DIETRO LE QUINTE/ Renzi apre la crisi, Salvini ci sta, il Colle “ci pensa”

- int. Paolo Becchi

Salvini al Colle per parlare di coronavirus ed emergenza economica. La Lega apre a un governo di salute pubblica. Ora Renzi può innescare la crisi

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Matteo Renzi. Sullo sfondo, Matteo Salvini (LaPresse)

“Quello che avevo previsto si sta verificando: il primo ad aver parlato di governo istituzionale sono stato io, su Libero il 15 febbraio” dice Paolo Becchi, filosofo del diritto e opinionista. Becchi è stato amico di Gianroberto Casaleggio, poi, dopo il 2015, si è spostato verso la Lega di Salvini. Il primo a parlare di governo “istituzionale” è stato Renzi: un modo per negoziare con Conte le riforme, tra cui quella, cara all’ex premier, del “sindaco d’Italia”. Ma l’incontro tra Renzi e Conte non c’è stato, perché è sopraggiunto il coronavirus a complicare la vita del governo: la gestione dell’emergenza ha rivelato l’improvvisazione e l’inadeguatezza del Conte 2, con l’Italia nel ruolo di Lazzaretto d’Europa e una recessione economica che lo stop imposto al Nord produttivo ha rapidamente avvicinato.

Ieri Salvini è stato ricevuto da Mattarella: un appuntamento chiesto dal leader della Lega per esporre al capo dello Stato le preoccupazioni riguardanti l’economia delle prime Regioni del paese e le contromisure da adottare. Parlando con i giornalisti però Salvini ha abbozzato un nuovo scenario politico, aprendo di fatto a un governo istituzionale: “Questa squadra di governo non è adatta a gestire la normalità, figuriamoci l’emergenza. Noi vogliamo che l’Italia riparta ma con Conte non riparte. La Lega c’è per accompagnare il paese fuori dal pantano, per accompagnare il paese al voto”. La replica del Pd non si è fatta attendere: “Non se ne parla. Con la Lega nessuna alleanza di governo” ha detto Andrea Orlando.

Il nocciolo della questione?

È evidente: già allora dicevo che questo governo non era capace di contrastare il virus in maniera efficace. A maggior ragione è vero adesso, dopo quello che abbiamo visto in questi giorni.

Di fatto Salvini ha raccolto la proposta di Renzi di un governo istituzionale. Vogliono entrambi mandare via Conte.

Non sono i soli: c’è anche Di Maio. Ma non lo può dire. Il problema è che il Pd è retto da Zingaretti, un fuoriclasse della politica.

Salvini è stato ricevuto dal capo dello Stato. Un chiaro messaggio del Quirinale a Conte.

Certo. È una conferma che potrebbe cambiare lo scenario. Se il Pd arrivasse a capire che non si tratta di andare al voto adesso, potrebbe starci. Un governo istituzionale non prevede un patto di governo come quello Pd-M5s, ma la formazione di un esecutivo con a capo una personalità autorevole e i ministri indicati dai partiti.

Obiettivo?

Uscire dall’emergenza coronavirus e far ripartire l’economia, liberandola dai provvedimenti punitivi del Conte 2 e negoziando con Bruxelles, se occorre, lo sforamento dei parametri di Maastricht nella prossima legge di bilancio. Non sarebbe una bestemmia: in casi di particolare emergenza e gravità i trattati lo consentono.

E mettere in piedi un simile governo le sembra così facile?

Si fa con i partiti che ci stanno. Si tratta di risolvere l’emergenza coronavirus, di scrivere la nuova legge elettorale dopo il referendum per il taglio dei parlamentari, di fare la legge di bilancio e di andare a votare. Siamo a gennaio 2021.

Tutto questo con il sì del Colle?

Cosa può dire il presidente della Repubblica se c’è un accordo ampio che coinvolge anche il Pd?

Un problema è nel centrodestra. La Meloni non vuole sentirne parlare. 

È un ostacolo superabile. La Meloni se ne può stare all’opposizione. Se il governo di tutti o quasi tutti fa qualcosa di buono, e basta poco, starne fuori le porta al massimo un punto e mezzo di consenso. Chi invece fa parte dell’esecutivo di unità nazionale, alla fine può uscirne bene.

E il nodo Pd? “Non se ne parla. Con la Lega nessuna alleanza di governo” ha detto Orlando.

In politica la parola “mai” non esiste. Anche prima dell’accordo con M5s il Pd diceva: mai con il Movimento 5 Stelle. E poi sappiamo com’è andata.

Ma M5s non è Salvini.

Anche questo è un ostacolo superabile. Non si tratta di andarci a nozze per finire la legislatura. Nessuna alleanza di governo, ma la semplice constatazione che Conte è inadeguato e irresponsabile, prima per avere sottovalutato l’emergenza, poi per avere preso i provvedimenti sbagliati, chiudendo il Nord e creando il panico. Per non parlare di tutti i dossier fermi da mesi sul tavolo del governo.

E se il Pd resta fermo sulle sue posizioni? Se continua a sostenere Conte?

In tal caso tutto rimane com’è, ma così l’Italia chiude, spazzata via dalla recessione in arrivo. Perfino Zingaretti dovrebbe capire che le elezioni, non subito ma il prossimo anno, vanno bene anche al suo partito.

Vediamola nell’ottica più ampia di tutto il centrosinistra. Perché disfarsi di Conte?

Perché se non lo mettono in discussione, Conte arriva fino all’elezione del presidente della Repubblica nel ’22 e a fine legislatura nel ’23. E intanto si fa un partito. Continua a tessere relazioni, dai vecchi post-Dc al Vaticano che lo sostiene.

L’altro ostacolo è che Mattarella vorrebbe essere rieletto. Con Conte, Pd e quel che resta di M5s può riuscirci.

Il precedente di Napolitano nasceva in una situazione critica e straordinaria. Non credo che una rielezione sia possibile. In ogni caso, se fosse vero che vuol essere rieletto, liquidare Conte sarebbe il modo migliore per ottenere la rielezione: il Pd potrebbe non entrare in un governo di salute pubblica sponsorizzato da Mattarella?

Il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto di Italia viva potrebbe dimettersi per aprire la crisi.

Tutto è possibile. Renzi ha capito che non ha più tempo, ne ha regalato anche troppo a Conte, un po’ come nel film In time, dove tutto gira intorno al tempo.

(Federico Ferraù)

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