MANOVRA E POLITICA/ Di Maio e Salvini affidano la finanziaria all’Ue

Il Governo continua a lavorare alla Legge di bilancio. Le premesse non sono però buone. Per colpa di Salvini e Di Maio deciderà l’Europa, dice GUSTAVO PIGA

09.08.2018 - int. Gustavo Piga
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Il vertice di maggioranza sulla Legge di bilancio di ieri è stato preceduto dall’incontro di Giuseppe Conte con i giornalisti prima della pausa estiva. Il Premier, nell’occasione, ha spiegato che l’obiettivo del Governo è quello di “mettere a punto una manovra che sia seria, rigorosa, coraggiosa”. Dichiarazioni arrivate nello stesso giorno in cui Il Sole 24 Ore ha pubblicato una lunga intervista a Giovanni Tria, con al centro sempre la Legge di bilancio. Il ministro dell’Economia ha ribadito che “l’avvio delle misure principali del Governo”, come reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni e flat tax, “è compatibile con i vincoli di finanza pubblica”. Secondo Gustavo Piga, professore di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, nonostante le parole del Premier e del ministro “continuiamo a navigare a vista, come gli operatori di mercato, con una serie di scenari possibili relativi alla manovra. E questo fa male allo spread”.

A quali scenari fa riferimento?

Io ne vedo almeno quattro: deficit/Pil al 5%, risultato di una vera manovra giallo-verde; deficit/Pil al 3%, scenario che comprende la regola per cui gli investimenti pubblici sono scorporati; deficit/Pil a meno dell’1%, secondo le raccomandazioni austere europee; infine, leggendo l’intervista di Tria, si può pensare a una manovra “non troppo correttiva”, con un deficit/Pil intorno all’1,5%. Ci sono quattro livelli di deficit e nessuno sa che probabilità attribuire a ognuno di essi. Il dubbio si scioglierà con la nota di aggiornamento del Def a settembre.

Com’è possibile che ci sia questa situazione di incertezza?

Questa incertezza ha una chiara responsabilità, non attribuibile a Tria o a Conte, ma ai due leader della coalizione giallo-verde. Si parla tanto di “piano B”, ma manca ancora un “piano A”. La ragione è che per qualche motivo misterioso Di Maio e Salvini hanno deciso di non rispettare la legge, né di cogliere l’opportunità che essa dava: non hanno presentato immediatamente alle Camere un Def che contenesse il quadro programmatico. Il Governo non solo ha generato estrema confusione negli operatori, ma ha perso una grande occasione.

Per fare cosa?

Per incidere sulla politica economica italiana nel momento di propria maggior forza. Come se vivessimo in un Paese dove non c’è urgenza di politica economica, mentre tutti i dati ci dicono il contrario. Se fosse stato fatto il Def a giugno si sarebbe potuta anche inserire una mini-manovra 2018 non restrittiva, come aveva chiesto l’Europa, ma espansiva, con tantissimi piccoli cantieri per scuole, edilizia e infrastrutture, aiutando anche il Mezzogiorno. Il Governo avrebbe potuto altresì presentarsi in una posizione di forza con l’Europa, visti i problemi che aveva la Merkel a giugno. Si sarebbe infine potuto parlare di spending review, la madre di tutte le riforme per avere più risorse. 

Il Governo, stando almeno alle dichiarazioni dei suoi esponenti, vuole fare una spending review…

So quanto Tria ci tenga alla qualità e alla lotta agli sprechi negli appalti, però nella sua intervista parla di un congelamento nominale della spesa con l’esclusione di sanità, scuola e ricerca. Questi si chiamano tagli lineari e tipicamente si fanno quando non si ha tempo per programmare. Purtroppo un blocco nominale della spesa va incidere anche sulla buona spesa, non solo su quella cattiva. Tra l’altro ci sono tantissimi sprechi nei settori che si vogliono escludere. Andrebbero individuati e tagliati per reinvestire risorse sempre in sanità, scuola e ricerca. 

Dunque è stata persa un’occasione a giugno. E ora cosa accadrà?

Innanzitutto succederà che andremo a negoziare la nota di aggiornamento del Def con l’Europa. C’è da sperare che non venga scritta dall’Europa. Purtroppo la scelta dei tagli lineari è il tipico indicatore di chi deve fare le cose in fretta, non ha avuto tempo di programmare e si ritrova a ripetere gli errori del passato: rimettersi in mano all’Europa, che determinerà un deficit molto contenuto rispetto alle aspettative di questa coalizione, tagli a casaccio e mancanza di interventi immediati sull’economia. Quando la Legge di bilancio verrà approvata, i primi interventi cominceranno ad avere un impatto nella primavera del 2019. Il che vuol dire che si sarà perso un anno, durante il quale, come ho spiegato, si sarebbe potuto evitare rallentamento del Pil con una mini-manovra espansiva.

Professore, questi ritardi, questi errori a cosa sono dovuti? All’inesperienza dei due partiti al Governo?

Lega e Movimento 5 Stelle da tempo sono presenti nelle aule del Parlamento, non si può parlare di inesperienza. Forse è colpa di una mancanza di leadership, dell’idea che certi temi che generano immediato riscontro mediatico siano più importanti di quelli meno “urlati” che però cambiano in meglio la vita delle persone. I partiti guardano sicuramente i sondaggi e pensano a come accrescere il loro consenso. Tutto questo è però miope e a mio avviso i due partiti al Governo ne pagheranno le conseguenze al momento di ritornare alle urne tra 5 anni. Sempre che non abbiano in mente di andare a elezioni anticipate. 

(Lorenzo Torrisi)

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