Il tour europeo del Presidente argentino Javier Milei, culminato nel suo ancor polemicissimo intervento all’assemblea del Wef a Davos, è stato un vero successo che, come molti osservatori hanno segnalato, è assimilabile più a quello di una rockstar che di un politico. Il bello è che oltre a ricevere premi a profusione e riconoscimenti vari da parte delle istituzioni di altri Paesi, Milei viene accolto dalla gente alla stregua di un personaggio che nel giro di un anno ha completamente cambiato un’Argentina, che prima era citata come esempio di disastro e che ora pare vivere, a detta di molti, un vero e proprio Rinascimento.
È abbastanza ovvio che questo giudizio si basi principalmente su dati che, effettivamente, si sono positivizzati nell’altalenante economia argentina, specie sul tema inflazione, ma nell’insieme le cose da fare rimangono parecchie, specie nell’economia cosiddetta micro, che è quella che, abbiamo già scritto, alla fine attua delle vere migliorie nella vita di tutti i giorni di 42 milioni di persone che abitano il Paese.
I prezzi al dettaglio difatti parlano più di una nazione europea al punto di essere anche più cari di quelli di molti Paesi Ue, anche se iniziano a vedersi segnali calmieranti che però sono di piccola portata, così come una rivalutazione salariale ancor lontana dal permettere ai più una vita di qualità sufficiente per poter arrivare a fine mese.
Certo in queste ore si è assistito a un ribasso delle tasse nell’importante settore agricolo, vera colonna dell’economia argentina, ma ciò costituisce un solo segnale, anche se estremamente positivo. Ed è ormai in dirittura di arrivo il progetto della fine delle restrizioni esistenti all’acquisto di dollari e altre valute che non siano di corso legale nel Paese: il che non vuol dire la dollarizzazione dell’economia tanto urlata specie dai media stranieri, ma l’assunzione che ormai, dopo un cinquantennio di altalene con la valuta statunitense, si è arrivati a una sua stabilizzazione tale da rendere superflui provvedimenti restrittivi.
Ma tant’è: quello descritto è un panorama che è sufficiente a porre l’economista argentino ai vertici di una popolarità mondiale che mai si era vista nei confronti di un politico: e il grande successo ottenuto con il discorso pronunciato a Davos costituisce un segnale fortissimo di come la gran maggioranza delle persone consideri ormai il liberalismo economico una terza via da seguire per ottenere quella società del bene comune che è ormai scomparsa dai radar di molte nazioni (Italia in primis) da diversi anni.
In primo luogo, però, non si capisce bene perché Milei abbia partecipato ai lavori di un’organizzazione responsabile, con l’Oms, delle ideologie che stanno portando l’Occidente (anzi lo hanno già avviato) verso una crisi che è da considerarsi la peggiore mai avvenuta e che, attraverso l’ideologia woke, ha propagandato la follia di considerare la percezione più importante della logica nel pensiero, dato poi esteso a tutti i campi della società e che è ormai assimilato nelle politiche suicide di un’Ue che si è totalmente dimenticata di cosa significhino i termini democrazia e giustizia sociale.
Il plauso mondiale alle parole del Presidente argentino rappresenta il segnale definitivo che le cose devono definitivamente cambiare attraverso politiche di logica non solo economica ma anche sociale, cosa che rappresenta la ragione principale del trionfo di Trump su un falso progressismo che rischia di riportarci indietro nei tempi, ma soprattutto il segnale, lo ripetiamo, deve venire da un Governo europeo presieduto da quella che può essere senza dubbio definita il peggior personaggio politico apparso nel Vecchio continente negli ultimi 70 anni e che oltretutto governa con una maggioranza composta da partiti che hanno perso le elezioni nei propri Paesi.
Di certo pure il Wef invitando Milei si è dato una bella martellata in testa che fa capire come la sua crisi interna non sia affatto percepita dai vertici di Paesi che, tanto per dirne una, propongono un mondo basato su di una falsa ideologia Green, ma che gli stessi rappresentanti giungano nella località Svizzera a bordo di centinaia di jet privati, dando un bellissimo segnale (chiaramente da Marchese del Grillo…) alla gente comune.
Ovviamente se poi vediamo l’attuale situazione di Milei nella sua Argentina, il trionfalismo straniero va un po’ in pezzi, visto che, a parte le questioni economiche, il suo potere soffre di una crisi interna che commentiamo da tempo, ma che si fa via via più grave perché le sue politiche rischiano di spaccare la maggioranza con errori talmente puerili che solo un economista può fare, verrebbe da dire.
La situazione della giustizia in Argentina sta diventando drammatica per il semplice fatto che, nella pratica, tutto quanto urlato in campagna elettorale si è subito sciolto come neve al sole: e non stiamo parlando solo della ferma intenzione di piazzare nella Corte di Giustizia un giudice come Ariel Lijo, già conosciuto per il suo scandaloso favoritismo nei riguardi del kirchnerismo e di Cristina Kirchner in particolare, ma anche per un altro caso da noi già commentato diverso tempo fa, che riguarda la riabilitazione nel suo incarico di magistrato di Cecilia Goyeneche da parte del Tribunale di Giustizia della Provincia di Entre Rios. Che prima nel novembre scorso firma la condanna a 8 anni di carcere dell’ex Governatore kirchnerista Sergio Uribarri, dopo le indagini compiute e che sono in un primo momento costate il posto a Goyeneche stessa, poi annulla la destituzione del magistrato anticorruzione ma non rende effettivo il provvedimento, scarcerando però Uribarri stesso.
In poche parole il comportamento del Governo di Milei nei confronti della corruzione pare essere, almeno nei suoi proclami, una maschera che, a detta di molti, nasconde un patto di protezione del kirchnerismo rispetto a una corruzione di cui ha permeato l’intero Paese per più di vent’anni.
Vale la pena ricordare che Milei è potuto arrivare alla Presidenza con l’appoggio del Pro, partito di opposizione dell’ex Presidente Mauricio Macri, con cui esisteva un patto di programma comune da svolgere nel corso del mandato, con particolare riferimento all’instaurazione di una giustizia indipendente che però appare lontanissima, al punto da portare all’attuale rottura dell’accordo e dell’alleanza.
Oltre a ciò si segnala anche l’aggravamento ormai arrivato alla rottura, delle relazioni tra il Presidente con la sua Vice, Victoria Villaruel, anche perché quest’ultima ha definitivamente perso l’appoggio di Claudia Rucci, storica dirigente del Partito peronista, e figlia del sindacalista Josè Ignacio, assassinato dai Montoneros negli anni ’70.
È un fatto che indebolisce il potere di Villaruel in quanto Claudia appartiene sì al peronismo, ma è leader indiscussa della corrente oppositrice al kirchnersimo, e quindi una preziosa alleata decisamente critica all’attuale Presidenza. Un vortice interno che potrebbe portare a cambiamenti notevoli, ricordando che senza le alleanze il movimento La Libertad que avanza di Milei non ha nessuna possibilità di portare il suo candidato a un secondo mandato presidenziale.
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