SPY FINANZA/ Italia, dopo Fincantieri-Stx il peggio deve ancora venire

- Mauro Bottarelli

Visto l'atteggiamento mostrato da Macron non si può non rilevare come sia in atto una guerra all'interno dell'Europa. E l'Italia ne esce a pezzi, dice MAURO BOTTARELLI

macron_trump_2_lapresse_2017 Macron e Trump, foto LaPresse

Mea culpa, ho sbagliato. Ho sbagliato a sostenere Marine Le Pen alla presidenziali francesi e, ora, è la cronaca, l’attualità a dimostrarlo. Quindi, è giusto che chieda scusa. Perché avrà anche perso 10 punti percentuali di sostegno in un solo mese, ma, nell’ultima settimana, Emmanuel Macron si è dimostrato davvero un partner leale, un amico dell’Italia e, soprattutto, un leader europeo che pensa al bene della casa comune e non agli interessi particolari della sua nazione. Bravo chi, anche da queste pagine, ne magnificava l’avvento, avendo capito in anticipo quale iniezione di sussidiarietà europeista ci avrebbe garantito lo sbarco del golden boy di Attali all’Eliseo: io sono tardo di comprensione, devo sempre sbatterci la testa.

Sull’immigrazione, poi, non c’è paragone con quella fascista della Le Pen, la situazione di Ventimiglia è lì dimostralo plasticamente. D’altronde, come non essere soddisfatti della convocazione unilaterale di un vertice che ci ha, di fatto, tolto nuovamente il ruolo di mediazione privilegiata verso la Libia, dopo la geniale intuizione del Quirinale di seguire Sarkozy e Cameron nel 2011? E come non gioire per la reazione da beota del governo alla richiesta di al-Sarraj per il dispiegamento di navi italiani in acque libiche? Qualcuno spieghi a Gentiloni e soci che, così facendo, non solo ci ritroveremo isolati, ma saremo anche percepiti come elemento ostile e di minaccia da parte della popolazione libica, di fatto frantumata in mille rivoli tribali, facilmente corruttibili (e la Francia, al riguardo, può fare scuola in terra africana).

Nel frattempo, guarda caso, Emmanuel Macron annuncia la creazione di hot-spot francesi per l’identificazione proprio su territorio libico, «con o senza Europa»: cosa significa questo? Che il democratico, progressista e illuminato Macron “scremerà” la massa migrante prima che si imbarchi: chi ha diritto e, soprattutto, chi risulta idoneo alle necessità del mercato del lavoro francese, potrà partire. Gli altri, tanti saluti, provino la via del mare che sarà presidiata da nostre navi, quindi – in ossequio al Trattato di Dublino e alla sentenza di mercoledì della Corte Ue – arriveranno tutti in Italia. Dove resteranno, alla modica cifra per le casse dello Stato di 4,2 miliardi l’anno. E cosa risponde Gentiloni alla mossa francese? «Abbiamo una nostra agenda che è basata sull’accoglienza».

Ma se la questione migranti è allarmante, che dire di quella economica? Di fatto, Macron sta facendosi beffe degli accordi presi con Fincantieri e intende nazionalizzare quelli di Saint Nazaire, gli Stx, mettendo proditoriamente le mani sulla fetta più grande della torta: il comparto militare, un business da 40 miliardi. Al netto del ministro Calenda, il nostro esecutivo ha dato vita a una versione 2.0 di Caporetto. E sapete perché Macron ha fatto partire questa offensiva senza precedenti, quasi un blitz su più fronti? Perché essendo stato messo all’Eliseo dai poteri forti, ha un’agenda scritta da altri da seguire: e chi l’ha scritta, sa benissimo come stanno davvero le cose. Mercoledì sera la Fed, come ampiamente previsto, ha mantenuto fermi i tassi di interessi, scegliendo oltretutto un atteggiamento da ultra-colomba: l’inflazione non va come deve, quindi molta calma con i rialzi. E anche l’operazione di deleverage del bilancio può attendere, nonostante la si continui ad annunciare con la formula del “partirà tra poco”: non è vero, non partirà affatto.

