FINANZA E POLITICA/ Il Governo non arriva al panettone, ecco gli indizi

- int. Francesco Forte

Il Governo non sembra avanzare compatto verso il varo del Def e le stime sulla crescita del Pil continuano a essere tagliate

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Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Giuseppe Conte con il Capo dello Stato Sergio Mattarella (LaPresse)

Nel suo “Global Outllook” Fitch ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano per il 2019, portandole al +0,1% dal +1,1% di dicembre. Matteo Salvini, intervenendo a Radio 24, ha detto di non essere preoccupato per questo. “Ovviamente siamo realisti e vediamo che la situazione economica a livello internazionale è delicata”, “però questo mi conferma che dobbiamo fare l’esatto contrario di quello che fecero Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, che tagliarono”; “in un momento di crisi economica devi mettere soldi nelle tasche dei cittadini e delle imprese, non toglierli, questo faremo”, ha aggiunto il vicepremier. «Salvini dovrebbe spiegare meglio», ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie

In che senso?

Nel senso che o si aumenta la spesa per gli investimenti, tenendo tra l’altro presente che c’è un limite al debito pubblico, più che altro per il peso che i titoli di stato hanno sulle banche e la loro possibilità di erogare credito, oppure si riducono le imposte, ma occorre spiegare in quale settore e con quale elasticità si interviene. È chiaro che qui c’è un’ambiguità estrema da parte del Governo, perché mi sembra, come si è visto con il decreto sblocca-cantieri, che non ha sbloccato niente, che ci sia un’importante divisione: una parte dice di riaprire i cantieri, così da rianimare l’economia, un’altra ne blocca alcuni importanti. In ogni caso non si capisce bene cosa vuole fare questo esecutivo per l’anno prossimo: vuole aumentare le spese correnti come il reddito di cittadinanza oppure vuole ridurre le imposte?

La Lega sembra essere stata chiara in proposito, avanzando la proposta di un flat tax per le famiglie.

In realtà, la flat tax sembra una nebulosa, continua a cambiare nella sua struttura, è diventato un oggetto misterioso. Adesso è efficace per alcune partite Iva e tramite la cedolare secca per gli affitti commerciali. È chiaro che una riduzione delle imposte ben calibrata può avere effetti positivi. Anche se nei primi anni crea disavanzo, per il mancato gettito, in seguito, soprattutto se c’è una pressione fiscale eccessiva, genera un avanzo: lo si è visto con la cedolare secca sui canoni di affitto delle abitazioni.

Come ritiene si possa agire in maniera calibrata per ridurre le imposte?

Per esempio, la cedolare secca per gli affitti commerciali potrebbe essere ampliata a tutti i contratti di locazione e non solo utilizzata per quelli nuovi. Si può anche lavorare su un tema importante: attualmente la tassazione sulle imprese si può applicare solo alle società di capitali, con una discriminazione assurda per le società di persone, che devono sottostare agli scaglioni Irpef. Un’altra cosa che si potrebbe fare è la flat tax per i contratti di lavoro aziendali di produttività. Ecco quindi che c’è un altro importante problema in questa maggioranza.

Quale problema?

Io non vedo nessuna di queste proposte operative, ma solo molta retorica, molta genericità e questo indica che non c’è solo un problema di omogeneità in questo Governo, ma c’è anche un’incapacità di avanzare proposte da parte di chi avrebbe in teoria una linea produttivistica come la Lega. C’è come un’incapacità di tradurre i principi generali in strutture operative. Non sembra esserci una strategia delle riforme. Se la Lega diventerà primo partito alle europee, questo sarà un problema di non poco conto.

Crede che il Def possa rappresentare un nuovo punto di frizione tra Lega e M5s?

La stima di Fitch sta a indicare che il Pil del primo semestre non sarà positivo e certamente le divergenze sulle politiche economiche da intraprendere riemergeranno. Io credo che questo Governo non potrà andare avanti a lungo. Considerando anche che l’inconcludenza di politica internazionale crea una grossa minaccia di isolamento. C’è molta superficialità nella politica estera, ci sono eventi europei di cui si discute e su cui l’Italia è completamente assente, non ha una linea. Un Governo così non può durare.

Il Governo potrebbe anche pensare di presentare un Def privo del quadro programmatico…

Così guadagnerebbe altro tempo, ma in ogni caso dopo le elezioni europee si porrebbe una grande questione: come disinnescare le clausole di salvaguardia per il 2020. Lì credo che il Governo per forze di cose imploderà. È vero che in altre parti d’Europa c’è una situazione un po’ nebulosa, ma quanto meno gli altri paesi possono contare su una dinamica economica migliore rispetto alla nostra.

Se il Governo salterà, cosa potrà accadere?

Dipenderà principalmente dalle scelte del Capo dello Stato, ma vedo due possibilità. La prima è quella di tentare di formare un nuovo Governo con un’altra maggioranza, che non potrebbe essere che quella di centrodestra. Anche se c’è da dire che affrontare una sfida come la prossima Legge di bilancio richiederebbe una maggioranza più ampia. La seconda è quella di indire nuove elezioni.

Mattarella già l’anno scorso ha fatto capire di non gradire un voto in autunno a ridosso della Legge di bilancio. Non vede la possibilità piuttosto di un Governo tecnico o di scopo come quello che si voleva affidare a Cottarelli?

Di fatto tale esecutivo avrebbe però bisogno dei voti del centrodestra, quindi potrebbe essere una “mascheratura” della prima soluzione cui ho appena accennato. Si fingerebbe che non sia un Governo di centrodestra, ma tecnico. Nei governi tecnici c’è molto di politico, quindi non è che poi può essere composto da “tecnici astratti”. L’importate è essere abili a fare questo Governo, perché già Monti ha fatto degli errori enormi nello scegliere ministri poco competenti.

(Lorenzo Torrisi)

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