TRATTATIVA ITALIA-UE/ Il grande patto per non farci cacciare dall’euro

Per uscire dall’impasse l’Italia ha la possibilità di avviare una vera trattativa con l’Ue per far sì che si abbassino i tassi di interesse sui titoli di stato

30.11.2018 - int. Sergio Cesaratto
Giuseppe Conte con Jean-Claude Juncker (LaPresse)

“Stiamo lavorando giorno e notte, o meglio lo stanno facendo gli esperti, per valutare quanti soldi effettivamente nel 2019 serviranno per garantire il superamento della Fornero, la riduzione delle tasse alle partite Iva, il reddito di cittadinanza. Quindi quando ci sarà la somma totale investiremo i soldi che eventualmente avanzeranno in tutela di territorio, strade, ponti, montagne, fiumi e andremo a Bruxelles a testa alta portando rispetto e chiedendo rispetto con l’obiettivo di far crescere questo Paese”. Con queste parole Matteo Salvini ha fatto il punto con i giornalisti sulla trattativa in corso tra Roma e Bruxelles sulla manovra. «Per adesso mi sembra che non si vedano reali possibilità di accordo. Non credo che la Commissione europea si accontenterà di limature superficiali relative al 2019, lasciando poi invariate le cose per il 2020 e il 2021. Non si vede nemmeno una vera trattativa. Il Governo italiano potrebbe in un certo senso dare di più, ma anche chiedere di più», ci dice Sergio Cesaratto, Professore di Economia politica all’Università di Siena.

In che senso il Governo potrebbe chiedere di più?

Il Governo può andare più incontro alle richieste, senza certamente tornare a quanto concordato dal Governo Gentiloni, ma in cambio di un grande accordo in cui le autorità europee si pronunciano a garanzia della solidità dei titoli di stato italiani. Potrebbe chiedere che Commissione europea e Bce prendano un impegno forte sui nostri titoli di stato, un po’ come il famoso whatever it takes di Draghi del 2012.

Che vantaggio ne tratterebbe il Governo?

I tassi di interesse sui titoli del debito pubblico scenderebbero ben sotto i livelli di marzo, intorno più o meno a quelli pagati dalla Francia. Questo permetterebbe al Governo di trasferire gradualmente nel tempo le risorse che si spendono per gli interessi a interventi come il reddito di cittadinanza e la Quota 100, per i quali gli elettori hanno votato. L’esecutivo dovrebbe però anche dire che la riduzione del rapporto debito/Pil è in questo momento impossibile, garantendo comunque che non aumenterà. In sintesi, il Governo si impegnerebbe a stabilizzare il rapporto debito/Pil, a garantire la permanenza nell’euro e il rispetto degli obiettivi sul disavanzo annuale, in cambio di tassi di interesse molto bassi che possono consentire di trasferire risorse dalla spesa per interessi a interventi per sostenere la domanda interna.

Non sembra uno scambio facile da far accettare all’Ue…

Capisco che l’Europa possa dire no, ma non vedo altrimenti elementi di trattativa. Del resto oltre ad averla avanzata da tempo altri colleghi ed io, questa proposta, seppur con differenti dettagli, è stata recentemente lanciata da David Folkerts-Landau, capo economista della Deutsche Bank. Lui stesso riconosce che l’Italia è stata frugale dagli anni Novanta, che quindi di sacrifici ne abbiamo fatti molti, ma questo alla fine ha solo peggiorato le cose. Dunque è assurdo chiedere altri sacrifici. L’Italia ha bisogno di rilanciare la domanda interna e può farlo con le risorse che si liberano dalla spesa per interessi.

Professore, in settimana il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, è stato a Roma dove ha parlato con Giovanni Tria e Luigi Di Maio non solo della trattativa tra Italia e Commissione Ue, ma anche del progetto di riforma delle istituzione europee. Non pensa che le due cose possano intrecciarsi, cioè che lo scambio che possa esserci proposto per una minor rigidità sulla manovra riguardi l’accettare questa riforma?

Il contenuto della proposta di riforma formulata da Macron, che la Germania ha accettato, non è qualcosa in grado di dare vero sollievo in un momento di crisi. Si parla infatti di un fondo da 20 miliardi l’anno e per noi vorrebbe dire versare 2-3 miliardi l’anno “a fondo perduto”, considerando che non ne trarremmo beneficio. In questa proposta vedo l’idea molto neoclassica di accumulare risorse nei tempi buoni da spendere nei tempi cattivi. Tuttavia, accumulare nei tempi buoni significa rinunciare a parte della crescita: risparmiare vuol dire togliere risorse alla domanda. Certo il tema potrebbe essere oggetto di scambio, ma solo nell’ambito del grande accordo di cui ha parlato prima, magari con l’impegno italiano a non mettere un veto. A Scholz andrebbe comunque ricordata una cosa.

Quale?

Che la Germania non può continuare ad avere un surplus che viola tra l’altro le regole Ue. Possibile che mentre l’economia europea è in condizioni che non possiamo certo dire prospere la Germania non spenda, non faccia investimenti? Un messaggio importante andrebbe mandato anche a Bruxelles: se l’economia europea sta per entrare in recessione e a livello europeo non si fa nulla per contrastarla, come può chiedere all’Italia una manovra recessiva? In questo modo è l’Ue a spingerla fuori dall’euro. Come ha riconosciuto anche Folkerts-Landau, l’Italia ha fatto sacrifici che ha pagato con la stagnazione e se nel momento in cui vuole stimolare la domanda interna lo spread sale e l’unica risposta di Bruxelles è chiedere sacrifici, allora l’Italia viene spinta verso l’uscita.

(Lorenzo Torrisi)