DIETRO LE QUINTE/ Sala, Rotondi e Berlusconi fondano (dal notaio) la “balena verde”

- Vincenzo Paolo Cappa

Beppe Sala guarda già oltre Milano e si prepara a fare il leader del nuovo polo verde nazionale. Mettendo d’accordo Bazoli e Berlusconi

beppe sala
Beppe Sala, sindaco di Milano (LaPresse)

RETTIFICA DEL 29 AGOSTO 2021 – In merito a quanto riportato nel seguente articolo ci sono giunte richieste di rettifica e precisazioni da parte di Angelo Bonelli e Gianfranco Rotondi, i cui testi sono raggiungibili cliccando qui.

In Forza Italia ne parlano come del divertimento estivo di un democristiano eccentrico e simpatico al cavalier Berlusconi: così derubricano la “svolta verde” di Gianfranco Rotondi, democristiano di rito berlusconiano, mai di sinistra, socio fondatore del centrodestra, improvvisamente divenuto una sorta di zio di Greta, parla solo di clima, ambiente, fino a fondare un’associazione denominata “Verde è popolare”, assieme a Paola Balducci, un ex deputata verde, tendenza Pecoraro Scanio.

Il vecchio Cappa ha già rivelato cosa ci sta dietro: il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è avvicinato ai Verdi europei, accarezzando l’idea di divenirne leader, nazionalizzando la popolarità conquistata come sindaco di Milano. Suo suocero – l’immortale Bazoli – lo asseconda, fiutando nelle fattezze del sindaco-genero il profilo di un nuovo Romano Prodi da confezionare e imporre al centrosinistra come leader e candidato premier. La cornice green è il vestito del momento, che sta bene su tutto.

Si dice che sia stato il vecchio Bazoli a contattare i democristiani di Rotondi, e che l’intesa sia già scritta e sottoscritta nei minimi dettagli. Del resto Rotondi nel centrodestra è isolato: attacca ogni giorno Salvini, conserva solo un rapporto con la Meloni, che però è troppo a destra per i democristiani.

Ed ecco pronta l’arca di Noè per salvare gli ultimi democristiani: una bella lista verde nella quota proporzionale, guidata da Sala con appresso vecchie glorie e giovani talenti, per metà ambientalisti (il segretario dei Verdi Bonelli è già della partita) e per metà democristiani (Rotondi è riuscito ad estorcere persino l’assenso di Ciriaco De Mita, ultimo leader Dc vivente).

Sarà una Margherita 2.0, più che una nuova Dc. La novità – nota solo al vecchio Cappa – è nelle quote, già belle e precisate con tanto di atto notarile stipulato a Milano, in pieno agosto, in via Monti, a due passi dalla villa berlusconiana in cui nacque Forza Italia.

Ecco scodellate le quote delle candidatura: sul presupposto di un risultato del 10 per cento della lista bianco-verde di Sala, il bottino sarà di ben 40 deputati (i numeri del Senato, per onestà, non ci sono stati forniti). Dei 40 deputati ben 10 andranno al partito dei Verdi di Angelo Bonelli (Sala non vuole grane sul simbolo), altri 10 saranno scelti direttamente e personalmente dal sindaco di Milano, e 4 saranno indicati da Rotondi. E gli altri 16? Colpo di scena: nell’atto notarile c’è scritto che li indicherà personalmente Silvio Berlusconi, proprio lui.

Alla corte del cavaliere ridacchiano e smentiscono, e assicurano che Silvio non ne sa nulla. Millantato credito di Rotondi? Forse, tant’è che nell’atto notarile è precisato che “i sedici seggi saranno proporzionalmente redistribuiti tra le componenti fondatrici se Silvio Berlusconi rinuncerà a indicarli”.

Ma il notaio rogitante – guarda un po’ – è uno degli storici fiduciari della Fininvest. C’è da scommettere che i nomi dei 16 fortunati onorevoli li darà proprio lui, il cavaliere concavo e convesso, già pronto a dislocare a destra e sinistra i soldati di Mediaset della terza repubblica.

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