Due jihadisti arrestati a Brescia/ I loro messaggi: “Donna è schiava, pronti a tutto pur di distruggerli”

- Davide Giancristofaro Alberti

Due jihadisti arrestati a Brescia. Gli inquietanti messaggi che si scambiavano due giovani pakistani 20enni, fermati nella giornata di ieri dalla polizia italiana

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A 24 ore dall’arresto dei due operai pakistani jihadisti fermati a Brescia con l’accusa di terrorismo, emergono ulteriori dettagli in merito all’operato degli stessi, che come molti altri “colleghi” si sarebbero radicalizzati sul web, avviando un’azione di propaganda con una matrice definita dagli inquirenti «suprematista e neo nazista» filosofeggiando poi sulla «Jihad come soluzione finale del mondo Occidentale». Hanno quindi esaltato l’attacco dello scorso 7 ottobre di Hamas contro Israele, pubblicando sui social dei contenuti che inneggiavano al martirio, esaltando le attività della Jihad islamica palestinese e della formazione Al Qassam, il braccio armato di Hamas.

I due arrestati sono giovanissimi, hanno solo 20 e 22 anni, e uno dei due è naturalizzato italiano: entrambi sono accusati di aver diffuso contenuti jihadisti con finalità di proselitismo. Indagata anche una terza persona, oltre ad un quarto giovane che ieri è stato perquisito. Il gruppo era solo postare sui social video, foto e scritti «con tono celebrativo», si legge nei documenti giudiziari dell’inchiesta citati da La Verità «inneggianti allo Stato islamico nonché espressione di una convinta adesione alla strategia operativa violenta dei gruppi terroristici jihadisti attivi in Afghanistan e in Pakistan, nonché in Palestina».

DUE JIHADISTI ARRESTATI: “PRONTI AD USARE LE ARMI”

Avrebbero promosso «l’istituzione della sharia a livello universale, anche attraverso la strada del martirio» e avrebbero manifestato pubblicamente «di accettare e promuovere la natura combattente e di conquista violenta, anche con l’uso delle armi», oltre che «la propagazione di idee antisemite, neonaziste e razziste (scritti e immagini inneggianti a Hitler, al nazismo e ai campi di sterminio)». Si sono inoltre beccati l’aggravante «della discriminazione e dell’odio razziale» per alcuni posti in cui si affermava «Io sono quello che picchia l’ebreo».

I due indagati avrebbero inoltre messo «in risalto la loro visione della donna di cui dicevano che “Non è peggio di un animale ma che è bene tenerla in casa come schiava”», le parole del procuratore di Brescia Francesco Prete. Fra i messaggi che si scambiavano i due anche: «Ultimamente sto notando un mio cambio di mentalità, tempo addietro non avrei ritenuto le donne superiori agli animali ma devo ricredermi, sarebbe bello avere una donna in casa come schiava solo per intrattenimento (non erotico). Dopo un po’ gli animali sono noiosi, le donne invece sono più sofisticate, sia dal punto di vista linguistico che intellettuale. Ed è per questo che dico “viva le donne”», ma anche «Questi Kuffar (infedeli, ndr) se ne andranno. L’emirato verrà. Saremo martiri, ma l’Emirato sorgerà. Molto presto», e ancora: «pronto a sacrificare tutto pur di distruggere questa società (intesa come cultura occidentale, ndr)» e si è augurato «una guerra globale in Europa, anche nucleare».

DUE JIHADISTI ARRESTATI A BRESCIA: “SENTIMENTO CONTRO OCCIDENTE E AMERICA”

Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge ancora: «Oltre a esprimere repulsione per qualsivoglia forma di governo basata sulla democrazia ha manifestato un sentimento marcatamente antioccidentale e antiamericano, descrivendo gli Usa come una forza occupante e oppressiva e promuovendo in contrapposizione l’istituzione della sharia e della guerra santa».

Ma l’aspetto più preoccupante secondo il Gip è il seguente: «Deve rilevarsi che la condotta degli indagati risulta particolarmente insidiosa, in quanto la divulgazione e la promozione di idee jihadiste si rivolgono anche e soprattutto a una platea di minorenni o di giovanissimi che utilizzano abitualmente le piattaforme», attraverso la condivisione di video «enfatizzanti la figura di giovani mujahidin destinati al martirio dai quali traspare una vera e propria glorificazione di queste figure». Ma anche «sermoni di predicatori jihadisti, sitomatici», secondo chi indaga, «della volontà di condizionare il pubblico della rete in senso favorevole all’organiz – zazione terroristica attraverso il ricorso a fonti «autorevoli» quali imam fondamentalisti».







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