SPY FINANZA/ Le “toppate” di Draghi che danno ragione alla Germania

- Mauro Bottarelli

Per MAURO BOTTARELLI la Bce di Mario Draghi non riesce a ottenere i risultati sperati e non sembra avere in mente delle mosse capaci di risolvere i problemi dell’Eurozona

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«Informazioni riguardo molti annunci macro-economici sono conosciute in anticipo da alcuni partecipanti del mercato». Chi ha sentenziato questa verità inquietante? La Bce. Ricordate come in alcuni articoli avanzavo la certezza, poi supportata da riscontri oggettivi, del fatto che alcuni grandi players del mercato operassero a rischio zero perché beneficiavano della conoscenza di informazioni non pubbliche da parte delle Banche centrali? Bene, ora c’è la conferma e a offrircela è stata lunedì pomeriggio l’Eurotower stessa, quando ha pubblicato una ricerca che conferma l’esistenza di trading informato prima della pubblicazione ufficiale delle notizie in 7 su 21 annunci macro-economici statunitensi, definiti market-movers per la loro importanza. Il report ha studiato e tracciato i patterns dal gennaio 2008 al marzo 2014 e ha scoperto che «i prezzi cominciavano a muoversi nella direzione “corretta” circa 30 minuti prima della pubblicazione del dato. E questo spostamento di prezzo pre-pubblicazione in media ha pesato per circa metà dello scostamento di prezzo totale». Traduzione: cronico e diffuso insider trading cui le Banche centrali non solo non prestano attenzione, ma che, di fatto, favoriscono. La ricerca, inoltre, ha scoperto forti prove dello scostamento di prezzo pre-annuncio in anticipazione a dati come l’indice di fiducia del consumatori del Conference Board, il dato Nar sulla vendita di case esistenti, il dato preliminare del Pil, il dato sulla produzione industriale della Fed, l’indice Ism manifatturiero e non manifatturiero e decine di altri esempi. Traduzione: il mercato è manipolato. 

Ma la Bce ci regala altre grandi soddisfazioni. Come vi avevo anticipato in un articolo di un mesetto fa, oggi la Banca centrale europea discuterà se ritirare o meno dal mercato del circolante la banconota da 500 euro. E lo farà alla luce dell’arresto, lo scorso febbraio, di Fabio Rizzi, consigliere regionale della Lega Nord, finito nel mirino degli inquirenti nell’ambito di un’indagine sulla malasanità. Non è una follia e ce lo spiega Bloomberg, ricordando che la polizia ha trovato a casa dell’arrestato oltre 17mila euro in banconote da 500 e 200 euro. Questo, scrive l’agenzia americana, «rafforza la convinzione che le banconote di grosso taglio vengano usate soprattutto da chi non ha buone intenzioni». D’altronde, i 500 euro sono stati soprannominati in Spagna “Bin Laden” per la loro inafferrabilità, mentre l’Europol li ha definiti “valuta di scelta” delle reti criminali e terroristiche. Ma la Banca centrale europea dovrà fare i conti con l’opposizione di diversi Paesi di lingua tedesca alla cancellazione del taglio da 500, ovvero Germania, Austria e Svizzera. 

In Germania, il partito di destra ed euroscettico, Alternative für Deutschland si sta battendo contro il taglio dei tassi, già negativi, da parte della Bce e contro il ritiro della banconota da 500 euro. Stefan Schneider, capo economista internazionale di Deutsche Bank a Francoforte, ha spiegato che la mossa in Germania, «in un momento in cui la fiducia nella Bce è ai minimi storici, sarà certamente vista come un ulteriore passo nella direzione della rimozione del denaro contante». Il timore di chi si oppone alla cancellazione dei 500 euro è che le banche centrali in questo modo possano guidare i tassi di interesse sui depositi bancari ulteriormente sotto lo zero. Senza adeguate denominazioni di denaro fisico, è più difficile per la clientela ritirare i risparmi a difesa dai tassi negativi. 

Lo scorso febbraio Benoit Coeuré, membro del Comitato esecutivo della Bce, aveva detto che la banca centrale sta «attivamente valutando» se eliminare gradualmente la banconota da 500 euro. La soluzione più semplice, stando a molti esponenti di Francoforte, sarebbe di fermare la produzione. Bene, vi ho già parlato di questo argomento, ma visto che si tratta di uno snodo cruciale, giova spiegare di nuovo perché la Bce ha tutta questa fretta di eliminare le banconote da 500 euro, al netto delle scuse sempre verdi della lotta al terrorismo, al narcotraffico e all’evasione fiscale. Formalmente, non sarebbe la fine del mondo per i consumatori: alla gente resterebbero comunque le banconote da 5, 10, 50, 100 e 200 euro per spendere senza utilizzare moneta elettronica. Cambierebbe invece molto per la Bce. 

Forse molti non sanno che la banconota da 500 euro è la seconda per più alta denominazione monetaria dopo quella da 1000 franchi svizzeri, ma, più importante, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, il valore totale delle banconote da 500 euro in circolazione è di 306,8 miliardi ed è in rapido aumento. Il secondo grafico ci mostra invece come a livello di percentuale degli euro un circolazione, la banconota da 500 euro sia seconda solo a quella da 50. Cosa significa questo? Che potenzialmente, se si eliminassero nottetempo 307 miliardi di euro in banconote da 500 euro, il valore nozionale dell’intero ammontare di moneta fisica europea in circolazione scenderebbe del 30%, a quota 700 miliardi. Cosa ci sarebbe di meglio per poter andare più pesantemente in negativo con i tassi? 

