Edith Bruck/ “Ad Auschwitz Dio non c’era: fu un perverso orrore umano”

- Alessandro Nidi

Edith Bruck, deportata ad Auschwitz, parla del suo rapporto con la Fede e rivela le proprie convinzioni su Dio, esternate anche al cospetto del Papa

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Auschwitz (LaPresse)

Edith Bruck, scrittrice ungherese di nascita, ma ormai naturalizzata italiana (risiede nel nostro Paese dal 1954), trascorse la sua difficile infanzia tra i campi di concentramento di Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen. La finalista del Premio Strega con il romanzo autobiografico “Il pane perduto”, ha rilasciato un’intervista a “La Repubblica” di Firenze, sulle cui colonne ha sottolineato che la sua attività di testimonianza non subirà mai battute d’arresto, in quanto “in uno Stato dove si votano Salvini e Meloni, c’è sempre un pericolo in agguato”.

Dopo le sofferenze vissute, la donna decise di traslare su carta il coacervo di emozioni che albergava nel suo animo, in quanto “scoppiavo di parole, non ce la facevo più a tenere dentro questo veleno. Allora ho preso una matita, un quaderno e ho scritto. In Italia, finalmente, in una casa vera, è venuto fuori tutto”. E il senso di colpa di cui parla Primo Levi, sostenendo che lo provassero i sopravvissuti? “Ne abbiamo parlato spesso, io e lui, e gli ho detto: nessun senso di colpa se quell’ufficiale tedesco, nella selezione ad Auschwitz, fece cenno verso la destra, che significava vita. Il senso di colpa mi è sempre parso un pensiero molto intellettuale”.

EDITH BRUCK: “DIO? AD AUSCHWITZ NON C’ERA”

La deportazione di Edith Bruck, come raccontato dalla letterata su “La Repubblica” di Firenze, avvenne nella settimana di Pasqua. In quel periodo, lei aveva una fame tremenda e per otto giorni si sarebbe dovuta cibare di pane azzimo, che però costava troppo per le sue tasche. La vicina le regalò un po’ di farina per prepararlo, lo mise a lievitare, ma poi rimase lì: “Ci portarono via. Quanto ho pianto. Quel pane perduto oggi è simbolo di dolore”.

Per quanto concerne il suo rapporto con la Fede, Bruck ha affermato che, a suo dire, ad Auschwitz Dio non c’era, in quanto “non lo si deve coinvolgere in quell’orrore che fu tutto solamente umano. È una bestialità sostenere che, con i campi di sterminio, Dio abbia voluto mettere alla prova il popolo eletto. Tutto fu frutto della mente umana più perversa”. Un punto di vista espresso anche al cospetto di Papa Francesco, che le ha chiesto scusa in nome dell’umanità intera: “Io gli ho detto che, per quanto riguarda Dio, sto ancora cercando, ma non conosco il sentimento dell’odio”.



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