DENTRO LA TURCHIA/ I servizi segreti e oltre: dove portano le manovre di Hakan Fidan

- Giuseppe Gagliano

Hakan Fidan è il capo dei servizi segreti turchi e ha condotto importanti operazioni in Iraq e Siria. Ma ha anche ambizioni politiche

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Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia (LaPresse)

Chi è l’attuale direttore dei servizi segreti turchi? Hakan Fidan – nato nel 1968, dopo aver trascorso un lungo periodo come sottufficiale all’interno delle unità militari Sigint turche, è l’attuale direttore dei servizi di sicurezza. Ha conseguito un dottorato di ricerca in relazioni internazionali e ha fatto parte dell’agenzia turca di cooperazione internazionale denominata Tika. Nei primi anni duemila ha lavorato a stretto contatto con Erdogan e durante questo periodo ha stretto una relazione molto forte con il futuro presidente, che è diventato una sorta di suo protettore, consentendogli di diventare capo dei servizi di sicurezza.

Fidan è stato in grado di portare a compimento alcune delicate operazioni al confine siriano nel contesto dell’operazione denominata scudo dell’Eufrate inaugurata nell’agosto del 2016, ma anche operazioni altrettanto rilevanti come Peace Spring, nata nell’ottobre 2019.

Non dimentichiamoci infatti che il servizio di sicurezza turco ha svolto un ruolo molto rilevante sia nel contrastare la presenza curda, sia nel contrastare il regime di Assad in Siria. Sul fronte iracheno l’intelligence turca è stata in grado di individuare e sradicare alcune basi del Pkk. I successi riportati in questi due contesti geopolitici hanno procurato a Fidan da un lato un forte plauso da parte dell’attuale primo ministro, ma dall’altro anche forti critiche da parte di alcuni rilevanti leader politici soprattutto dell’opposizione turca. I suoi successi – discutibili o meno – hanno comunque consentito al Mit (Organizzazione di informazione nazionale) di avere un budget molto alto, arrivato alla rilevante cifra di 230 milioni di dollari.

Tutto ciò ha permesso a Fidan di poter porre in essere operazioni di penetrazione in Libia e di condurre operazioni efficaci di controspionaggio nei confronti della presenza di numerosi agenti iraniani. A partire dal 2016 il servizio di sicurezza turco ha incrementato in modo rilevante i suoi poteri e le sue prerogative, come dimostra il fatto che l’intelligence militare è sotto il suo controllo e che il Mit ha il potere di nomina all’interno delle forze armate. 

Tuttavia per mantenere un potere di questa rilevanza non è sufficiente il sostegno, pur fondamentale, del presidente. Serve anche il supporto del ministro della Difesa nazionale Hulusi Akar, quello del ministro dell’Interno Süleyman Soylu e quello di Haluk Bayraktar, il Ceo dei droni Baykar Makina.

Ma l’attuale capo dei servizi segreti non ha mai nascosto le sue aspirazioni politiche: pensiamo al fatto per esempio che nel 2015 ha cercato di candidarsi alle elezioni parlamentari con il partito Akp. Naturalmente sul piano politico non è certamente scontato che l’attuale presidente sia confermato nel 2023 e quindi fonti di intelligence sostengono che Fidan stia tessendo una fitta relazione con alcuni fra i principali oppositori di Erdogan e cioè Davutoglu e l’ex ministro degli Esteri Ali Babacan, per prenderne il posto.

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