IL CASO/ La carota velenosa portata in Italia da Macron

Emmanuel Macron ha fatto tappa ieri a Roma, dove ha incontrato Sergio Mattarella e Paolo Gentiloni, per porre le basi del Trattato del Quirinale. FRANCESCO FORTE

12.01.2018 - int. Francesco Forte
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Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni (LaPresse)

Emmanuel Macron ha fatto tappa ieri a Roma per incontrare sia Sergio Mattarella che Paolo Gentiloni. L’obiettivo di questa visita è stato porre le basi per giungere a un accordo che è già stato battezzato il trattato del Quirinale. “Il trattato del Quirinale consente di formalizzare cooperazioni già presenti riunendole in un unico quadro. Esso deve dare un ambito a quello già presente e, nello stesso tempo, costruire nuove ambizioni che vanno disegnate per i prossimi 5-10 anni”, ha spiegato il Presidente francese, mentre il Premier Gentiloni ha fatto capire che una delle finalità di questo accordo riguarda anche il futuro dell’Ue: “L’Italia, la Germania e la Francia certamente hanno bisogno di essere tra i promotori di un’Europa più ambiziosa e il fatto che tra questi paesi si strutturi meglio una collaborazione è assolutamente fondamentale”. Francesco Forte, economista ed ex ministro, non può non notare che un accordo così importante «non può essere finalizzato da un Governo di fatto scaduto. Non rientra certo nell’ordinaria amministrazione. Si può fare un accordo preliminare, ma nulla di più».

Professore, Macron sta anche lavorando a un trattato con la Germania da siglare forse già questo mese. In questo quadro come va visto l’avvicinamento a Roma?

L’avvicinamento a Roma dipende dal fatto che Macron ci offre una “carota” allo scopo di ottenere un beneficio su altri fronti, riguardanti le vicende di Vivendi-Telecom Italia e Stx-Fincantieri. In realtà, il viaggio di Macron serve a perorare la causa delle imprese con le quali esiste una sorta di contenzioso italo-francese. 

E quali obiettivi ha in mente il Presidente francese su queste due vicende?

Nel caso di Telecom si può raggiungere un accordo vantaggioso per entrambe le parti, mentre nel caso di Stx-Fincantieri l’intento è quello di allargare la “cooperazione” anche al settore della difesa, alle forniture militari, in cui i francesi possono diventare di fatto maggioranza, pur avendo noi le tecnologie che possono essere interessanti. È chiaro che un accordo di questo genere non ha senso per noi: non possiamo regalare questo vantaggio tecnologico e farci mettere in minoranza. Siccome poi la difesa si collega anche al settore petrolifero dove Italia e Francia sono rivali…

Quello che abbiamo da perdere sembra piuttosto chiaro. Ma qual è la “carota” che è venuto a offrire Macron: il fatto di poterci accomodare a un tavolo che conta a livello europeo?

Sì. Ed è giusto cercare un accordo con i francesi per controbilanciare la Germania. Non essendoci più il Regno Unito, infatti, Berlino ha una sorta di maggioranza relativa. Se si accorda con i tedeschi, Parigi diventa minoranza di questa maggioranza relativa. Perciò anche ai francesi interessa un accordo in cui ci siano gli italiani. Anche perché così possono fare da arbitro e trarne vantaggio.

Gentiloni ha detto di augurarsi che il prossimo Governo sostenga il progetto europeo e ha anche assicurato di non aver parlato con Macron di politica interna ed elezioni…

Resta il fatto che dal punto di vista elettoralistico questa visita di Macron serve al Pd per cercar di far vedere che viene considerato un partner importante e affidabile all’estero. Non bisogna però dimenticare l’atteggiamento che Renzi nei mesi scorsi ha avuto nei confronti dell’Unione europea. Quindi forse è un po’ tardi per accreditarsi realmente come tale.

Visto l’attivismo mostrato in Africa, in Medio Oriente e persino in Cina, approfittando forse anche della situazione di stasi in Germania, Macron sta cercando di prendere in mano le redini dell’Europa. Non trova?

È vero, ma credo che Macron, forse per presunzione, non stia facendo bene i suoi conti. Una volta che la Germania avrà un governo, quale che sia, non permetterà che Parigi comandi in Europa. E poi questa confusa azione francese, per esempio in Libia, non ci giova. Non si può pretendere che la Francia rappresenti l’Unione europea di fronte agli altri paesi del mondo. Non scordiamoci poi che Berlino ha una serie di alleati tra i paesi del nord, dell’est, oltre che quelli confinanti come l’Austria. La Germania ha infine un surplus di bilancio con cui può fare politiche a beneficio di altri paesi europei, la Francia è in deficit. L’unica cosa che Parigi può vantare è un sistema finanziario e bancario più forte. 

Quest’anno si entrerà nel vivo del dibattito sulla riforma dell’Eurozona, con l’ipotesi di creare un Fondo monetario europeo e un super-ministro delle Finanze Ue. Crede che ci sarà uno scontro tra Francia e Germania o piuttosto che troveranno un’unità di intenti?

La linea tedesca è un po’ diversa da quella francese, quindi è difficile che si arrivi a un accordo. Molto dipenderà dal tipo di governo che si formerà in Germania. Nel caso di grande coalizione, Macron ha più speranze, perché i socialdemocratici tedeschi hanno una linea più flessibile e ragionevole. Se invece si dovesse tornare al voto e ci fosse uno sbilanciamento a destra, con i liberali, allora prevarrebbe una linea ideologica che non è facilmente conciliabile con quella francese. A mio avviso, in questo dibattito sulla riforma dell’Ue il punto cruciale è il ruolo del Fondo monetario europeo. La politica fiscale comune vorrebbe poi una modifica del Fiscal compact, che però richiede alcuni anni per essere realizzata. 

(Lorenzo Torrisi)

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