DIETRO LE QUINTE/ La Lega (senza Salvini e M5s) studia il Governo di mediazione

- int. Francesco Forte

Lo scenario politico italiano resta complesso. La crisi di Governo non è scongiurata e resta da capire chi guiderebbe il Paese

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Palazzo Chigi (Lapresse)

Sergio Mattarella, durante la cerimonia del Ventaglio, ha ricordato le “forti tensioni fra le forze politiche e dentro la maggioranza” che ci sono state nelle ultime settimane e l’importanza di “un clima di fattiva collaborazione per decisioni sollecite e tempestive, per un buon andamento della vita nazionale”. E il giorno dopo l’informativa del Premier Conte in Senato c’è stato un incontro a palazzo Chigi tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il Governo potrà andare avanti ancora a lungo? Per Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, «quanto accaduto a palazzo Madama mi sembra dimostri che l’ipotesi di una sorta di esecutivo mediatorio a guida Conte è tramontata. Perché non riesco a trovare elementi comuni non dico tra Lega e M5s, ma anche all’interno dei 5 Stelle, che sono profondamente divisi. Ritengo che comunque il vero problema di questo Governo sia la manovra di settembre. Fino ad adesso sono state fatte promesse difficilmente realizzabili contemporaneamente, tenendo anche conto dei vincoli di bilancio».

C’è stata un’apertura di Conte ad anticipare la manovra. Questo potrebbe cambiare le cose?

Guardi, il punto vero è che il fatto che M5s si sia spaccato, con la scelta di disertare l’aula del Senato, implica che Conte non riesce a fare più il mediatore. Se il Premier, che finora in qualche modo era un rappresentante dei 5 Stelle che riusciva a dialogare con Salvini, non ha più il supporto dei pentastellati, o di una parte di loro, è chiaro che ha perso la capacità di fare il mediatore. E, come dicevo prima, di poter essere parte di un Governo del Presidente. Il fatto che lui voglia anticipare la manovra butta tutto sulle spalle di Tria: sarà capace di convincere Lega e M5s a fare delle rinunce drastiche?

A questo proposito Salvini, in un’intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore, ha detto, riguardo alla flat tax, che “non possiamo fare tutto per tutti subito” e che si potrà scegliere tra il nuovo regime, che tenderà “ad assorbire deduzioni e detrazioni, o rimanere al vecchio”. Sembra quasi un “passo indietro”…

Più che altro sembra una presa in giro, perché la flat tax dovrebbe assicurare una diminuzione della pressione fiscale. Questa cosa della scelta mi sembra che generi caos, con il contribuente che dovrà capire in che regime ci rimette di meno. Con questa ritirata Salvini in qualche modo toglie di mezzo la flat tax, ma resta il problema di capire se con la manovra si alzeranno o meno le imposte, considerando che la pressione fiscale, visto il gettito in crescita per via della fatturazione elettronica e il Pil in calo, è già aumentata. E poi verranno rispettati i parametri europei o no? Si farà più deficit o si taglieranno le spese?

Non pensa che questa sorta di “ritirata” di Salvini sulla flat tax sia anche un modo per ributtare la palla nel campo dei 5 Stelle?

Certo, è come se dicesse di essere pronto a una rinuncia, in modo che a quel punto toccherebbe ai 5 Stelle fare qualcosa di analogo. Ma dopo lo schiaffo subito sulla Tav sarebbe difficile vedere una qualche forma di marcia indietro dei pentastellati. A quel punto sarebbe loro a dover rompere e far cadere il Governo.

In caso di crisi di Governo resterebbe da capire chi ne trarrebbe più giovamento. Salvini vorrebbe probabilmente riuscire a passare dalle urne…

Che la crisi di Governo non generi elezioni è un conto, che generi un mutamento di Governo è un altro conto. Continuo a pensare che non avremo subito il voto, ma un esecutivo di mediazione, perché Mattarella non è a favore del voto anticipato. Poi mi sembrerebbe che andare alle urne, dopo non essere riusciti a risolvere un problema legato alla manovra, non aiuterebbe l’Italia sui mercati finanziari.

La partita quindi si giocherebbe su chi tiene il pallino di questo Governo di mediazione?

Sì. Mi sembra escluso che tale esecutivo possa avere a che fare coi 5 Stelle. Resta da vedere in che misura Salvini possa essere influente in quel Governo. Intendiamoci, la Lega mica è solo Salvini: c’è anche Giorgetti, ci sono anche i governatori del Nord. Mattarella potrebbe anche non cercare per forza un Governo che lo aiuti a essere rieletto al Quirinale. Credo che per lui sia più importante vedere l’Italia non commissariata. Anche perché adesso che alla Bce arriverà la Lagarde per le politiche espansive ci vorranno delle contropartite, delle garanzie sui conti e sulle riforme.

Potrebbe tornare su quello che ha appena detto sulla Lega?

Sì, ho detto che la Lega non è necessariamente Salvini dentro questa operazione del Governo di mediazione. Può darsi quindi che a lui non piaccia. Però lui è anche alle prese con la vicenda Russiagate, che rappresenta un rischio crescente. Abbiamo capito infatti che non avrebbe una vera difesa dal Premier o dai 5 Stelle. Non c’è una maggioranza che gli tolga il rischio di essere messo sotto accusa. Inoltre, il Leader della Lega ha un grande problema: dopo tante promesse, in campo economico, qualcosa deve realizzare.

(Lorenzo Torrisi)

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