SPILLO/ Bce pronta a salvare l’Italia? Un’altra bufala “made in euro”

- Paolo Annoni

C’è attesa per il board della Bce di domani. Forse verranno prese decisioni importanti, che verranno anche spacciate come un aiuto per l’Italia

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La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

Dopo l’inversione a U della Fed e gli annunci di ulteriori stimoli monetari della Banca centrale cinese pare sia arrivato il turno della Bce. L’economia europea risente ormai da settimane del rallentamento globale e inoltre si deve evitare in ogni modo la rivalutazione dell’euro. Due giorni fa Trump ha espresso chiaramente che il dollaro è “troppo forte”; a 1,13 siamo vicini ai minimi degli ultimi due anni e non molto distanti dai minimi di sempre. Ormai sappiamo che il modello europeo tutto si può permettere tranne che una rivalutazione del cambio con calo delle esportazioni. La Bce non ha quindi molte opzioni.

Questo è lo scenario all’interno del quale dobbiamo inquadrare quello che sentiremo nei prossimi giorni con le “narrazioni” su Bce e dintorni condite da toni osannanti. Anche questa volta ci toccherà sentire che “la Bce salva l’Italia”, come se questo non salvasse contemporaneamente l’euro e i suoi equilibri politici ed economici e come se questo aiuto fosse “gratuito”. La liquidità della Bce non è gratis. Si è pagata dal 2011, cioè da quando è saltato il sistema finanziario italiano, con austerity, inserimento di clausole velenosissime sul bail-in e riforme “del lavoro”. Proprio in una delle ricostruzioni sentite settimana scorsa abbiamo imparato che il Jobs Act, con eliminazione del contratto a tempo indeterminato e precarizzazione delle figure meno qualificate, è servito a garantire l’aiuto della Bce.

Le politiche di immissione di liquidità della Bce e gli interventi a favore dell’Italia sono fisicamente garantiti e pagato dalle tasse e dai risparmi degli italiani; ripetiamo la parola “fisicamente” perché la partita di giro è un fenomeno che si può perfino contare. Dobbiamo ringraziare perché abbiamo indietro i nostri soldi dalla nostra banca centrale e in cambio abbiamo l’austerity. Ringraziamo quelli a cui regaliamo surplus fiscali e commerciali senza paragoni su scala globale. Ci siamo ridotti a questo e a esserne perfino grati.

Quindi nessuno in “Europa” salva l’Italia per generosità d’animo. Siccome il sistema italiano è sotto ricatto, siccome non abbiamo alcuna sovranità e siccome la mitica sovranità condivisa europea è una bufala colossale per mascherare quello che è diventata l’Unione europea, e cioè una struttura a servizio degli interessi franco-tedeschi e basta, la liquidità all’Italia verrà anche questa volta fatta pagare. E qua le cose si fanno ancora più comiche in un’unione dove la Germania alza i salari dei propri dipendenti pubblici dell’8% per tamponare la crisi e soprattutto i suoi effetti politici a tre mesi dalle elezioni e la Francia vara misure assistenziali al cui confronto il reddito di cittadinanza italiano è una mancia domenicale.

Qualcuno ci dirà che giustamente siccome l’Italia ha tanto debito allora queste cose non le può fare. Questo è l’inganno dell’euro e dell’Unione europea. È un inganno perché il debito italiano che era su una traiettoria molto più rassicurante di quello francese è esploso nel 2012 proprio per le politiche avvelenate che ci hanno servito francesi e tedeschi, con annesso scippo della Libia e perché, per come è strutturato l’euro le politiche espansive tedesche e francesi e la nuova finanziaria italiana, o una patrimoniale, spostano fortune colossali da periferia a centro. Cioè la crisi italiana permette di tenere cambio e inflazione bassi di cui beneficiano in modo preponderante solo tedeschi e francesi.

Qualcuno si sarà chiesto come mai l’Europa rifiuta sistematicamente qualsiasi ipotesi di debito comune o sussidio alla disoccupazione comune. La risposta è che qualsiasi misura di questo tipo bilancerebbe l’enorme trasferimento di ricchezza che negli ultimi 20 anni è passato da periferia a centro senza che il centro pagasse una lira. Il frutto più evidente di questo sistema è lo spopolamento della Grecia e un’emigrazione sempre più marcata dai paesi della periferia. Il cortocircuito è evidente: l’euro e le sue regole attuali oggi stanno producendo squilibri talmente forti che si deve mettere fisicamente ancora più potere nelle mani del centro “carolingio” per tenere insieme tutto.

La Grecia starebbe bene se uscisse dall’euro? No, ma fuori dall’euro terrebbe al 100% i sacrifici derivanti dalla svalutazione, mentre dentro li passa senza mediazione a Germania e Francia. Dentro l’euro paga con la sua deflazione il cambio basso alla Germania senza ottenere assolutamente nulla in cambio, al punto che tre greci su dieci emigrano. In un’unione monetaria in cui convivono bavaresi e greci o le regole cambiano e un po’ ci guadagnano tutti oppure questo è quello che accade.

L’Italia ha troppa paura di porre la questione. Oggi si preferisce ancora delirare di sovranità condivisa di fronte a eventi che certificano la morte politica dell’Europa, il patto “franco-tedesco” alternativo all’Ue, e di fronte a salvataggi che alcuni pagano e altri no. Se vogliamo alimentare il grande sogno carolingio facendoci colonia va bene, ma almeno smettiamo di prenderci in giro.

La Bce non salva l’Italia, la Bce salva questo preciso equilibrio politico-economico di cui l’euro è la componente principale. E in questo preciso equilibrio l’Italia ha perso, è ricattabile e per questo viene inevitabilmente “usata” dal mitico centro carolingio che ci spedisce dietro i migranti con le scarpe tagliate accusandoci di fascismo. La beffa della Bce e dei suoi eroi narrati con toni entusiastici su ogni organo di stampa da schiere di fedeli devoti di questa nuova religione è davvero troppo.

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