Facevo poi notare che se anche la Fed operasse allo stesso modo, spinta da una ridda di economisti di Harvard che chiedono a gran voce l’eliminazione della banconota con più alta denominazione, ovvero i 100 dollari, succederebbe quanto mostrato nel terzo grafico. Visto che le banconote da 100 dollari pesano per 1,08 triliardi dei 1,38 totali di valuta fisica statunitense, eliminandole si cancellerebbe il 78% della valuta circolante. E se in nome della lotta a tipacci brutti e cattivi, Bce e Fed operassero questa scelta, ovvero eliminare le banconote da 500 euro e 100 dollari, il combinato a cosa ci porterebbe? Sparirebbe oltre il 56% delle valute fisiche in circolazione in Europa e Usa! 

Inoltre, a confermare indirettamente che l’idea su sui si ragione è questa ci ha pensato Huw van Steenis, capo del centro ricerche equity per i mercati emergenti proprio per Morgan Stanley, il quale è stato così poco accorto da svelare l’agenda nascosta della Bce e della Fed in un suo report. E cosa ci dice? Che occorre limitare al massimo l’utilizzo e la circolazione del contante proprio per poter andare pesantemente in negativo con i tassi. E Huw van Steenis non si è fermato al report, è andato oltre: «Uno dei più sorprendenti commenti di quest’anno è arrivato da una sessione a porte chiuse dedicata alla tecnologia finanziaria, dove io sedevo accanto a qualcuno molto ben inserito nei circoli politici, il quale ha dichiarato che dovremmo muoverci velocemente verso un’economia senza contante in modo tale da poter introdurre tassi di interesse negativi ben al di sotto dell’1%. È già nelle carte che l’Europa resterà bloccata con tassi negativi per una decade, la stagnazione secolare. Il problema è che con tassi negativi, i depositari comincerebbero ad ammassare banconote e questo porterebbe a maggiori complessità nella politica monetaria». Et voilà, ecco la vera strategia ed ecco perché la Germania è pronta alle barricate per evitare questa ipotesi. 

Ma c’è dell’altro a dimostraci che non solo la gestione Draghi della Bce è scandalosa a livello di risultati, ma anche che il nostro connazionale ha ormai terminato le armi a sua disposizione: lunedì, arrivando a un picco di 1.301,50 dollari l’oncia, l’oro è salito ai massimi da 15 mesi a questa parte, sulla scia di un’ondata di acquisti legata a doppio filo con i forti deprezzamenti del dollaro delle ultime sedute. E, infatti, sempre lunedì, l’euro salito fino a sfiorare 1,15 dollari, mentre ieri ha sfondato quota 1,16 e ora punta dritto verso l’area dell’1,17. Ma come, in pieno Qe dell’Eurotower, l’euro si apprezza? Eh sì, esattamente come si apprezza la corona svedese, nonostante gli acquisti monstre della Riksbank: facile, se il mercato va front-load agli acquisti delle Banche centrali, le valute di queste ultime crescono nei cross. E cosa pensano gli analisti, l’oro è destinato a salire ancora? Probabilmente sì, visto che tutto fa pensare che il dollaro resterà debole. Questo perché, un po’ a sorpresa, l’economia della zona euro in questo momento è più vivace di quella Usa, alla faccia di tutti i cultori della ripresa obamiana, compresi quelli – pentiti e non – ospitati su queste pagine. 

Nel primo trimestre, infatti, il Pil degli Stati Uniti è cresciuto solo dello 0,5%, quello di Eurolandia dell’1,6%. E i fatti sembrano dare ragione a chi sostiene che allo scorso G-20 di Shanghai sia stato stipulato un tacito patto per tenere basso il valore del dollaro, favorendo così anche i Paesi emergenti. Ma sfavorendo, di fatto, l’economia reale europea, soprattutto non riattivando il meccanismo di trasmissione del credito. Complimentoni a Mario Draghi, se la sua missione era quella di tenere il dollaro basso per aiutare gli Usa, così come chiedevano a Goldman Sachs, il suo è stato un successo assoluto. Poi ci lamentiamo se i tedeschi non vogliono più vedere Draghi nemmeno in fotografia. 

E vi offro una ragione in più per stare dalla parte dei tedeschi in questa battaglia, una ragione che ci riguarda direttamente come italiani e come contribuenti. Non è molto conosciuta perché è avvenuta il 1 maggio scorso su un palcoscenico particolare, ovvero Twitter, dove il giornalista economico del Corriere della Sera, Federico Fubini, scriveva quanto segue: «Uomini e donne della provvidenza non bastano più, per l’Italia è il momento di creare un’agenzia del debito». Poco dopo l’economista Luigi Zingales rispondeva così: «Giusto. Ma anche il momento di fare chiarezza su perché perdiamo decine di miliardi in derivati: hedging o speculation?». Interviene tale Nico Bonelli, che scrive: «Commenti generici e senza senso. Chi si immaginava tassi all’1% quando erano al 4%?». E ancora Zingales: «Vero, ma allora perché tanto timore nel rivelare le operazioni effettuate?». E di nuovo Bonelli: «La risposta è semplice. Se rivelasse le posizioni, lo Stato si esporrebbe ad attacchi speculativi». E ancora Zingales: «Non è vero. Io ho chiesto trasparenza su contratti già chiusi. Perché il Tesoro ha paura di rivelare questi?». Ed ecco entrare in scena il deputato Pd, Giampaolo Galli: «Quelli chiusi sono per lo più della gestione Draghi? Ci penserei un attimo di questi tempi». Insomma, il governatore non si tocca. Anche perché sarà il “nostro” prossimo premier. Null’altro da aggiungere. 

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