Dengue, coronavirus e rischio falsi positivi/ Lo studio: “Emersa reattività crociata”

- Silvana Palazzo

Dengue e coronavirus, studio avverte: rischio falsi positivi. “Emersa reattività crociata”, quindi la diagnosi nelle regioni dove i virus sono co-endemici potrebbe essere problematica

Coronavirus laboratorio lapresse 2020
(Foto LaPresse)

Gli anticorpi sviluppati dagli organismi positivi al virus dengue possono dare risultati falsi positivi per Sars-CoV-2 e viceversa. È quanto emerso a uno studio realizzato in India e pubblicato su medRxiv. Si tratta di un grosso problema per quei paesi che si ritrovano ad affrontare l’emergenza coronavirus e l’epidemia di dengue. Su 13 campioni di anticorpi di dengue, datati 2017 quindi prima della diffusione del Covid-19, 5 hanno prodotto falsi positivi nei test rapidi per Sars-CoV-2. Di conseguenza, gli studiosi ritengono che sia necessario procedere con test NAT e/o dell’antigene del virus per la diagnosi definitiva di coronavirus e/o dengue nelle regioni in cui entrambi i virus sono co-endemici. Peraltro, non va sottovalutato neppure il fatto che già i sintomi possono creare confusione tra le due infezioni essendo molto simili. In questo scenario si pone dunque il problema della corretta diagnosi. “Entrambi i virus hanno una certa somiglianza antigenica che si traduce nella reattività crociata”, scrivono i ricercatori, che sono pronti ad approfondire la questione attraverso ulteriori studi.

DENGUE E CORONAVIRUS, LO STUDIO: “RISCHIO FALSI POSITIVI”

Simili per alcuni sintomi (dengue causa di forte affaticamento anche molto tempo dopo l’eliminazione del virus), dengue e coronavirus hanno delle similitudini anche per quanto riguarda un effetto. Nella dengue, malattia tropicale trasmessa dalle zanzare, il virus sembra distruggere le cellule che producono le piastrine, provocando quindi delle emorragie. Il coronavirus sembra amplificare questo effetto, causando una alterazione pericolosa della coagulazione. “Covid-19 e dengue sono differenti, ma in questo aspetto sono simili”, ha dichiarato a tal proposito la dottoressa Amy Rapkiewicz, patologa del centro medico accademico NYU Langone Health, come riportato dall’HuffPost. La dengue ora sta emergendo nel Sudest asiatico, in particolare India, Singapore, Indonesia e Malesia. E sta emergendo anche l’ipotesi che la proliferazione dei contagi di dengue abbia un legame col coronavirus: secondo The Independent, il lockdown costringe la gente in casa, quindi non viene effettuata la pulizia delle strade con la consueta cadenza. Di conseguenza, si formano accumuli di acqua stagnante, una condizione che favorisce la comparsa delle zanzare Aedes aegypti, proprio quelle che trasmettono la dengue.

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