mentre la situazione dell’Eurozona resta critica, ci spiega MAURO BOTTARELLI, alcuni fondi Usa sarebbero pronti a sfruttare la situazione per fare shopping in Europa

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Foto Ansa

O Mario Draghi è pazzo, nell’accezione che della follia offre Erasmo da Rotterdam, oppure ha capito che, in un futuro non troppo distante, la Germania darà l’addio all’eurozona (avevo promesso per oggi la rubrica dedicata a questo tema, ma causa G20, è rimandata alla prossima settimana) e lui potrà stampare moneta in stile Fed per cercare di appiccicare i cocci dell’Europa che fu. Realisticamente, infatti, non c’è altra spiegazione politica (non dico macro-economica) per l’atto inaspettato del numero uno della Bce al suo primo comitato esecutivo: un taglio di quarto di punto, dall’1,50% all’1,25%, dei tassi d’interesse non è cosa che normalmente smuova le montagne, ma ieri, unito alla notizia del governo di transizione in Grecia (bye bye referendum), ha dato vita all’effetto superbazooka, mandando in orbita le Borse dopo un avvio di contrattazioni a dir poco in altalena.

La mossa, dichiaratamente avversa agli oltranzisti dell’anti-inflazionismo in seno al’Eurotower, sancisce non solo una presa di posizione, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti da parte di Mario Draghi: operare per il bene dell’Europa e non della Bundesbank e degli Usa, i quali attraverso siti e blog molto influenti da ieri hanno ribattezzato la Bce come Goldman-am-Mein, prodromi di una “character assassination” che si presenta davvero senza esclusioni di colpi verso l’ex numero uno di Bankitalia. Quanto Berlino potrà accettare una simile impostazione, visto che come nello spot ai tedeschi “piace vincere facile”, non è dato a sapere, ma alla luce di quanto accaduto ieri, trovano conferme le voci che vorrebbero l’addio di Jurgen Stark al board della Bce non legato all’acquisto di bond italiani e spagnoli, ma all’arrivo stesso a Francoforte di Mario Draghi, decisione concordata e sostenuta dal governo tedesco nelle sue cariche di maggior rilievo.

Tant’è, le notizie di ieri sono anche altre, però. Al netto della smentita del portavoce del Fmi, David Hawley, secondo cui «nessuna richiesta di finanziamento è arrivata al Fondo Monetario Internazionale dall’Italia», lunedì i ministri delle Finanze dell’Ue cercheranno un accordo per attivare forme di aiuto da parte del fondo Efsf per il nostro Paese (sì, avete letto bene). Secondo, la tragedia greca è ben lungi dall’essere chiusa con le (presunte) dimissioni di Papandreou e la nascita di un governo di transizione (vi ricorda qualcosa?). Il buon Papandreou, non a caso, subito dopo il blitz sul referendum, ha infatti cambiato i vertici delle forze armate, garantendosi l’immunità. Il premier greco sembra uno stupido, ma non lo è affatto (ha studiato ad Harvard e Londra, guarda caso), le sue mosse le ha preparate pur ammantandole di schizofrenia politica e umana. O è matto anche lui, oppure un attore consumato che recita un copione diabolico che ha permesso a qualcuno, come effetto immediato, di fare miliardi con le fluttuazioni di questi giorni sul forex o con gli swaps.

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Forti pressioni a livello europeo, oggi fingeranno di riportarlo magicamente a più miti consigli, ma rimettere il dentifricio nel tubetto è cosa alquanto complicata: chi glielo dice ai cittadini greci che si è scherzato e il referendum non si fa più, con il rischio pressoché certo che gli aiuti non eviteranno comunque il default del Paese? Certo, il ricatto della fame – se non arrivano gli 8 miliardi delle sesta tranche di aiuti, a metà dicembre Atene abbassa la saracinesca – è arma di grande efficacia, una delle preferite dai poteri forti, ma io ho una strana idea per la testa, un sospetto che ronza noioso come una zanzara. Mi è venuto ieri mattina, non appena ho aperto il sito del Financial Times e mi sono trovato di fronte il seguente articolo: “Vultures circle. Can distressed asset investors aid Eu?”. Ovvero, i vulture funds (vedi glossario) starebbero puntando sui disastrati paesi dell’eurozona per “salvarli” a colpi di acquisizioni di aziende e, forse, obbligazioni, volontà sancita nel corso dell’annuale ricevimento offerto dalla potente Redwood charity, il mese scorso al Claridge Hotel di Londra.

