DIARIO USA/ Andrew Cuomo tra molestie, “streghe” e domande scomode

- Graziella Sidoli

Il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo è accusato di molestie sessuali. Coincidenze e convenienze politiche fanno sorgere molte domande

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Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York (LaPresse)

Il governatore dello Stato di New York era diventato l’unico leader, quando la pandemia del 2019 assalì con furore, prima di tutti gli altri, il suo Stato. Giornalmente teneva delle conferenze mediatiche con i giornalisti e il pubblico, non solo per aggiornare i suoi cittadini ma anche per rassicurarli, perché non si sentissero abbandonati in un vuoto di potere, allora necessario alla sopravvivenza.

Lo ascoltavo da Bologna, assieme agli amici newyorkesi, sparsi nel mondo, e persi come ci siamo sentiti tutti in quel primo lockdown in cui regnava il panico. Dopo di lui altri governatori hanno seguito il suo esempio. È importante tenere in mente che gli Stati Uniti sono una unione federale, per cui il potere dei presidenti della nazione è limitato, e si guardano bene dall’invadere l’indipendenza statale, la quale però in casi estremi viene infranta (basti ricordare i Kennedy negli anni delle lotte per i diritti civili degli afroamericani nel Sud, e i due fratelli martirizzati).

Ora la caccia si è fatta feroce contro Andrew Cuomo, pronto a candidarsi per un ulteriore mandato al governo, ma che alcuni dei suoi cittadini pensavano poter essere un grande candidato presidenziale per le future elezioni. Echeggiando delle parole di Amleto “…perchance to dream: ay, there’s the rub!” si sognava, senza sapere allora che così si sarebbe presentato un infausto ostacolo.

Un gruppuscolo di donne sono il coro delle furie che lo accusano di atti impropri. Non si tratta di violenza carnale, di stupro o di quella sessualità che quasi fece cadere Clinton, ma di sguardi e di qualche abbraccio o bacio sulla guancia, e certo si doveva aggiungere qualcosa di più piccante come la mano dentro la blusa che carezza il seno, ultima e recentissima trovata.

E così scatta la caccia, che non viene solo dalle “streghette” manipolate ma persino dal presidente Biden, che chiede le sue dimissioni! E dalla crescente percentuale dei Dems che cercano anche l’impeachment. Insomma bisogna abbattere il personaggio del partito che ha attirato troppo l’attenzione internazionale, per cui il nome Cuomo è da mesi in bocca a tutti (Andrew Cuomo è un italoamericano che fa un po’ più paura della prima italoamericana a presiedere il parlamento, Nancy Pelosi, perché dopotutto lei è soltanto una donna; inoltre, il nome Cuomo rappresenta già una potenziale dinastia).

Che siano troppi questi scomodi italo-americani cattolici, così vicini alla presidenza, a voler dominare? I Kennedy sono stati i primi cattolici alla Casa Bianca, irlandesi, poi eliminati.  Ora c’è Biden, cattolico, irlandese pure lui: un’etnia, come quella italiana, fortemente discriminata negli anni delle grandi ondate migratorie europee. Biden teme la competizione dell’etnia latina o semplicemente si protegge da un possibile rivale politico?

Domande che non possono non galleggiare nella mente conoscendo la turbolenta storia europea e nordamericana. E così tornano alla memoria altre parole di Shakespeare: “Something is rotten in the state of Denmark”, e non si può non pensare che qualcosa di strano, o di marcio, sia in gioco in questo Stato. Soprattutto in questi tempi del Coronavirus in cui il nostro spirito vive in una troppo lunga stagione di costante agitazione.

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