FINANZA/ Ecco chi pagherà il nuovo salvataggio della Grecia

- Mauro Bottarelli

Ieri il vertice Ue ha varato un piano di salvataggio per la Grecia che punta molto sul superfondo finanziario europeo e sulla Bce. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Foto Ansa

Evviva la Grecia è salva, l’euro anche e le Borse volano! Peccato che nessuno avrà il coraggio di dirvi che per non permettere il default, anche selettivo, di Atene, a pagare sarete solo voi e non le banche.

Il primo stralcio compiuto dal vertice di ieri a Bruxelles, guarda caso, ha infatti riguardato proprio la proposta di tassa del 10% sugli istituti di credito per finanziare l’ampliamento del fondo salva-Stati, vero motore della bozza di salvataggio approvata.

Insomma, l’Efsf cambia pelle: la Grecia sarà in grado di prendere a prestito denaro per 15 anni al 3,5% mentre i bonds francesi con maturazione nello stesso arco temporale, ovvero quindici anni, pagano il 3,8% di rendimento. Quindi, l’Efsf dovrà pagare più sul suo debito di quanto riceve: interessante, no? Secondo voi, come prenderanno le agenzie di rating questa anomalia finanziaria tutta made in Bruxelles? I capoccioni riuniti ieri hanno forse ottenuto una firma in bianco da parte di Moody’s e soci che garantisca il rating AAA al fondo salva-Stati a prescindere dalle idiozie che compie? Ne dubito. E vi assicuro che di criticità in grado di far drizzare le super-sensibili antenne delle agenzie di rating – difettose solo quando si tratta di debito Usa – ce ne sono parecchie.

L’estensione delle maturazioni, l’inclusione delle banche oltre ai governi sovrani (apporto volontario), il permesso di trattare i bonds, la riscrizione di regole in contrasto con quelle statutarie. Insomma, sono un po’ dubbioso sul grado di gioia con cui il mercato finanzierà l’Efsf a tassi che sono remotamente in linea con quelli con cui il fondo intende garantire il finanziamento; inoltre, nella bozza del documento si parlava di collateralizzazione del prestito: se fosse vero, pensate che qualcuno abbia chiesto ai prestatori se sono d’accordo? Magari no, peccato che questi ultimi hanno un ottimo metodo per dimostrare la loro contrarietà: smettendo di prestare a quei tassi e a quelle condizioni.

Parliamoci chiaro: sul tavolo c’è una poco praticabile versione 3.0 dell’Efsf, strumento che secondo la volontà della Bce dovrebbe essere il motore del buy-back del loro debito a sconto da parte degli Stati, pur mantenendo il rating AAA per il veicolo Ue. Peccato che il flottante libero o i bond detenuti in conti mark-to-market rappresentino solo una minima porzione del debito collocato dei cosiddetti Pigs. E, sapendo che l’Efsf è pronto a comprare, ovviamente i detentori tenderanno a far salire i prezzi, eliminando gran parte dei benefici che il nuovo piano Ue vorrebbe garantire. Ma anche volendo pensare che l’Efsf riesca ad ammassare una larga posizione di obbligazioni a sconto, presterà soldi ai governi sovrani perché compiano il buy-back, rimettendoci e quindi mandando ai mercati un segnale che porterebbe con sé automaticamente l’addio al rating AAA per il fondo, vista la discrepanza di valutazione facciale di quei bonds tra acquisto e finanziamento del buy-back?

Facciamo un esempio. Diciamo che si acquistano 50 miliardi di euro di obbligazioni decennali greche al 60% di valore facciale. L’Efsf spenderebbe 30 miliardi di euro e deterrebbe assets valutati 30 miliardi: ma cosa accadrebbe se prestassero 30 miliardi alla Grecia per ricomprarsi i propri bonds, come previsto? Se i nuovi prestiti hanno per ammontare solo 30 miliardi di euro, dove verranno valutati questi prestiti? Se infatti i prestiti hanno la stessa maturazione e lo stesso tasso d’interesse e la stessa seniority dei bonds che hanno rivenduto alla Grecia, il prestito dell’Efsf alla Grecia avrebbe valore soltanto di 18 miliardi (il 60% di 30).

