DIARIO BRASILE/ Le verità su Covid e Lula che in Italia non arrivano

- int. Luciano De Faveri

Si sta parlando non poco del Brasile, non solo per la situazione sanitaria, ma anche per quella che appare solo una presunta assoluzione per Lula

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Luiz Inacio Lula da Silva dopo la scarcerazione (Lapresse)

Circa una settimana fa un giudice della Corte Suprema brasiliana ha assolto l’ex Presidente Lula Da Silva dalle accuse per le quali aveva già trascorso 19 mesi in carcere. Secondo molti si tratta di una decisione non definitiva, in quanto solo 1 degli 11 membri della Corte ha autonomamente proceduto ad annullare alcune sentenze. La protesta però non ha tardato a sollevarsi e i sondaggi finora promossi dai media parlano di un’opinione pubblica apertamente contro il provvedimento.

Lula era stato condannato nel 2017 con l’accusa di aver ricevuto denaro dall’impresa petrolifera Petrobras oltre a favori da parte di imprese, come la costruzione di un ranch e di un appartamento fronte mare. Le indagini fecero parte del famoso scandalo denominato “Lava Jato” e rappresentano una “Mani Pulite” brasiliana, condotta dal magistrato Sergio Moro.

Scarcerato nel novembre 2019, i processi per le varie cause erano continuati, ma alla radice di tutto quanto rimane il fatto che, come nel recente caso dell’ex Presidente boliviano Evo Morales, siamo di fronte a due personaggi che, a un certo punto del loro potere presidenziale, hanno operato con decisioni contrarie alla Costituzione o partecipato (come nel caso di Lula) a processi di corruzione giganteschi.

Insomma, siamo alle solite e purtroppo dobbiamo registrare l’enorme festa esplosa in partiti che si definiscono “progressisti”, specie europei, dopo questa parziale retromarcia della giustizia brasiliana (e della mutata situazione in Bolivia) che ha “riabilitato” due personaggi da accuse che però si appoggiavano su prove schiaccianti. Come dire che se le pagine nere di un potere sono combinate a sinistra si tratta sempre di montature mediatiche. Abbiamo voluto fare il quadro della situazione brasiliana legata sia al Covid-19 che alla vicenda Lula intervistando un imprenditore italiano informatico e fotografo trasferitosi in Brasile molti anni fa, Luciano De Faveri.

Fin dall’inizio della pandemia il Brasile è apparso da subito come uno dei Paesi più colpiti e la sua situazione, almeno mediaticamente, è stata pubblicizzata in tutto il mondo. Ci può descrivere come sono andate le cose?

Il Brasile, nella sua estensione, è più grande degli Usa senza l’Alaska, ma è diviso in un minor numero di Stati e mediamente ogni Regione ha estensioni gigantesche. Fino a un mese fa un terzo dei morti si registrava nello Stato di San Paolo e un terzo a Rio de Janeiro, mentre l’altro nel resto del Paese. Il Governatore dello Stato di San Paolo, Joao Doria, ha usato tutti i mezzi possibili, visto il clima elettorale, per screditare il Presidente Bolsonaro e l’uso della idroclorachina che lui ha autorizzato non certo senza prima consultarsi con una equipe medica. Per questa ragione il Brasile è la nazione al mondo con il maggior numero di guariti dal Covid, però da un mese a questa parte il virus è tornato a esplodere in una maniera terribile e nulla ha a che vedere con la variante di Manaus, anche perché gli studi delle università brasiliane hanno individuato circa 400 varianti del coronavirus, quindi in questo momento la situazione è pesante, ma i media dimenticano alcuni aspetti…

Quali?

