IL CASO/ Rossi (Ibl): vi spiego perché l’Ici è meglio della patrimoniale

- int. Nicola Rossi

Secondo NICOLA ROSSI, mentre l’Ici servirà a riequilibrare il nostro sistema fiscale, non si vede ragione di introdurre una patrimoniale secca sui patrimoni più alti

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Foto Imagoeconomica

«Oggi è domenica»: così, ieri, Mario Monti, all’uscita da messa, applaudito, mentre passeggiava con la moglie, da una piccola folla festante, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano dei suoi impegni. Non ha, in seguito, aggiunto altro. Oggi, invece, è lunedì, e si è rimesso al lavoro. Moltissimi italiani si sono prodigati, in questi giorni, in un profluvio di attestazioni di stima; temono, altresì, che tra i primi impegni del neo presidente del Consiglio, vi sia quello di metter loro le mani nelle tasche. È più una sicurezza, in realtà. Gli strumenti sono noti, mancano i dettagli. Il prelievo sarà effettuato reintroducendo l’Ici (il che è, praticamente, certo) e una patrimoniale secca sui patrimoni più elevati (questo è meno certo). «Ciò che è chiaro è che il nostro sistema fiscale deve essere integrato e completato», afferma, interpellato da ilSussidiario.net, Nicola Rossi, senatore del Gruppo misto, professore di Economia politica all’università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Istituto Bruno Leoni. Secondo il quale, tuttavia, vanno fatti importanti distinguo. «Dopo l’eliminazione dell’Ici – spiega -, il sistema tributario italiano è rimasto molto squilibrato sul versante dei redditi. Credo vada riequilibrato sul fronte del patrimonio e la reintroduzione dell’imposta comunale sugli immobili è un passo che va in questa direzione».

In sostanza, si tratta di «completare il sistema tributario, reintroducendo una forma di tassazione ordinaria sul patrimonio. È una modalità per ripristinare il bilanciamento del sistema fiscale italiano». Il senatore la pensa, invece, all’opposto sulla patrimoniale. «Non credo che serva a granché, tanto più se ha carattere straordinario e viene finalizzata all’abbattimento del debito pubblico. Che, al contrario deve essere effettuato attraverso la dismissione del patrimonio in mano allo Stato e agli enti pubblici locali». Supponendo che venga introdotta, Rossi reputa difficile poter dar vita, in seguito, a forme di compensazione . «Per potere, ad esempio, sgravare le tasse sul lavoro, occorre procedere in altra maniera: tagliando la spesa pubblica e introducendo forme di tassazione che abbiano carattere ordinario». 

Fin qui, si è parlato dell’emergenza relativa al nostro debito, a quanto richiestoci dall’Europa e al motivo per cui si è insediato un governo tecnico retto da Monti; «l’equilibrio dei conti – continua Rossi -, l’abbattimento del debito e i tagli alla spesa vanno finalizzati al pareggio di bilancio nel 2013. Dopo quella data, deve essere chiaro a tutti gli italiani che tutte le operazioni saranno servite anche ad abbattere significativamente la pressione fiscale. Successivamente, si potrà discutere di tutti gli altri provvedimenti: liberalizzazioni, riforme della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro e via dicendo». In sintesi: «Tutti i provvedimenti, necessari e doverosi, che si stanno mettendo a punto in questi giorni – conclude il senatore -, devono essere inscritti in un quadro più ampio, il cui obiettivo finale è quello della riduzione della pressione fiscale». 

 

(Paolo Nessi)

 

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