DENTRO IL GOVERNO/ I sei ministri che decidono la partita su Covid, crisi e Recovery

- Stefano Cingolani

Nel Governo Draghi sembrano essere chiari i compiti e i ruoli dei diversi ministri per quel che riguarda i dossier più importanti da affrontare

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Che tipo di Governo è il gabinetto Draghi? Come sono distribuiti poteri e le responsabilità? È un governo tecnico, politico, misto? Di emergenza o di legislatura? Ecco le domande che per primi si sono posti gli osservatori esterni, basta leggere i giornali stranieri, quelli che muovono i denari dal Financial Times alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, e che si pongono a loro volta i re dei denari, cioè “i mercati” come si dice oggi, che hanno promosso a pieni voti Draghi con uno spread minimo e tassi d’interesse in salsa tedesca. La distribuzione delle deleghe, lo spacchettamento delle funzioni ministeriali per accorparle in modo funzionale al programma per la ripresa, la gerarchia di fatto che si crea tra i ministri in funzione delle loro competenze e delle “rogne” che sono chiamati a risolvere, le nomine come quelle per i servizi segreti e la protezione civile, offrono già alcune indicazioni di fondo.

Prima di tutto risulta sempre più chiaro che non si tratta di un Governo tecnico, ma quanto meno tecnico-politico o meglio politico tout court, sostenuto da una grande coalizione, sulla carta senza vincoli temporali, quindi potenzialmente il suo termine è la fine della legislatura. I rapporti tra i partiti, ma ancor più i contenuti e le emergenze che Draghi deve affrontare, formano una gerarchia di fatto al di là delle formule e dei bilancini di partito. Volendo usare una metafora geometrica, dovremmo parlare di un esagono con al centro Draghi e ai vari angoli, in ordine di importanza, Daniele Franco, ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Andrea Orlando al Lavoro, Vittorio Colao al Digitale e Roberto Cingolani alla Transizione ecologica con una serie di deleghe che prima appartenevano a ministeri diversi dall’Ambiente. 

Colao resta il plenipotenziario digitale, ma dovrà dividere i suoi poteri con Giorgetti sulla banda larga e sul 5G che poi è la vera polpa di tutta la transizione digitale, quanto meno quella che ha maggiori implicazioni di potere perché ha a che fare con la Tim, la Cassa depositi e prestiti, Open fiber, insomma tutti i principali soggetti coinvolti nella costruzione della rete (e delle reti), più gli altri operatori a cominciare da Vodafone, che Colao ha guidato per molti anni. Sul tavolo di Giorgetti sono anche altri dossier roventi, di grande importanza nel risiko del potere: dall’Alitalia all’Ilva al più spinoso di tutti, cioè la Rai. Insomma, l’esponente della Lega diventa di fatto il ministro più importante dopo Daniele Franco. 

In questa nostra improvvisata gerarchia non dobbiamo dimenticare naturalmente Enrico Giovannini, che sovrintende alle Ferrovie, in cima alla lista del piano per la ripresa e alle grandi opere sulle quali finora si è registrata la resistenza del Movimento 5 Stelle. Quanto a Orlando, il principale esponente del Pd, avrà grattacapi niente male: dallo sblocco dei licenziamenti alla revisione del Reddito di cittadinanza, dall’Inps alle pensioni, più tutte le emergenze economico-sociali, i tavoli di crisi (si pensi a Whirlpool) che condivide con Giorgetti. 

Abbiamo lasciato fuori due ministri che tradizionalmente figurano ai primi posti come gli Interni e gli Esteri. Luciana Lamorgese è saldamente in sella e Draghi ha intenzione di lasciarle uno spazio ancora più ampio, sottraendo alla gestione dei partiti la questione più delicata e potenzialmente esplosiva: l’immigrazione. Quanto alla politica estera, sarà nelle mani del capo del governo per quel che riguarda i rapporti con l’Unione Europea e gli Stati Uniti. E che ne è di Roberto Speranza?

Accanto al Recovery plan, la lotta alla pandemia è una priorità assoluta. Anzi, precisiamo: la campagna vaccinale assume una posizione di primo piano anche rispetto a quel che è prevalso fino a oggi, cioè le regole di comportamento e la griglia dei divieti. Draghi lo ha detto anche in sede europea: i vaccini prima di tutto, nel modo più ampio e rapido possibile. Gli piace il sistema inglese, anche se resta azzardato e non possiamo sapere se funzionerà davvero; rinviare il richiamo e inoculare il più possibile la prima dose resta un azzardo, ma il virus è più veloce della somministrazione dei vaccini; è una corsa contro il tempo, occorre fare un coraggioso calcolo costi-benefici e forse val la pena rischiare. Draghi ha indicato di voler seguire un approccio diverso e ha preso direttamente in mano l’intera partita, affidandola a uomini di sua fiducia. 

Spiccano alcune figure come Franco Gabrielli sottosegretario alla sicurezza (quindi capo dei servizi segreti, ma non solo), il nuovo responsabile della Protezione civile Fabrizio Curcio e vedremo se qualcun altro andrà al posto di Domenico Arcuri, il cui ridimensionamento è inevitabile (del resto è in scadenza). 

Per tornare alle domande dalle quali siamo partiti, il gabinetto Draghi è chiaramente tecnico-politico, con un ruolo preponderante, direttamente e indirettamente, del presidente del Consiglio, e una posizione di primo piano per i rappresentanti della Lega e del Pd, mentre l’esponente più alto del M5s, Di Maio, è collocato in una posizione formalmente elevata, ma meno rilevante sui dossier davvero cruciali. Può darsi che ciò sia destinato a creare malumori, dissensi, a diventare una spina nel fianco, ma Draghi ha dalla sua una “finestra di opportunità” finché i grillini non avranno trovato un nuovo assetto interno. Vedremo se sarà Giuseppe Conte il loro leader politico incoronato dal garante Beppe Grillo. Quanto alla Lega, anche se Matteo Salvini morde il freno, non potrà certo indebolire (e ancor meno ritirare) la delega al suo uomo di governo, che oltretutto deve giocare partite davvero decisive. 

Il Governo, dunque, ha trovato il suo assetto. Adesso deve passare all’azione. Un appuntamento decisivo è il prossimo Dpcm che verrà varato sabato, anche se sarà condizionato da un’emergenza che non solo non si placa, ma sta addirittura peggiorando. La vera novità per quel che riguarda la pandemia, si vedrà con i vaccini e sul piano economico sul blocco dei licenziamenti. Vedremo così se e come il Governo Draghi segnerà una vera soluzione di continuità.

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