GEO-POLITICA/ Arriva l’effetto-Brexit n. 2 per Merkel, Renzi e Hollande

- Mauro Bottarelli

Dalle elezioni in Meclemburgo di domani a quelle in Austria del 2 ottobre, questi e altri episodi preparano il “licenziamento” di una intera classe politica europea. MAURO BOTTARELLI

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Angela Merkel e Matteo Renzi (LaPresse)

E’ incredibile come cambino le cose, come mutino gli atteggiamenti. Fino a giovedì eravamo tutti Charlie Hebdo, da ieri sui social ci sono più fiancheggiatori morali dell’Isis che in Siria. Perché? Forse perché abbiamo aperto gli occhi e ci siamo resi conto che quel giornale è immondizia e non un baluardo di libertà? No, perché hanno fatto una vignetta sui terremotati del Centro Italia che definire vomitevole è un complimento. Ci indigniamo solo quando siamo colpiti nel vivo, non siamo più capaci di valutare le cose a freddo, con raziocinio ragionevole. Ormai si vive di emozioni, ci domina la pancia.
Attenzione, però, perché farsi dominare dalla pancia è pericoloso, annebbia il giudizio e distoglie l’attenzione dalle cose davvero importanti. Vi faccio un esempio.
Non più tardi di tre giorni fa, Matteo Renzi ha incontrato Angela Merkel a Maranello in un vertice bilaterale italo-tedesco la cui utilità è stata pari a quella della nascita del gusto puffo tra i gelati, ma i giornali hanno coperto l’evento come se fosse il G7: riflesso pavloviano dell’informazione, nulla di nuovo. Condito poi con le slides da barzelletta del premier, uno che la dignità non sa nemmeno dove sta di casa. Nel meraviglioso mondo di Rignano, infatti, l’Italia è nel pieno della ripresa, non si è mai stati tanto bene. Peccato che non più tardi di ieri, l’Istat abbia certificato la crescita zero per l’Italia nel secondo trimestre dell’anno. Ma non vale la pena di perdere tempo con Matteo Renzi, come sia ridotto il Paese lo sapete da soli, basta uscire per la strada.
C’è però qualcosa che non vi dicono i media di regime, i servi schiocchi di quelli che vengono chiamati poteri forti ma che non sono altro se non consorterie di incapaci che hanno bisogno del capitalismo di relazione per stare al mondo, perché in un contesto di merito e concorrenza non potrebbero fare nemmeno i portieri d’albergo: fare i vertici con la Merkel per arruffianarsela non serve a niente, per il semplice fatto che, politicamente, la Merkel è morta, conta zero. Domani si vota un turno amministrativo in Meclembugo-Pomerania, ex DDR, patria della Cancelliera e, udite udite, l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) è secondo partito con il 23%, davanti alla CDU della Merkel ferma al 20%. Lo conferma l’ultimo sondaggio della INSA per conto del settimanale Cicero, il quale definisce quanto potrebbe accadere “un terremoto politico e una vera e propria crisi esistenziale per la coalizione CDU-CSU”. Ma c’è di più, perché nell’ultima rilevazione demoscopica commissionata da Nordkurier, Schweriner Volkszeitung e NDR, quasi un quarto degli interpellati ha dichiarato che voterà o per AfD o per i neonazisti dell’NPD. Stiamo parlando della Germania del 2016, non del 1936.

In Austria, dove il 2 ottobre si voterà per il ballottaggio delle presidenziali reso necessario dai brogli del fronte “democratico”, Norbert Hofer, candidato dell’FPO, è avanti nei sondaggi di oltre 8 punti.
La gente ha di colpo nostalgia di Hitler? No, la gente è stanca della vita che sta vivendo, delle condizioni delle proprie città, dell’ottusità di una politica che risponde ad agende eterodirette e non al bene comune. La Merkel sta pagando, a caro prezzo, la scelta suicida del 2015, quando ha deciso di aprire le porte del Paese a quelli che nella sua testa erano profughi e, nella realtà, si sono trasformati in 1,1 milioni di clandestini nullafacenti e, per buona parte, attivamente pronti a delinquere. La Cancelliera aveva venduto la bugia della manodopera che avrebbe portato beneficio all’industria tedesca, invitando gli imprenditori ad assumere, anche grazie a sgravi fiscali: in un anno sono stati assunti 54 migranti su 1,1 milioni, per il semplice fatto che non parlano tedesco e non sono in grado di fare i lavori richiesti.
Per quale ragione un tedesco dovrebbe votare chi ha creato tutto questo? E, infatti, da buona politica qual è, la Merkel ha tentato, vedendo arrivare la scadenza elettorale (tra due settimane toccherà al Land di Berlino) di mettere una toppa, lanciando la sua crociata contro il burqa: troppo tardi, la gente la freghi una volta sola.
E lo stesso discorso vale per Renzi e il referendum costituzionale, sulle prime un esame di maturità per il premier e il suo governo e ora soltanto un impiccio, un qualcosa che se si riesce a depotenziare è meglio: troppo tardi e non perché la gente sia appassionata al tema, penso che il 90% degli italiani se ne freghi bellamente dei contenuti, ma perché personalizzando il quesito, esattamente come la Merkel ha messo la faccia sulla questione migranti, si è creato un bersaglio. E ora, la gente, vuole centrarlo quel bersaglio, vuole dire chiaro e tondo “basta”.
Un’intera classe dirigente sta, grazie a nostro Signore, sparendo: François Hollande è il classico dead man walking e l’alternativa al Front National è quel Napoleone in sedicesimi di Nicolas Sarkozy, uno cui non far amministrare nemmeno un condominio. Merkel e Renzi sono al tramonto, la Brexit poi ha dimostrato al mondo intero che mandare a quel Paese quella consorteria massonica e burocratica conosciuto come UE fa solo bene, basti vedere il dato della produzione industriale britannica rispetto a quelli dell’eurozona.
L’enorme inganno è finito, certo i titoli di coda potranno riservare qualche sorpresa ma la trama ormai è decisa, non vedo in giro sceneggiatori in grado di fornire il proverbiale colpo d’ala: certo, c’è la finanza, ci sono i mestatori occulti alla George Soros (strano il silenzio dei media sulle mail al suo riguardo intercettate da Wikileaks, vero?) ma per quanto credete che possa durare lo show? Il mercato è in bolla assoluta, campa della liquidità delle Banche centrali e niente di più.

L’altro giorno è fallita la settima azienda di spedizioni navali al mondo e la prima della Corea del Sud, la Hanjin Shipping, per il semplice fatto che il trasporto merci al mondo è fermo, siamo in una recessione globale assoluta. Parliamo di un’azienda che faceva operare cargo per 100 milioni di tonnellate all’anno, costretta ad andare con i libri in tribunale perché le banche le hanno tolto il supporto: quanto credete che potrà durare ancora la grande farsa della ripresa grazie al QE? Stando all’azienda di consulting Alphaliner, il fallimento della Hanjin Shipping è il più grande della storia in fatto di capacità operativa. Qualche media, anche specializzato in economia e finanza, lo ha detto?

 

 

Questa tabella mette in prospettiva il ruolo mondiale della Hanjin Shipping nel comparto dello shipping. Siamo, grazie a Dio, agli ultimi rantoli di un decennio politicamente rivoltante, ora però occorre costruire un’alternativa che non sia solo protesta, odio e populismo da chiacchierata al bar. Ma un’alternativa che sappia anche guardare in faccia la realtà e dire, a partire dalla questione immigrazione, che quando è troppo, è troppo. Senza paura. E senza ideologia.

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