SPILLO/ Euro e banche, la truffa aggravata subita dall’Italia

Con il passaggio dalla lira all’euro, e con la presenza di banche la cui proprietà è di fatto straniera, l’Italia ha subito un doppio danno alla propria ricchezza

08.11.2018 - Paolo Tanga
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Lapresse

Capire il meccanismo dell’euro non è facile, soprattutto per noi italiani, che siamo stati abituati ad avere le banche pubbliche. Se il sistema finanziario, assicurativo e bancario è di proprietà pubblica, i guadagni che questi sistemi realizzano rifluiscono nelle entrate dello Stato e contribuiscono a mantenere alto il livello dei servizi pubblici.

Se ci confrontiamo con la Francia e la Germania, in Europa siamo gli unici ad avere questi sistemi di proprietà privata e, peggio, a maggioranza partecipativa di capitali stranieri. Questo significa che più utilizziamo questi servizi (per inciso, dobbiamo riflettere sul fatto che siano stati imposti a tutti con una legge dello Stato) e più i loro proprietari guadagnano; siccome sono di proprietà estera, gli utili sono stati obbligatoriamente dirottati nei Paesi proprietari, diminuendo la ricchezza dell’Italia. Se un giudice venisse illuminato, come è capitato a me, si sveglierebbe dal torpore e capirebbe la truffa aggravata: spoliazione della ricchezza dello Stato, obbligo ad agire d’ufficio.

Ma non finisce qui. Quando c’era la lira la Banca d’Italia aveva il compito di emettere le banconote e godeva della sovranità monetaria, ma in cambio versava allo Stato l’1% del circolante, cioè impiegava 100 anni per restituire il valore nominale di quello che guadagnava dal signoraggio di emissione. Con l’euro questo versamento è venuto a mancare e la Banca d’Italia trattiene su 100 emessi 92 euro e gli altri 8 li cede gratuitamente alla Bce. Allora, con il passaggio dalla lira all’euro, lo Stato ci rimette l’1% e poiché il sistema monetario è diventato straniero ci rimettiamo anche gli interessi che lo Stato deve pagare sul suo debito e quello che i cittadini hanno contratto con le banche con capitale a partecipazione estera: la nostra moneta sarebbe costata molto meno, ma soprattutto non drenava la ricchezza reale del Paese.

Abbiamo finito? Assolutamente no! Tutto il valore delle banconote e dei depositi elettronici attribuiti all’Italia e della creazione bancaria, cioè il vero signoraggio, è diventato di colpo di proprietà estera. Quello che era nostro è diventato il nostro debito!

(2- fine)