La Fed quest’autunno andrà in reverse sulla politica monetaria e sarà proprio l’Europa a guida Macron a consentirglielo. Non vi pare strana la relazione quasi fraterna esplosa immediatamente fra il presidente francese e quello Usa? Non è che durante la visita di Trump a Parigi per le celebrazioni del 14 luglio, sia stato deciso il futuro dell’Ue nel breve termine, a partire dal dossier libico? Ieri mattina l’euro era ancora ai massimi da due anni sul dollaro, attorno a quota 1,1756: direte voi, normale dopo i rialzi degli ultimi giorni e l’atteggiamento attendista della Fed. Vero, peccato che tocchi fare i conti con questi grafici, i quali ci mostrano un netto – troppo netto – deprezzamento del dollaro proprio poco prima che la Federal Reserve rendesse nota la sua decisione sui tassi.

Come mai? Chi sapeva cosa? Ewald Nowotny, membro del Governing Council della Bce, aveva la bella idea di rilasciare un’intervista al quotidiano austriaco Salzburger Nachrichten, senza imporre l’embargo rispetto alle dichiarazioni della Fed e nella quale sparava un vero e proprio calcio negli stinchi a Mario Draghi: «La Bce dovrebbe mandare, presto, segnali chiari riguardo quando intende far terminare il programma di Qe, alla luce del miglioramento dell’economia europea». Boom, come dire ai mercati, il tapering è in arrivo! Ovviamente, l’euro si apprezza e con poche parole dal sen sfuggite, ecco vanificato ogni potenziale effetto traino della Fed sul dollaro per bloccare il rally delle divisa unica europea. A che gioco stanno giocando in Bce? Come mai Nowotny, di punto in bianco, si sente in dovere di mettere in discussione pubblicamente e apertamente quanto detto da Mario Draghi non più tardi di giovedì scorso al termine della riunione del board? Addirittura parlando di «rischio distorsioni sul mercato, a causa dei tassi di interesi negativi». Erano sue parole o il testo lo aveva scritto la Bundesbank, oltretutto scegliendo un timing perfetto?

Forse i dati relativi ai ricavi di Deutsche Bank (-18% quelli da trading) spaventano più di un’eventuale flessione dell’export a causa dell’euro troppo forte? Forse esiste davvero un rinnovato asse renano, questa volta con la Francia in netta posizione di forza, che ha dato vita a un patto segreto con Donald Trump: dollaro debole a fronte di qualcos’altro? Io non so cosa possa essere quel qualcosa, ma che nel cuore d’Europa sia in atto una guerra la dimostra il fatto che l’intera classe imprenditoriale tedesca sia sul piede di guerra per le nuove sanzioni Usa contro la Russia e il governo Merkel taccia, nonostante il voto ormai incombente del 24 settembre. E noi, poveri italiani, cosa facciamo? Nulla. Assolutamente nulla, se non farci calpestare quotidianamente da chiunque e su qualunque argomento.

Il tutto, ovviamente, in nome della lotta al populismo e in favore dell’Europa. Gran bella cosa quest’Europa, cominciamo ad accorgercene, forse. Il tutto, a livello finanziario globale, con il misuratore di volatilità, il VIX, che mercoledì a New York ha toccato il minimo record di tutti i tempi: 8.84. Nemmeno se crescessero i soldi sugli alberi e i ruscelli fossero pieni di oro liquefatto si potrebbe sperare in un risultato del genere, figuriamoci in un mondo in bolla sia equities che obbligazionaria e con la tensione geopolitica alle stelle, almeno formalmente. È chiaro che c’è una trama che sottende tutte queste mosse e il duo Macron-Trump sa molto più di quel che sembra.

Una cosa appare certa, però: l’Italia è in pieno nel mirino e se pensate che la crisi dei cantieri STX sia l’epilogo, vi sbagliate di grosso. Una mossa come quella di Nowotny in seno alla Bce parla di un qualcosa di più di una fronda, parla del rischio di un ammutinamento a breve. Forse, ragionando in quest’ottica, si farà anche la figura dei populisti, ma si arriva anche a capire quale può essere il des che Trump ha promesso a Macron. È guerra aperta: e noi, invece, ancora parliamo di partner europei. Poveracci.







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