STX-FINCANTIERI/ Gli “appunti” per l’Italia in caso di resa francese

- Paolo Annoni

Sembra che lo Stato francese sia pronto ad accettare una maggioranza italiana nel capitale di Stx. Per il nostro Paese c’è comunque da imparare da questa vicenda. PAOLO ANNONI

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Emmanuel Macron (Lapresse)

La vicenda Fincantieri/Stx si starebbe avviando a una conclusione positiva. Lo Stato francese avrebbe deciso di rispettare gli accordi che prevedevano una maggioranza “italiana” a guida Fincantieri. Gli accordi erano stati unilateralmente rotti dal Governo di Parigi che aveva deciso di nazionalizzare la società cantieristica pur di non dare agli azionisti italiani la maggioranza assoluta. La nuova soluzione ricalcherebbe quella vecchia con l’aggiunta di ancora maggiori poteri del governo francese sulla governance e sulla strategia.

La prima riflessione che si può fare riguarda l’enorme fatica che si è resa necessaria al governo italiano per concludere un affare che ha per oggetto una società francese semi-fallita; questo mentre negli ultimi anni e in questi stessi mesi società francesi prendevano il controllo di aziend sane, grandi e strategiche italiane senza alcun ostacolo.

Un secondo spunto riguarda le modalità di intervento del governo francese. La Francia non ha esitato a stracciare degli accordi firmati fregandosene di tutta la letteratura sul “mercato” e sull'”Europa” pur di assicurarsi una presa solida su un’azienda ritenuta strategica e con importanti riflessi occupazionali. Comportandosi in questo modo ha ottenuto due obiettivi: il primo è stato dire ancora una volta al mondo che chi va in Francia lo fa alle regole del suo Governo e del suo sistema Paese e rispettandone gli interessi; il secondo è aver blindato gli indirizzi strategici della società assicurandosi che gli azionisti italiani non potranno mai sgarrare. L’Italia dovrebbe prendere appunti e farsi un enorme e triste esame di coscienza su come sono stati affrontati decine di dossier negli ultimi anni in cui si è perso anche il minimo potere di indirizzo su settori strategici. Nell’attuale Europa ci si deve comportare come fa la Francia, non come ha fatto l’Italia.

Un ultimo aspetto riguarda le continue ipotesi di un’alleanza più ampia tra Italia e Francia che coinvolga anche il militare. A questo proposito bisognerebbe dire che l’Italia non ha nessun debito con la Francia, ma che è ancora ampissimamente a credito. Sarebbe veramente incredibile se questa “resa” francese fosse propedeutica a un’alleanza più ampia in cui si consegnerebbe il militare alla Francia per restituire il favore. Le due parti non possono essere messe sullo stesso piano, sia perché il militare è molto più ricco e molto più strategico del civile, sia perché non si può fare pari e patta con tutto quello che l’Italia ha perso a beneficio della Francia negli ultimi anni per il piccolo affare su Stx.

L’unica conclusione che si può trarre per ora da questa vicenda è che nelle ultime settimane abbiamo avuto l’occasione di capire come si difende un sistema Paese e che “il mercato” o “l’Europa” non possono essere la scusa per accettare qualsiasi cosa.

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