FINANZIARIA/ Tremonti regala l’Italia a Germania e Cina

- Ugo Bertone

La Finanziaria italiana chiude oggi il suo pur veloce iter parlamentare in Senato, lasciando per strada gli obiettivi più ambiziosi. In attesa della proroga dello scudo fiscale

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Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

La Finanziaria più importante, ai fini della ripresa, è stata varata dal Parlamento della Repubblica Federale tedesca: un pacchetto di 8,5 miliardi di sgravi fiscali e di aiuti al reddito equamente distribuiti tra imprese e famiglie. Questa novità, assieme ad altre misure espansive, si tradurrà in uno stimolo per i consumi e gli investimenti. E, di riflesso, in una boccata d’ossigeno per i fornitori della macchina produttiva del “made in Germany”. Tra cui , ovviamente, spicca l’Italia che, nel 2008, ha indirizzato il 12% delle esportazioni verso Monaco e Francoforte. Non è azzardato, pertanto, sperare in una ripresa trainata dall’export che,comunque, riparte da un disastroso -24%.

La Finanziaria italiana, detta dello Scudo Maggiore, chiude oggi il suo pur veloce iter parlamentare in Senato. Salvo sorprese del tutto impreviste verrà varata una correzione di rotta nell’ordine di poco più di 10 miliardi, in buona parte finanziata dai proventi una tantum dello scudo fiscale, per il resto dal “prestito” del tfr parcheggiato presso l’Inps e da risparmi di vario genere, in particolare a danno delle poltrone negli enti locali: l’obiettivo, ambizioso, è di un taglio di 35 mila cariche.

Una fetta consistente di queste risorse servirà a compensare le regioni per il taglio dell’Ici, garantendo i mezzi per far funzionare la sanità e ad assicurare il paracadute degli ammortizzatori sociali, determinante in un anno che vedrà, almeno nella prima parte, nuove emergenze sul fronte dell’occupazione. Per il resto, la lista della spesa è al solito lunga: dissesto geologico, missioni di pace, agricoltura, giustizia e così via. Una nota a parte la merita la Banca del Sud, il parto di cui Giulio Tremonti va più orgoglioso.

Nonostante questo, però, resta la sensazione di trovarsi di fronte a una “Finanziaria di manutenzione” che rinuncia in partenza all’obiettivo più ambizioso, invocato anche da settori della stessa maggioranza: il taglio, almeno parziale, di Irpef e Irap compensato da tagli della spesa ordinaria. Ma Tremonti (difficile dargli torto) non nutre grande fiducia nella capacità della macchina pubblica di autocorreggersi in corsa.

E una conferma, ahimé, arriva puntuale dall’analisi che la Ragioneria Generale dello Stato: il 15% circa dei 13,8 miliardi di contrattazione integrativa spesi per gli statali l’anno scorso è sfuggito a qualsiasi controllo. È solo una parte dei 34miliardi di spesa in più del consuntivo 2008, concentrati nella spesa pensionistica, nei consumi intermedi (sanità in testa) e nel pubblico impiego.

Di fronte a una situazione così complessa, che non può essere né affrontata né risolta nel giro di mesi o di settimane, il ministro dell’Economia si è concentrato sull’obiettivo minore: tamponare la crescita del debito pubblico, evitando così all’Italia di precipitare nella sindrome greca. Non è poca cosa. Ma non si è nemmeno affrontato lo scandalo dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese, che ha come ricaduta l’allungamento dei termini di pagamento tra le stesse imprese private. Così come non si è provveduto ad estendere gli ammortizzatori sociali alla platea dei lavoratori precari. Una dimenticanza politica bizzarra per un politico che, non più tardi di un mese fa, si è abbandonato all’elogio del “posto fisso”.

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C’è voluto il governatore Mario Draghi per ricordarci che, in attesa di una revisione del welfare degna di un Paese civile, si sta preparando una bomba a orologeria visto l’esercito di precari all’italiana (truppa ben diversa dai lavoratori flessibili) “circa 1,2 milioni di lavoratori dipendenti che non avrebbero copertura in caso di interruzione del rapporto di lavoro, a cui si affiancano 450mila lavoratori parasubordinati che non godono di alcun sussidio o che non hanno i requisiti per accedere ai benefici introdotti dai provvedimenti del governo”.

 

L’Italia, senza affrontare queste partite cruciali, si è giocata il jolly, ovvero lo scudo. Anzi, lo giocherà due volte. La manovra finanziaria, infatti, passerà anche dallo Scudo Minore, ovvero il finanziamento garantito dai “reprobi” ritardatari, che faranno ricorso alla moratoria fiscale di qui ad aprile prevista dal decreto mille proroghe.

 

Sarà il jolly bis a consentire una prima apertura sul fronte del taglio dell’Irap e degli sgravi Irpef oltre a finanziare, probabilmente, gli incentivi per auto, elettrodomestici e altri settori industriali che vedranno la luce, con un provvedimento ad hoc, entro San Silvestro. Tutto giusto, tutto molto, forse troppo, limitato. Ma forse, ancora una volta, ci salverà la domanda tedesca. O quella in arrivo da Oriente, non solo Cina.

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