FINANZA/ Pelanda: caro Tremonti, ecco come non farsi “fregare” dalle banche i soldi dello scudo

- Carlo Pelanda

L’operazione scudo fiscale si chiude domani. Le banche godranno di una raccolta straordinaria di liquidità, ma è altrettanto importante che i soldi tenuti sui conti scudati fluiscano senza ostacoli verso gli impieghi

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Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

I capitali rientrati dall’estero attraverso l’operazione “scudo fiscale”, con termine domani, 15 dicembre, vanno visti come un finanziamento salvifico dell’economia italiana in difficoltà. L’ammontare sarà attorno ai 100 miliardi di euro. Se confermato, la tassa del 5 per cento in cambio dell’amnistia fiscale porterà nelle stremate casse dello Stato 5 miliardi di extragettito. Più altri 500/700 milioni di tassazione aggiuntiva collegata. Il tutto equivarrà a circa lo 0,4 per cento del Pil, cifra notevole che permetterà sia di contenere il deficit pubblico sia di finanziare spesa prioritaria (ricostruzioni, missioni, sostegni all’istruzione, ecc.). Ma la parte più importante dell’operazione riguarda il flusso di capitale liquido che entrerà in circolazione nel sistema italiano. Finora i commenti si sono concentrati sul beneficio per le entrate statali, adesso è utile analizzare quello per il mercato privato.

Diversamente da altre operazioni simili del passato stanno rientrando “soldi veri” che vengono depositati su conti speciali cifrati, “scudati”. La quantità è molto elevata. Perché? Buona parte degli aderenti sono imprenditori che devono ricapitalizzare le loro aziende colpite dalle recessione e dalle restrizioni del credito. Un altro gruppo è fatto da persone con reddito da lavoro autonomo che si è ridotto negli ultimi due anni, erodendo il capitale di risparmio e, per esempio, la capacità di ripagare mutui. Un terzo gruppo è fatto da persone che non hanno bisogno di denari per ricapitalizzazione, ma hanno scelto comunque di farli rientrare per l’effetto amnistia che riduce il rischio di contenzioso con il fisco per illeciti commessi negli ultimi anni. Un quarto è fatto da gente che teme la futura pressione degli Stati Ocse ed europei contro i paradisi fiscali. La vera motivazione del massiccio rientro di liquidità non è tanto il timore delle capacità di polizia del fisco, pur aumentate, ma è proprio il bisogno di capitali.

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Da questa sensazione si deduce che il più dei soldi scudati verranno impiegati e non lasciati in cassetto. La possibilità che su 100 miliardi almeno 50 entrino di colpo nell’economia reale, in varie forme attive, promette un effetto catapulta sulla crescita complessiva che a sua volta si tradurrà in minore disoccupazione nella coda recessiva in atto. Le banche, inoltre, godranno di una raccolta straordinaria di liquidità che permetterà loro di sanare i buchi patrimoniali – tuttora nascosti in bilanci perfetti sul piano formale, ma non del tutto credibili su quello sostanziale – ed avere più riserve e finanza per alimentare il credito. Il secondo fenomeno avverrà certamente e sarà un grande aiuto per il 2010 e dopo. Ma per ottenere l’amplificazione della crescita sarà importante che i soldi tenuti sui conti scudati fluiscano senza ostacoli verso gli impieghi. Questa parte della normativa è rimasta un po’ ambigua e di conseguenza c’è il rischio che il fenomeno atteso su questo lato non sia pieno.

 

Raccomandazioni: (a) “scudare” in modi più precisi il transito dai conti bancari cifrati a quelli in chiaro per incentivare la circolazione della nuova liquidità; (b) disincentivare le banche a trattenere troppa liquidità per impieghi solo di rendita finanziaria, produttivi per loro, ma non per il mercato. Tremonti bene, meglio se seguirà queste raccomandazioni. Il profilo disetico dello scudo? Ne parleremo dopo che avrà sviluppato il suo massimo beneficio pratico, questa la priorità.

 

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