BUBA vs DRAGHI/ Tutte le carte del governatore nella partita con la Merkel

Per LEONARDO BECCHETTI, dopo la seconda guerra mondiale fu varato un piano e di condono del debito per aiutare la Germania. Oggi i tedeschi dovrebbero fare altrettanto con il Sud dell’Europa

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Mario Draghi (Infophoto)

La Bce farà tutto il necessario per assicurare la stabilità dei prezzi. Rimarrà indipendente. E agirà sempre nei limiti del suo mandato. Tuttavia bisogna comprendere che la realizzazione del suo mandato a volte ci richiede di andare oltre gli strumenti ordinari di politica monetaria”. E’ quanto dichiarato da Mario Draghi in un articolo di “Die Zeit”, che la Bce ha pubblicato ieri su Twitter. Ilsussidiario.net ha intervistato Leonardo Becchetti, professore di Economia politica nell’Università Tor Vergata.

Professor Becchetti, è d’accordo con Draghi?

Quella cui siamo di fronte non è una situazione normale, bensì una condizione patologica dei mercati finanziari con uno spread che non è giustificato dai fondamentali dell’economia, bensì dalla paura di una dissoluzione della moneta unica. E’ importante quindi che Draghi ribadisca che la Bce interverrà in qualsiasi modo per evitare tutto ciò, e che il ritorno alle monete nazionali è un’opzione che non sussiste.

Quali sono gli interventi eccezionali cui si riferisce Draghi?

A essere a tema in questa fase è lo scudo anti-spread. Le soluzioni non possono essere quelle del passato, come assicurare linee di credito a basso costo alle imprese o abbassare i tassi. L’opzione che è stata annunciata consiste nella creazione di un tetto allo spread, cercando di intervenire per ridurre il differenziale tra i titoli italiani, spagnoli e tedeschi.

Quali strade sono possibili perché ciò avvenga?

La prima è l’intervento sul mercato secondario, dichiarando un target ufficiale che non deve essere superato dallo spread e impegnandosi a intervenire ogni volta per difendere questo livello. E’ però la strada meno indicata perché comporta un grande dispendio di risorse.

Quali sono le alternative?

La Bce può evitare di dichiarare qual è il suo target, per non offrire vantaggi agli speculatori. Per come sono fatti però oggi i mercati, si capisce quando la Banca centrale sta intervenendo. La terza soluzione consiste nell’intervenire direttamente sul mercato primario, impegnandosi ad acquistare per un certo numero di anni i titoli a un rendimento più basso di quello attuale. E’ quanto sta avvenendo con Portogallo e Irlanda, che per un certo numero di anni saranno sotto la tutela del Fondo monetario e quindi sono di fatto usciti dal mercato. Anche per quanto riguarda il mercato secondario, i loro rendimenti sono crollati perché non c’è motivo di speculare su Paesi che si finanziano direttamente dall’Fmi. E’ questa quindi la strada migliore.

La Germania si è però già dichiarata contraria …

Occorre uscire da una logica dei guadagni a breve termine, e sposarne una più lungimirante. Il problema della Germania è che non si abitui alla “droga dello spread”, che finora le ha consentito di finanziarsi a tassi negativi. Ciò ha creato quindi una situazione anormale che avvantaggia i tedeschi. E’ la “diabolicità” dello spread, uno strumento che di fatto divide gli interessi tra i Paesi membri dell’Ue contrapponendoli tra di loro. Il mio timore è che la Germania non intenda rinunciare a questo vantaggio a breve termine, anche se sarebbe la strada maestra per evitare la dissoluzione dell’euro e a medio termine ne beneficerebbero gli stessi tedeschi. Tanto è vero che anche in Germania le posizioni sono diversificate.

 

In che modo?

 

Angela Merkel è una delle personalità più morbide nei confronti di Draghi e di Monti. Lo stesso membro della Bundesbank presente nel direttorio di Draghi è abbastanza vicino al presidente della Bce. La posizione più radicale è invece quella del presidente della Bundesbank e di alcuni esponenti conservatori del governo.

 

Se la posizione più morbida è quella della Merkel, gli spazi di dialogo sono pari a zero …

 

Non è così. Joschka Fisher, esponente della sinistra tedesca, ha ricordato che quando gli Stati hanno adottato una posizione utilitarista e di “do ut des”, alla fine della Prima Guerra Mondiale, hanno caricato sulla Germania un peso enorme del debito che poi portò a Weimar e al nazismo. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la comunità internazionale ha rinunciato a questa strada, decidendo di scegliere una logica che andava oltre, basata sul piano Marshall e sul condono del debito. E’ bene che la Germania si ricordi di questo e adotti a sua volta lo stesso atteggiamento nei confronti della Grecia e dei Paesi del Sud dell’Europa.

 

(Pietro Vernizzi)

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