GIANLUIGI GABETTI/ L’intuizione su Marchionne che ha fatto grande Fiat

- Giuseppe Sabella

Ieri è morto Gianluigi Gabetti, storico manager e consigliere della famiglia Agnelli. Fu lui a portare Sergio Marchionne in Fiat

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Gianluigi Gabetti e Sergio Marchionne (Lapresse)

È morto ieri a Milano Gianluigi Gabetti, storico manager e consigliere della famiglia Agnelli. Aveva 94 anni. Gabetti aveva iniziato la sua carriera alla Banca Commerciale Italiana, poi era passato alla Olivetti. Mentre lavorava per Olivetti corporation of America, conobbe a New York Gianni Agnelli, che gli offrì di rientrare in Italia come Direttore generale dell’Ifi, la holding finanziaria della famiglia di cui poco dopo sarebbe diventato amministratore delegato. Era il 1971. Vicepresidente della Fiat dal 1993 al 1999, fu presidente della Ifil e poi della Exor, la medesima finanziaria che nel frattempo cambiava nome. Dopo la morte di Gianni e poi di Umberto, lavorò per dare una svolta al gruppo e per assicurare la successione di John Elkann.

Era il 2003, quando morì l’Avvocato e il fratello Umberto divenne Presidente del gruppo. Giuseppe Morchio, braccio destro di Tronchetti Provera in Pirelli, fu nominato amministratore delegato di Fiat. A metà maggio 2003, l’assemblea degli azionisti affiancò un cda rinnovato alla coppia Agnelli-Morchio: tra i nuovi ingressi, vi era anche l’ad del gruppo Sgs di Ginevra e che dall’ottobre 2002 era Presidente della Lonza Group di Basilea, produttrice di prodotti chimici fini e speciali e specializzata nella produzione di prodotti farmaceutici intermedi; 52 anni, italo-canadese, il suo nome era Sergio Marchionne. Fu Gabetti a portare Marchionne in Fiat, e con lui ebbe sempre un forte legame di amicizia.

Poco più di un anno dopo, Umberto si unì a Gianni in cielo. Era il 29 maggio 2004. Proprio in quelle ore, Gabetti si accorse del piano segreto di Morchio: voleva assumere – oltre alla carica di ad – anche quella di Presidente. Morchio, scosso dalla mancanza di Umberto Agnelli che lo aveva voluto con lui alla guida dell’azienda, temeva di vedere la sua posizione indebolirsi e così aveva agito in tempi rapidissimi per rafforzarla. D’altronde, come dichiarò poi, voleva portare a termine l’opera di risanamento che aveva iniziato.

Gabetti fece in modo che la famiglia si riunisse il giorno dopo il funerale e, pur affermando la propria stima in Morchio e la volontà di dare continuità al suo mandato, l’aiutò a decidere che il Presidente fosse Luca Cordero di Montezemolo, uomo di famiglia e Presidente in carica di Confindustria, affiancato nel ruolo di Vice Presidente da John Elkhann.

Nello stesso giorno, Morchio venne informato delle scelte della famiglia e non accettò di continuare il suo mandato al fianco di Montezemolo. Iniziò così l’era di Sergio Marchionne che divenne amministratore delegato. Il resto è storia. Una storia di successi e di quell’impresa globale che agli Agnelli non era mai riuscita.

È stato proprio John Elkhann ieri a ricordare la vicinanza di Gabetti in “uno dei momenti più difficili della nostra storia”. Chissà se questi si era mai immaginato che Marchionne, l’uomo da lui scelto, avrebbe portato il Lingotto nell’Olimpo dei costruttori. Certamente non aveva pensato di perderlo così presto. Oggi sanno entrambi che aveva ragione Oscar Wilde, “la morte è il modo che la natura ha di dirti che devi rallentare”. Ma in cuor loro non smettono di sperare che Fiat continui a correre.

Twitter: @sabella_thinkin

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