A certificare l’interesse dei “fondi locusta” per Grecia e soci, non solo le dichiarazioni rilasciate al Financial Times dai protagonisti dell’evento, ma anche il fatto che molti fondi Usa abbiano aperto in questo periodo uffici nella capitale britannica e strani piani per l’uscita della Grecia dall’Ue che circolano in ambienti finanziari statunitensi. I quali, non sembrano lasciare nulla al caso e avevano già tracciato una road map in caso di vittoria del “no” al referendum (non saremo mica stati di fronte a un altro fenomeno eterodiretto in stile “primavera araba”?). In base al piano, la Grecia direbbe no ai salvataggi e uscirebbe dall’eurozona, compiendo come primo atto il ripudio totale del debito, bloccando cioè i pagamenti sul debito esistente. La ratio debito/Pil, quindi, andrebbe di colpo a zero. E nonostante una parte dei bonds sia stata stipulata sotto legislazione britannica, i diritti dei detentori di obbligazioni sovrane non hanno mai riempito troppe pagine di documentazioni internazionali. Così facendo non solo andrebbe a zero la ratio debito/Pil, ma anche il problema del deficit di budget annuale sarebbe praticamente risolto, visto che con un coupon medio del 4% su 350 miliardi di debito, i risparmi sarebbero pari a 14 miliardi di euro l’anno, più o meno il 75% delle necessità.

E le banche? Andranno nazionalizzate, salvando i risparmi dei cittadini (quelli che non sono già in Svizzera o Germania) e per farlo verrà utilizzato proprio il “piano eureka” che i partner Ue avevano realizzato. Verranno messe all’asta quote di minoranza di alcune entità e i vincitori dovranno non solo pagare per quanto ottenuto, ma anche partecipare all’offerta di nuovi bond denominati in dracme. Stando al report Usa, sarebbero già parecchi i soggetti privati extra-Ue interessati a un’ipotesi tale, soprattutto sovereign wealth fund, certi che lo stock di debito pressoché a zero permetterà alle nuove obbligazioni sovrane di avere un buon mercato e al Paese di avere aspettative di inflazione molto basse. Nessun bisogno di stampare moneta da parte della Banca centrale greca, stante la ratio debito/Pil al 20% raggiunta dopo la vendita di assets e la nuova emissione obbligazionaria, che permetterà inoltre al Paese di intercettare investimenti esteri con paesi extra-Ue con cui concludere accordi commerciali ex novo.

Fantaeconomia? A mio avviso sì, ma certi ambienti non mettono mai in giro voci e cifre a caso, così come non fanno nascere e morire notizie come il referendum sul piano di aiuti solo per tastare il terreno. Oggi molto probabilmente Papandreou farà “ciao ciao” e i partiti cancelleranno il referendum, ma al netto degli 8 miliardi che verranno stanziati immantinente da Fmi e Ue, cosa eviterà alla Grecia di andare in default con il bond annuale che offre il 200 e rotti per cento di rendimento e il biennale il 97%? Io so solo una cosa: stando alle ultime indiscrezioni di ieri, il partito conservatore greco chiede che il governo di transizione non sia composto da membri di alcun partito. Tecnici, insomma. Stessa strada che forze politiche ed economiche, interne ed esterne, vorrebbero per l’Italia: tecnici. Non so voi ma mi sembra una versione 2.0 del 1992 con rischi molto, molto maggiori.

In cauda venenum, non vorrei che l’amministrazione Obama stesse riservando per lo showdown i suoi colpi migliori. Con servi e maggiordomi in stile Merkel e Sarkozy (il modo in cui la Casa Bianca lo ha sbugiardato di fronte al mondo sulla questione dell’accordo con Obama sulla Tobin Tax sarebbe degno di dimissioni, in presenza però di un briciolo di dignità personale) felicemente officianti la cerimonia di svendita. Troppe coincidenze, amici miei. Non siamo in piena tragedia greca, stiamo assistendo a una recita a soggetto. Orchestrata splendidamente, occorre ammetterlo. Giungano dunque i tecnici a gestire le nostre sorti, armati di oppio e morfina con la benedizione dell’Aspen Institute e delle altre consorterie che piacciono alla gente che piace: se Berlusconi cade, chiedete con ogni mezzo che si vada al voto. Subito. I mandanti dei presunti salvatori della patria travestiti da tecnici, sono gli stessi che stanno speculando su Btp ed euro.



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