FINANZA/ La nuova crisi partirà dalla Germania

- Mauro Bottarelli

Nel colpevole silenzio generale dei media la Bundesbank ha avvertito le banche tedesche di prepararsi a una nuova tornata di tracolli

L’approssimarsi del Natale sembra magicamente far passare nel dimenticatoio i grandi temi che la crisi economica ci pone di fronte: o, quantomeno, riesce a mantenerli sottotraccia, farli apparire meno gravi di quanto in realtà siano. Purtroppo, però, le brutte notizie continuano e sembrano avvisarci che il nuovo anno porterà immediatamente con sé il peggio, un qualcosa che ilsussidiario.net denuncia da tempo e che ora è all’orizzonte.

Nel colpevole silenzio generale dei media, infatti, la Bundesbank ha avvertito le banche tedesche di prepararsi a una nuova tornata di tracolli: i problemi finanziari «sono ben lungi dall’essere superati», la stagnazione continua, sicché ci si devono attendere «perdite dei prestiti (concessi) all’industria e all’immobiliare commerciale». Prestiti e fidi che le banche dovranno scrivere nei loro libri contabili come inesigibili.

Quanto? Da 70 a 90 miliardi di euro, un livello di svalutazioni che sia negli Usa che in Europa toccheranno relativamente il 12 e il 13 per cento del totale. A fare paura è il fatto che una componente molto grande della futura messe di perdite sarà ancora legata ai Cdo, ovvero i subprime che le banche millantavano di non avere in pancia o di avere eliminato e che invece porteranno con sé qualcosa come altri 16 miliardi di dollari di perdite nel primo trimestre.

Al mondo, le autorità finanziarie e le banche hanno ammesso solo la metà dei 3,6 miliardi di dollari di perdite potenziali dovute alla presenza nei bilanci di titoli tossici: siamo, insomma, a metà del guado. Peccato che l’economia reale, se possibile, si è indebolita ancora di più, i governi hanno già speso lo spendibile per cercare di arginare la situazione e, soprattutto, i debiti pubblici di molti Stati stanno andando oramai completamente fuori controllo: Moody’s ha già avvertito la Gran Bretagna e altri paesi emettitori di debito che i loro rating sono a forte rischio e i mercati fanno già nervosamente capire che non finanzieranno più le operazioni di rifinanziamento dello stesso.

Insomma, c’è il forte rischio di default tecnici in stile argentino a catena. Nonostante non lo si voglia ammettere, ad esempio, Commerzbank, Hsh Nordbank e Bayern Lb – tutte banche tedesche – sono a forte rischio di nazionalizzazione già entro il primo semestre del prossimo anno, lo ha ammesso la stessa Bundesbank che ha chiaramente fatto capire che la strada maestra sarà quella che portò pochi giorni fa al salvataggio di WestLB, scherzetto costato quattro miliardi di euro ai contribuenti tedeschi.

Questa situazione, paradossalmente, ha portato nelle scorse settimane a un rafforzamento ulteriore dell’euro, poiché le banche si vedono costrette a vendere all’estero parti delle loro attività per cercare di far cassa: questo, però, è significato anche il superamento della soglia psicologica nel rapporto tra euro e dollaro, una vera e propria tragedia per gli esportatori. Danni su danni, quindi.

La Germania rischia di essere l’epicentro della prossima scossa tellurica di crisi, almeno a livello continentale. E il tutto potrebbe accadere in tempi molto brevi. «I debiti della Germania esploderanno come una granata entro due mesi se non si fa qualcosa», continua a ripetere inascoltato Jochen Sanio, presidente della BaFin, l’ente che regola il mercato finanziario tedesco.

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Stando a Sanio, il grosso errore delle banche tedesche è stato quello di voler restare sul mercato in cerca di ricapitalizzazione al fine di non dover sottostare alle regole che un piano di aiuto pubblico impone. Non sfruttando i vantaggi – scandalosi – dello schema di protezione offerto dallo Stato, hanno creato la condizione per cui i titoli tossici che hanno in pancia si apprestano a deflagrare in modo «brutale» portando con loro una serie devastante di downgrading da parte delle agenzie di rating internazionali.

 

Anche perché le “sane” banche tedesche hanno nascosti nei bilanci qualcosa come 200 miliardi di euro di titoli tossici. «Siamo pressoché certi del fatto che se le banche non cercheranno la protezione statale entro due mesi subiranno la peggiore recessione nei loro portafogli di credito di sempre», ha ricordato Sanio parlando alla conferenza annuale della BaFin.

 

E un memo riservato circolato proprio a quella riunione parlava di potenziali e ulteriori perdite per 816 miliardi di euro, due volte le riserve dell’intero settore finanziario tedesco: solo Hypo Re può “contare” su 268 miliardi di “immondizia” da scaricare, seguita da Hsh Nordbank con 105 e Commerzbank con 101 miliardi. Non male, soprattutto se inseriamo questo dato inquietante all’interno dell’intero quadro europeo: il Fondo Monetario Internazionale ha stimato infatti che le istituzioni finanziarie Ue hanno scaricato solo il 20% dei 900 miliardi di debiti tossici che hanno in pancia e devono ottenere almeno 375 miliardi di capitale fresco rispetto ai 275 delle banche Usa.

 

Finora si è continuato a nascondere l’immondizia sotto il tappeto, facendosi scudo con lo schema per le bad banks del governo che consentiva alle banche tedesche di spalmare le perdite su vent’anni (20!) attraverso un veicolo finanziario off-balance sheet: ora anche quel tempo è finito. Inizia il conto alla rovescia.

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