SPY FINANZA/ Grecia, il “test” che mostra il fallimento della Troika

- Mauro Bottarelli

La Grecia sembrerebbe in ripresa e capace di tornare a finanziarsi autonomamente sui mercati. La situazione di Atene è però ancora drammatica. Ci spiega perché MAURO BOTTARELLI

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Si sa, le bugie hanno le gambe corte. In questo caso, cortissime. Ricordate la Grecia e la sua miracolosa uscita dalla crisi grazie alla troika e alle sue illuminate ricette economiche? Bene, pare che qualcosina non stia andando esattamente come sperato. Ma partiamo dalla propaganda europeista, quella che viene profusa a piene mani sui grandi giornali e nei tg. Mercoledì scorso il presidente greco, Antonis Samaras, nel corso di una conferenza stampa a Berlino, dopo l’incontro con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha affermato quanto segue: «La Grecia è in grado di lasciare il piano di assistenza finanziaria internazionale prima del previsto e di provvedere autonomamente alle esigenze di finanziamento l’anno prossimo». Accidenti, davvero una bella notizia. E via con le sviolinate: Atene infatti è tornata con successo sul mercato dei capitali per due volte quest’anno, alimentando l’impressione che il Paese possa cercare di uscire anticipatamente dal piano di assistenza finanziaria da 240 miliardi concesso dall’Unione europea e dal Fondo monetario internazionale.

Sarà un divorzio quello con il Fmi, una volta terminato il finanziamento dall’Ue quest’anno? Così parlò Samaras: «Non accetto il termine divorzio, anche se è di velluto», ha affermato il premier greco, a detta del quale «abbiamo una collaborazione che non è mai stata facile, piuttosto il contrario, ma che certamente ha cambiato il volto della nostra economia. Penso che questa collaborazione terminerà prima del previsto. Se succederà sarà un successo, non un divorzio». Samaras ha anche annunciato che la Grecia uscirà nel terzo trimestre dalla recessione (il Pil definitivo della Grecia nel secondo trimestre è stato rivisto al ribasso dal -0,2% della stima preliminare a -0,3% anno su anno): l’elevata disoccupazione continua a preoccuparlo (bontà sua), tuttavia il numero dei disoccupati starebbe scendendo (peccato che l’Istat ellenica e i sindacati forniscano ben altre cifre).

E via con le previsioni da comica, in base alle quali il Pil greco dovrebbe salire quest’anno dello 0,6% dopo il calo del 4,6% nel 2013. Di più, Samaras ha previsto nel 2015 una crescita del Prodotto interno lordo pari al 2,9% e nel 2016 al 3,7%. Inoltre, Atene avvierà colloqui per ottenere una nuova forma di sgravio sul debito quest’anno dopo le verifiche della Troika (Bce, Ue e Fmi) e gli stress test sui bilanci bancari e che il Paese beneficerà di un allungamento delle scadenze e di tassi di interesse più bassi. I rappresentanti della troika si recheranno ad Atene questa settimana per valutare l’andamento dell’economia del Paese e il rispetto dei target fissati: «Penso che saremo certamente in grado di coprire le nostre esigenze di finanziamento il prossimo anno. Vedremo cosa succede con le prossime tranche di prestiti».

A inizio settimana il governo ellenico ha confermato che lancerà entro fine anno un bond a sette anni, un test per verificare il ritorno della fiducia dei mercati nei confronti di Atene sulla parte più lunga della curva obbligazionaria sovrana. E tanto per imbellettare ancora un po’ il teatrino, Angela Merkel si è detta «molto lieta» che vi siano segnali positivi in Grecia, ammettendo che i greci attraversano «tempi duri», ma anche che «si vedono i primi risultati e che la Germania farà di tutto per aiutarli». E già quest’ultima frase dovrebbe far tremare le vene ai polsi dei cittadini ellenici ma tant’è: finita la doverosa cronaca dei deliri lisergico-economici di Samaras, veniamo ai dati di fatto.

Eh sì, perché i mercati sono talmente confidenti della ripresa greca che la scorsa settimana i costi di finanziamento per il debito ellenico sono volati alle stelle, sui timori sia dell’incertezza politica che proprio della credibilità del budget per il prossimo anno, a detta di molti analisti e investitori destinato a essere bocciato dalla troika soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di una sorta di flat tax al 20% per attrarre capitali e investimenti esteri. Il rendimento del bond a 10 anni proprio mercoledì scorso, mentre Samaras delirava a Berlino, ha toccato quota 6,284%, il livello più alto dal 13 agosto, per scendere giovedì a 6,123%: tutto questo a fronte di un guadagno lo scorso anno del 44% stando a calcoli di Bank of America-Merrill Lynch, risultato che portò la carta ellenica a essere tra i migliori asset per performance sul mercato. Per capirci, speculazione pura e semplice.

