FINANZA/ Il piano europeo per commissariare l’Italia dopo le elezioni

- int. Francesco Forte

Dopo il voto in Germania, a breve gli occhi dell’Europa e dei mercati torneranno a rivolgersi verso l’Italia, dove si vota nel 2018. Il commento di FRANCESCO FORTE

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

Dopo il voto in Germania, a breve gli occhi dell’Europa e dei mercati torneranno a rivolgersi verso l’Italia, dove ci sarà uno degli appuntamenti elettorali più importanti del 2018. In effetti già alcuni report di importanti banche d’affari internazionali hanno cominciato a portare l’attenzione degli investitori alle elezioni politiche italiane. «Quello che preoccupa è l’instabilità», dice l’economista ed ex ministro delle Finanze Francesco Forte. «Anche in Germania i numeri della Merkel saranno risicati, ma in Italia la situazione è peggiore. Sebbene sia teoricamente possibile immaginare una coalizione tra il Pd e il centrodestra, nelle pratica essa creerebbe non pochi problemi a ciascuna delle componenti. Credo a livello europeo ci si preoccupi del fatto che dal panorama politico italiano non sembra emergere la possibilità di creare coalizioni con un alto grado di coesione».

Cosa potrebbe accadere quindi dopo le elezioni?

Può darsi che si debba ritornare a votare, che ci sia un governo tecnico oppure uno con una presidenza “scolorita” come quello di Gentiloni. Dopo il discorso sullo stato dell’Unione di Juncker e visto quel che i liberali di Fdp chiedono alla Merkel, mi sembra in ogni caso che l’idea dei nostri partner sia quella di creare un nuovo sistema europeo orientato a costringere gli italiani a ubbidire alle regole dell’Ue qualsiasi cosa accada.

Insomma, avremmo un’Italia eterodiretta sotto il “rivestimento” europeo del ministro unico dell’Economia e delle Finanze.

Esatto. L’Italia dovrà affrontare i problemi derivanti dalla fine del Qe e della flessibilità, dalle difficoltà di liberalizzare il mercato del lavoro. Se non ci sarà una coalizione abbastanza coesa per far fronte a tali questioni, il sistema europeo è comunque organizzato per cercare di controllare l’Italia. 

Questo commissariamento dell’Italia si potrebbe evitare?

Bisogna considerare due questioni. La prima è la possibilità che ci sia una coalizione vincente alle elezioni. La seconda è quale interlocutore i partner europei, in particolare la Germania, gradirebbero di più. Da questo secondo punto di vista, anche se non è chiaro se sia ancora anti-euro, il Movimento 5 Stelle è considerato populista e pericoloso, anche per l’esperienza amministrativa dimostrata. L’attenzione sarà quindi puntata sul Pd, con le sue correnti, e sul centrodestra nelle sue tre componenti. Dal punto di vista politico, tuttavia, Angela Merkel dovrebbe essere a favore di Forza Italia, perché aderente al Ppe.

Dunque ci sarà una sorta di preferenza per il centrodestra?

Credo che a livello europeo lo si preferirà, ma non nel senso che lo si aiuterà, concedendogli più flessibilità nel caso andasse al Governo, bensì considerandolo comunque un interlocutore.

E come la mettiamo con le posizioni anti-europee di Salvini e Meloni?

Proprio il fatto che potrebbe esserci un’accoglienza positiva da parte dei partner indurrà Salvini e Meloni a essere meno anti-europei. In sintesi, credo che l’ipotesi di una vittoria del centrodestra sarebbe l’unica auspicabile. Certo, dovrebbe sempre stare a sentire quello che gli viene detto dalla Commissione europea, magari con Schaeuble a fare il “Superministro” dell’economia. Tuttavia ci sarebbe almeno la speranza di mantenere un minimo grado di autonomia: o c’è un governo in grado di fronteggiare i nuovi falchi oppure saremmo come i capponi di Renzo, saranno guai.

Dunque lei ritiene che il centrodestra possa arrivare anche al 40% dei voti. E se invece dovesse riuscirci una coalizione guidata dal Pd?

Se vincesse il Pd, non sarebbe considerato comunque un interlocutore affidabile. I socialisti sono spariti a livello europeo, in Germania in particolare, dunque non avrebbe sponde a Berlino. Inoltre, siccome finora ha sostenuto le flessibilità e non ha frenato il debito pubblico nonostante il Qe, ciò lo qualifica come inaffidabile. Dovrebbe avere coraggio di rinunciare alle mance elettorali e far scendere il deficit all’1,5% del Pil: allora si potrebbe presentare come interlocutore credibile, ma attualmente non lo è. 

(Lorenzo Torrisi)

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