I NUMERI DEL DEF/ Un pasticcio che fa perdere voti a Lega e M5s

- int. Francesco Forte

Il Governo ha cambiato alcune cifre della Nota di aggiornamento del Def. Il risultato non è soddisfacente e Lega e M5s perderanno voti, dice FRANCESCO FORTE

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Giuseppe Conte e Matteo Salvini (Lapresse)

Il Governo ha cambiato alcune cifre della Nota di aggiornamento del Def, lasciando sì per il 2019 il deficit/Pil al 2,4%, ma abbassandolo al 2,1% e all’1,8% nei due anni successivi. Confermate invece le principali misure che saranno all’interno della Legge di bilancio, anche se ieri si è assistito a un “balletto” sulle risorse da destinare al reddito di cittadinanza iniziato da Matteo Salvini. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle, compreso Luigi Di Maio, hanno subito corretto l’alleato, evidenziando che per la misura saranno stanziati 10 miliardi di euro e non 9 o persino 8 come detto dal leader della Lega. «L’impressione è quella di un qualcosa di raffazzonato all’ultimo minuto con delle acrobazie contabili che rischiano di non essere credibili. Come fa a scendere il deficit se si fa partire una misura, il reddito di cittadinanza, che è destinata a durare nel tempo e a consolidarsi?», è il commento di Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, alla nuova versione della Nadef.

Professore, i cambiamenti sono stati apportati per via della pressione dell’Europa su un deficit ritenuto troppo alto. Si può dire che ora è tutto risolto?

Non credo che sia stato risolto anzitutto il problema del bilancio italiano, visto che ci sono gli articoli 81 e 97 della Costituzione, che sono molto simili alle regole europee e che sono stati importanti per consentire alla Bce di dar vita al Qe e abbassare lo spread: un indice che è più importante per le imprese che per lo Stato, perché quest’ultimo può anche caricare i costi in più sul bilancio pubblico, mentre le prime non possono fare debiti a piacere, ma devono rinunciare a un finanziamento se è troppo costoso o competere con costi più alti dei concorrenti. Per me il risultato non è soddisfacente né a livello italiano, né a livello europeo, né, soprattutto, a livello degli effetti sulle imprese. 

Il suo è un giudizio molto severo…

Sì, ma bisogna dire che in primo luogo non è stato cambiato il deficit previsto per l’anno prossimo. Inoltre, sembra che la sua diminuzione per il futuro venga affidata a una crescita del Pil spinta proprio dalle misure che verranno adottate con la Legge di bilancio. La tesi potrebbe aver senso sul lato dei consumi, ma non su quello della produzione e degli investimenti, in quanto è chiaro che se lo spread resta elevato influisce negativamente sul finanziamento privato e quindi il Pil non cresce. Gli investimenti pubblici inoltre non sembrano sufficientemente consistenti. E non bisogna dimenticare che già Padoan e Renzi hanno agito sulla leva dei consumi, senza però grandi effetti. In sintesi ci sono due cose che non vanno dopo questo aggiustamento su pressione di Bruxelles: 1) è inadeguato quantitativamente e temporalmente; 2) la crescita del Pil che dovrebbe far calare il deficit è assolutamente arbitraria.

Come vede invece i rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle dopo i “battibecchi” di ieri sul reddito di cittadinanza?

Bisogna dire in primo luogo che Di Maio è riuscito a ottenere almeno il doppio di quel che porta a casa Salvini. La riforma delle pensioni piace a entrambi. La Lega ottiene una riduzione fiscale minima e un aumento irrisorio delle spese per l’ordine pubblico. Il Movimento 5 Stelle invece porta a casa reddito e pensioni di cittadinanza. E non bisogna dimenticare che il costo di quest’ultime misure, che andranno perlopiù al Sud, verrà pagato principalmente dal Nord Italia. Solo che nel Mezzogiorno si rischia di creare una sorta di invida tra chi riuscirà a prendere reddito o pensione di cittadinanza e chi no. Se i 5 Stelle pensano di guadagnare voti, quindi, si sbagliano di grosso. 

In buona sostanza con la manovra rischiano di perdere consensi entrambi i partiti di Governo?

Sono convinto che i leghisti perderanno voti al Nord, ma ancora di più ne perderanno i 5 Stelle al Sud, per le invidie che ho detto, soprattutto tra quanti lavorano per riuscire ad arrivare alla fine del mese e quanti invece potranno guadagnare senza fare nulla. In certe zone, poi, 780 euro al mese possono essere una cifra importante. 

(Lorenzo Torrisi)

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