FINANZA/ Il bluff che si nasconde dietro i numeri (buoni) dell’Italia

Quando ci sarà la ripresa, a beneficiarne saranno solo le grandi imprese esportatrici, mentre gli italiani continueranno a stare male. È la previsione di ANTONIO MARIA RINALDI

01.02.2015 - int. Antonio Maria Rinaldi
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«Quando ci sarà la ripresa, a beneficiarne saranno solo le grandi imprese esportatrici, mentre gli italiani continueranno a stare male». È la previsione di Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e professore straordinario di Economia politica alla Link Campus University di Roma., nonostante i recenti segnali di miglioramento giunti negli ultimi giorni dai rapporti di Istat, Banca d’Italia e Confindustria. L’ultimo è quello relativo al tasso di disoccupazione che a dicembre ha registrato il 12,9%, con un -0,4% rispetto a novembre e il -0,3% rispetto a un anno prima. Si tratta della prima volta in sei mesi che il dato scende, portando in tutto a 22 milioni e 422mila gli occupati nel nostro Paese.

Come valuta i dati Istat sulla disoccupazione?

I dati utilizzati dall’Istat per la determinazione del tasso ufficiale di disoccupazione non rispecchiano l’effettiva situazione italiana. Sono dei dati statistici che hanno una scarsa corrispondenza nella realtà, in quanto queste differenze sono fluttuazioni statistiche. Occorre quindi aspettare qualche mese per vedere se il trend è in effettivo miglioramento.

Secondo lei, qual è la reale situazione?

Molte persone esasperate dal fatto che non riescono a trovare lavoro, ormai non lo cercano neanche più. Senza tenere conto di quanti se ne vanno dall’Italia per cercare fortuna in altri Paesi. Al di là di quanto è rappresentato dall’Istat, vediamo che l’economia italiana si sta deteriorando sempre di più.

Il Quantitative easing della Bce può rilanciare l’economia?

Il Quantitative easing di Draghi non si rifletterà nell’economia reale, in quanto di fatto l’immissione di liquidità al sistema non fa altro che sostituirsi alle vecchie operazioni Ltro in scadenza. Questa volta l’80% degli eventuali oneri sarà a carico delle rispettive banche centrali, mentre il restante 20% toccherà alla Bce.

E quindi?

Quella di Draghi è più un’operazione di reimmissione di liquidità al sistema, proprio per compensare la scadenza delle due precedenti operazioni Ltro. I soldi non andranno cioè all’economia reale, ma solo per stabilizzare il corso dei titoli. Si tratta inoltre di un bell’aiuto alle banche che si ritrovano in portafoglio i titoli di Stato comperati a rendimenti superiori al 7%, con finanziamenti della Bce all’1% e costi più alti del nominale.

Lei si aspetta una ripresa dell’economia per il 2015?

Il punto è che cosa si intenda per una ripresa dell’economia. Possiamo assistere come in Spagna a un aumento del tasso di crescita, ma questo non va poi a vantaggio dei cittadini. La mia idea di ripresa personalmente è diversa. Altrimenti si finisce per dire che la Grecia si sta riprendendo, proprio mentre c’è gente che muore di fame o non ha più la copertura sanitaria.

 

Se il tempo delle vacche magre dovesse finire, i consensi di Renzi aumenterebbero?

Renzi finora ha solo parlato. È un abilissimo comunicatore, ma prima o poi i nodi verranno al pettine. Se la popolazione non toccherà con mano che c’è un’effettiva ripresa di cui può godere i benefici, difficilmente gli darà il voto. Non a caso il gradimento di Renzi è molto sceso rispetto a qualche mese fa.

 

Per il rapporto Eurispes 2015, quattro italiani su 10 (40,1%) pensano che sarebbe meglio uscire dall’euro. Secondo lei perché?

Questo riflette l’effettiva situazione di disagio degli italiani. Se le forze politiche che attualmente sono critiche nei confronti dell’euro agissero con un’informazione ancora più puntuale nei confronti dell’eventuale uscita, la percentuale delle persone contrarie all’euro sarebbe molto più alta. Chi è contrario all’euro si deve impegnare di più anche sul piano della comunicazione, perché in questo modo si otterrebbe molto di più.

 

È un problema di informazione?

Sì. Il 99,9% dell’informazione è infatti ancora in mano al pensiero unico che rappresenta solo la bontà e i privilegi del fatto di appartenere all’area euro. La responsabilità di questo fatto è delle forze politiche schierate contro l’euro, che dovrebbero fare più comunicazione attiva nei confronti della popolazione. Non ci si deve invece accontentare degli slogan che invece preoccupano soltanto l’elettorato. Bisogna spiegare in modo puntuale che alla fine il ritorno alla lira è il danno minore.

 

(Pietro Vernizzi)

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