Primo: Bolsonaro entra nella questione in minima parte di responsabilità, e non perché io lo difenda, ma perché il Tribunale Superiore Federale ha decretato che il Governo centrale, nel caso di pandemia, non ha alcun potere sui Governatori e quindi ogni Stato ha la facoltà o meno di accettare le direttive del ministero della Sanità. Per questa ragione molte situazioni in vari Stati sono state prese sottogamba, anche perché sempre il Tribunale Federale ha vietato la presenza della polizia nelle favelas: decisione clamorosamente grave, perché in pratica questi quartieri poveri si sono trasformati in uno Stato dentro lo Stato e in definitiva in pieno lockdown in questi luoghi c’era la libertà più totale, al punto che, con tutte le attività aperte, si sono riempiti di gente e quindi diventati veri focolai della malattia. Poi bisogna considerare la gravissima situazione della malversazione di fondi messi a disposizione del Governo Centrale per combattere il Covid, spesso con sovrafatturazioni: è così successo il dramma di Manaus, pubblicizzato mondialmente perché città sprovvista di bombole di ossigeno. Questo perché a un certo punto le autorità non pagavano più e i fornitori si sono trovati senza capitali per provvedere le scorte.

E passiamo a un’altra notizia che ha tenuto banco su tutta la stampa mondiale: quella della assoluzione di Lula….

Premetto che si tratta di una notizia totalmente falsa. In primo luogo, perché non è stato assolutamente assolto: per decisione monocratica, uno dei dei giudici della Corte Suprema, Edson Fachin, ha momentaneamente annullato i processi che lo vedono imputato a Curitiba, ma ciò non vuol dire affatto che i reati attribuitigli siano stati cancellati. Questa decisione ha però causato un polverone incredibile, perché questa sua affermazione secondo la quale come ex Presidente della Repubblica doveva essere giudicato a Brasilia aveva avuto la possibilità di dirla per lo meno altre 3 volte dal 2018, ma si è sempre astenuto e ha scelto di farlo oggi. Sul perché anche molti giuristi dichiaratamente di sinistra si sono scagliati contro, perché il fatto sminuisce il potere del massimo organo di giustizia brasiliano. Qui non stiamo parlando di un paio di richieste che un giudice non ha visto, ma di oltre 400, cosa che fa apparire il tutto come una decisione puramente politica, inattuabile nei termini di legge correnti. Quindi siamo di fronte a una situazione temporanea e probabilmente il tutto dovrà essere riesaminato da una riunione di tutti gli 11 rappresentanti della Corte Suprema. D’altra parte sono già partite diverse richieste di impeachment nei riguardi di Fachin e quindi la situazione è pesantissima. Al punto che immaginando una manovra tesa a far cadere in prescrizione i reati, gli indici finanziari ed economici del Brasile hanno avuto una caduta notevole proprio in relazione a questo.

In Europa già si parla di Lula alle prossime elezioni Presidenziali con oltre il 50% dei suffragi, nonostante le proteste dopo questa decisione giuridica…

Beh, è ovvio che in Europa il PT (Partido do Trabalhadores, il gruppo politico a cui appartiene Lula, ndr) ha sempre avuto simpatie specie in Francia, Spagna e Italia, Paesi dove le forze politiche sono scese in campo immediatamente ad appoggiare il giudice Fachin nella sua decisione che permette momentaneamente a Lula di essere eleggibile. Dubito però che Lula possa in questo caso raggiungere il 50%: per farlo dovrebbe essere appoggiato anche dalla Coalizione di centro, e la cosa al momento non è assolutamente possibile. Giorni fa, però, un sondaggio compiuto da un giornale politicamente di sinistra dava Bolsonaro vincente con più del 42% dei voti.

Quale futuro vede per il Brasile una volta superata la pandemia?

Una delle ragioni per le quali ho deciso di venire a vivere qui è che vedo nel Brasile un Paese con un grande futuro. Nel 2022 ci saranno elezioni politiche e la gente dovrà prendere una decisione che va più in là del semplice confronto tra destra e sinistra: vivere in un Paese pulito con politiche chiare o continuare nella corruzione più totale, specie se il PT dovesse tornare al potere, visto che, secondo l’Onu, proprio durante le Presidenze sia di Lula che di Dilma Rouseff il Brasile ha vissuto una corruzione tra le più alte mai registrate al mondo.

(Arturo Illia)

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