Per la Grecia, di fatto, sarebbe meglio visto che 20 miliardi di debito sarebbero stati “perdonati” (ecco il trucco contabile!), peccato che l’Efsf nella transazione perderebbe 12 miliardi di euro di denari miei e vostri. Per quanto gli investitori, secondo voi, presteranno soldi all’Efsf per agire in questo modo? Per quanto le agenzie di rating, a fronte di questo, manterranno la valutazione AAA al Fondo salva-Stati?

Ma, soprattutto, chi vieterà agli hedge funds – che di queste cose se ne intendono un po’ di più dei capoccioni riuniti ieri a Bruxelles – di far salire il prezzo delle obbligazioni greche, italiane, spagnole, irlandese e portoghesi sapendo che l’Efsf compra a prescindere e a qualsiasi cifra e poi utilizzare questi profitti in eccesso per shortare proprio i bonds dell’Efsf? A Londra, Ginevra e New York già si sfregano le mani.

Esattamente come accadde per i rollovers sul debito proposti qualche settimana fa dalla Francia, non appena il fumo delle celebrazioni ufficiali si sarà diradato, i mercati capiranno chiaramente che non c’è nulla che possa funzionare effettivamente in questa nuova versione dell’Efsf: in molti trarranno profitti da questa soluzione europea, ma non la gente che i governi, formalmente, dicono di voler supportare con le loro decisioni. Pensate un attimo: chi venderà a basso prezzo i bonds all’Efsf? Certamente non le banche indebolite che detengono questi assets in conti non mark-to-market, visto che hanno ampiamente dimostrato di non voler vendere i loro bonds legati ai cosiddetti Piigs, stanti le ampie possibilità di poterli piazzare a prezzi più alti nei prossimi diciotto mesi. Insomma, non vendono ora per opportunità e anche per evitare perdite rispetto al valore facciale e al prezzo dell’acquisto originale.

Chi resta quindi sul mercato pronto a vendere? Hedge funds, mutual funds e i trading desks delle banche (sempre loro, maledette!). Soggetti che già trattano i bonds e che, come già detto prima, saranno incoraggiati a far salire il prezzo nel breve termine, garantendosi un profitto vendendoli all’Efsf a prezzi inflazionati. Il mercato a quel punto potrebbe pensare che il problema sia risolto, visto che i prezzi dei bonds salgono, ma una volta che i fondi usciranno dal gioco, rappresentando inoltre solo un piccola porzione del debito dei Piigs, saremo punto e a capo. Nessuna operazione di acquisto sul mercato dell’Efsf avrà un significativo impatto a lungo termine, se non quello di garantire a fondi e banche ottimi guadagni mensili.

Insomma, la ricetta europea per salvare la Grecia, di fatto serve solo a fare altri soldi alle istituzioni finanziarie che hanno grandemente contribuito alla situazione in cui ci troviamo: state certi, fondi e banche useranno i profitti garantiti dagli acquisti dell’Efsf per piazzare scommesse short su altri debiti sovrani o sull’Efsf stesso, destinato com’è a tramutarsi in un enorme schema Ponzi. E la situazione, paradossalmente, tra sei mesi sarà peggiorata.

P.S. Effetti collaterali di una scelta finanziariamente sbagliata. La trasformazione de facto dell’Efsf, il fondo salva-Stati dell’Ue, in uno strumento di moral hazard per i mercati attraverso la monetizzazione del debito finanziato con soldi dei contribuenti, ha avuto un primo, immediato riscontro: il petrolio crude è tornato a quota 100 dollari il barile. E visto che la capacità di fuoco dell’Efsf presto sarà aumentata fino a 1 trilione di euro, tramutando il piano di salvataggio della Grecia nella versione europea del quantitative easing della Fed e vedendo i detentori di debito greco spostare i loro assets in holdings rischiose, alcune primarie istituzioni finanziarie scommettono sul crude destinato a salire a 130 dollari nell’arco di settimane. E lo stesso pattern verrà replicato da qualsiasi hard asset che non può essere diluito. Petrolio alle stelle, proprio ciò che ci voleva per l’economia dell’eurozona.

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