DIETRO LE QUINTE/ Conte-Mattarella-Salvini, oltre al patto (antivirus) c’è di più

- Francesco Daniele Amadei

Il coronavirus smuove anche la politica: Conte ha dovuto far suo il piano economico del centrodestra. Con il sì del Colle

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Palazzo Chigi (LaPresse)

25 miliardi di buone ragioni per dire che qualcosa di positivo per l’Italia sta accadendo, non solo per l’economia ma anche in politica. Sembra passata un’eternità, da quando Giuseppe Conte e Matteo Salvini si mandavano a quel paese in modo poco elegante dopo aver governato forzatamente, insieme, per un anno. Fa un certo effetto vederli oggi dialogare in modo fitto sui problemi del paese e arrivare a formulare delle proposte comuni per rispondere efficacemente all’emergenza-coronavirus. Un quadretto politico anomalo, se pensiamo allo spettacolo indecoroso di questi ultimi anni. A conti fatti qualcosina di positivo questo virus ce lo lascia. Conte ha assunto i pieni poteri nell’alleanza di governo giallo-rosso e l’inevitabile e meritata ribalta. Ma dove sono finiti M5s e Pd?

I democratici sono tutti in “quarantena” insieme al loro leader: hanno deciso di non esporsi in questa fase di crisi e di correre in scia al premier, per poi provare la volata finale, se le cose per l’Italia dovessero andare bene e in prossimità del voto elettorale. Intanto, in questo fase (cercata) di buio mediatico, circolano ad arte sondaggi che danno il Pd in forte ripresa, a soli 4,5 punti dalla Lega. È vero, il partito di Salvini è in forte difficoltà a livello di consensi, però l’ultimo sondaggio di ieri, diffuso da La7 (la rete di Mentana non proprio “amica” del Carroccio) dava la Lega al 32% e il Pd al 20,5. Difficile dire chi ha ragione. Del resto un vecchio lupo democristiano sosteneva che i sondaggi sono un ottimo strumento di marketing politico, ma “costano”…

Di M5s che dire, se non che nel movimento di Grillo la parola d’ordine, dopo la disfatta delle regionali, è “liberi tutti”. Di Maio vive da separato in casa nel suo partito e dentro il Governo. La sua esistenza è ormai certificata solo da qualche tweet di poco conto per le sorti del paese.

Rimane appunto Conte che, forte anche di appoggi importanti fuori dal Parlamento, sta giocando in modo egregio la sua partita di nuovo equilibratore. L’uomo è sicuramente molto perspicace e ha capito che il ruolo di capopopolo o di arruffatore poco gli si addice. Lui, Conte, farebbe carte false per sedere sullo scranno di Mattarella. È un professore, l’“avvocato del popolo” come ama auto-definirsi. Qualche scontro e chiarimento, negli ultimi giorni, con l’attuale inquilino del Colle pare averlo condotto a più miti consigli.

E allora il triangolo Mattarella-Salvini-Conte prende forma con più chiarezza. Mentre Zingaretti andava a fare l’aperitivo a Milano, per “riaprire la città” (dove purtroppo avrà contratto il coronavirus), il leader dell’opposizione saliva al Colle: e non per chiedere il Governissimo, ma per discutere i provvedimenti economici (fino a 50 miliardi, la proposta) da prendere per arginare gli effetti negativi del coronavirus e chiedere il rinvio del referendum. Come confermato dalla stessa presidenza della Repubblica. Da quel momento è ripartito un dialogo che si era interrotto da tempo. Grazie alla mediazione di Mattarella. E all’uscita di scena di Pd e M5s.

Uno scenario che a molti nella maggioranza non piace, e che spiega le tensioni procurate tra Conte e i governatori, non ultime quelle sulle presunte fughe di notizie. Ma queste manovre di disturbo sono naufragate. E come commentava il Sussidiario ieri, l’incontro tra maggioranza (Conte-Gualtieri) e opposizione (Meloni, Tajani, Salvini) ha portato i suoi frutti. Al di là di qualche voluto e dovuto distinguo lessicale (necessario a tenere, ognuno, la propria posizione), l’accordo raggiunto è quasi totale: passa la linea anti-virus di Fontana, il modello lombardo viene esteso a tutta Italia. La bozza inviata ieri mattina dal Governatore è stata ripresa da Conte e recepita nel suo decreto. La richiesta da 30 miliardi di interventi, presentata dal centrodestra, è stata accolta quasi in toto: 25 miliardi e non 7,5, come invece aveva preventivato il ministro dell’Economia. L’opposizione ha votato con la maggioranza apprezzando l’apertura quasi totale di Conte.

Ora il nodo sarà trovare l’accordo su come usare questi 25 miliardi. Vanno sbloccati subito, e una parte va data alle imprese entro fine mese. Serve liquidità per salvare gli stipendi. Un altro banco di prova concreto per questa nuova “alleanza” di sistema, istituzionale, tra Conte e centrodestra. Troppo presto per dire se sarà il preludio a un Conte 3: da giallo-verde a giallo-rosso, ad azzurro-verde?

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