Inoltre, lo spread sul credit default swap greco a 5 anni ha continuato ad ampliarsi, segnale chiaro di poca fiducia nelle condizioni creditizie del Paese: sempre mercoledì scorso quel gap era di 15 punti base, pari al 3,2%, un dato che stando al tracking di Markit ha reso il cds greco il performer sovrano più debole in assoluto.

C’è poi la politica a preoccupare, visto che sempre più investitori temono che non si troverà l’accordo per eleggere un nuovo Presidente che succeda a Karolos Papoulias il prossimo marzo, innescando come naturale conseguenza l’indizione delle ennesime elezioni anticipate con relativa caduta del Governo in carica e delle sue politiche economiche. A quel punto – e sempre che una bocciatura del budget non arrivi già entro ottobre – la troika avrà parecchio da ridire riguardo la possibilità di uscire in anticipo rispetto alla scadenza del 2016 dal programma di assistenza, ulteriore potenziale dinamo di una reazione dei mercati.

Per Marc Ostwald, strategist alla Adm Investor Services, «è sempre presente sullo scenario greco la possibilità che, in caso di elezioni anticipate, sia l’estrema sinistra di Syriza ad aver la meglio, un partito il cui programma economico e il rapporto con l’Europa diverge e di molto con le aspettative dei mercati. Syriza da sempre dice che non crede alle politiche di austerity, non crede a nessuna delle misure finora poste in essere dai governi che si sono succeduti dall’inizio della crisi e certamente non darà seguito alle misure di riforma che la troika continua ad imporre al Paese attraverso il ricatto del blocco delle tranche di aiuti».

Non a caso, uno dei motivi della tensione innescatasi mercoledì scorso è stato proprio il taglio delle previsioni del surplus nel budget del prossimo anno, ben al di sotto dei livelli concordati con la troika: stando a quanto riportato dal quotidiano Ekathimerini, il surplus di budget per l’anno prossimo è stato portato a 1,3 miliardi di euro. In base alle indiscrezioni uscite riguardo la bozza di budget, il surplus per l’anno prossimo sarebbe pari al 2,3% del Pil, comunque sotto l’obiettivo del 3% concordato con i creditori internazionali e, come anticipato, vi sarebbero contenute le proposte di abbassamento generalizzato delle tasse, altra ricetta in controtendenza con le indicazioni della troika.

Nell’attesa che la versione definitiva del documento di programmazione economica venga presentata al Parlamento il prossimo 6 ottobre, sono in molti a temere l’altolà di Commissione, Bce e Fondo monetario internazionale. Sempre per Mark Ostwald, «sarebbe una grande notizia se scoprissimo che in base alla legge finanziaria la Grecia l’anno prossimo saprà camminare e finanziarsi da sola, senza bisogno di assistenza ma la vera domanda è come sarà possibile poi farlo l’anno successivo, ovvero nel 2016. Il vero timore dei mercati finanziari è che se Atene uscirà dal monitoraggio della troika, il processo di riforme, già molto lento oggi, potrebbe impantanarsi o bloccarsi di colpo, di fatto rispedendo il Paese al punto di partenza. Ovvero, nei guai». Ecco il miracolo greco che vi stanno contrabbandando.

E se questi dati meramente finanziari ed economici non vi bastassero, possiamo passare alla carne viva del Paese, all’economia reale. In Grecia, oggi, ci sono 2,5 milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e altri 3,8 milioni di cittadini a rischio povertà, ovvero 6,3 milioni di persone su un totale di 10 milioni il cui problema non è arrivare alle fine del mese ma forse al 10-15 a causa di privazioni materiali e disoccupazione. Sono le cifre devastanti contenute nel rapporto “Politiche sul reddito minimo nell’Unione europea e in Grecia: uno studio comparativo” stilato da alcuni economisti per conto dell’Ufficio del Bilancio del Parlamento greco.

Gli economisti sostengono che a differenza degli altri paesi dell’Unione europea «che attuano programmi per gestire le diseguaglianze sociali, la Grecia, che ha di fronte grandi fenomeni di estrema povertà e esclusione sociale, sta agendo in modo molto lento». Gli autori hanno poi aggiunto che c’è una grande richiesta per assistenza sociale, mentre l’offerta da parte dello Stato è «frammentata e piena di malfunzioni amministrative». Ma non basta, stando a una ricerca di Eurostat, la Grecia è al primo posto nell’Unione europea in termini di rischio di povertà e ha anche il tasso di povertà effettiva maggiore (23,1%), questo oltre a essere quarta, dopo Spagna, Romania e Bulgaria, in termini di disuguaglianza sociale. La povertà relativa è definita dalla percentuale di proprietari immobiliari che guadagnano meno del 60% del reddito medio nel 2013, ovvero per una persona 432 euro al mese e per un nucleo di quattro persone di 908 euro al mese.

Benvenuti nel paradiso della troika, un qualcosa che rischiamo di dover conoscere molto da vicino se non ci sarà una svolta netta nei prossimi due mesi.

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