SCUOLA/ Riordino delle superiori: le sfide del 2009 per il ministro Gelmini

- Roberto Vicini

Tre i nodi decisivi, per dare spazio a un cambiamento che non sia solo di facciata: vera attuazione del Titolo V; ridefinizione dell’istruzione professionale; definizione organica di un quadro di standard formativi di apprendimento in termini di competenze

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È veramente difficile, anche per chi ha quotidianamente a che fare con queste “cose”, districarsi nel labirinto di nome e contro-norme, attuative e nello stesso tempo destrutturanti, che si intrecciano e si richiamano a vicenda, elaborate con cristallina ambiguità soprattutto in questi ultimi anni in relazione alla riforma Moratti. C’è un ordine, tuttavia, ed una gerarchia tra le norme stesse che non possono essere ignorati; ed un senso ed una cogenza della norma fondamentale che non possono essere stravolti attraverso il ricorso a commi, lettere e codicilli vari.

Per il secondo ciclo – dove si gioca la battaglia più significativa – la Legge 53 (la Legge, in vigore, del nostro sistema educativo) definisce chiaramente una nuova architettura: due sistemi di pari dignità, uno di Istruzione, l’atro di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), rispetto cui incidono le competenze statali e regionali previste dalla Costituzione, così come riconfermata con referendum popolare. Ebbene, è dal 2006 che il Tavolo tecnico di esperti regionali costituito per dar corso all’attuazione del Titolo V° in materia di trasferimento dallo Stato alle Regioni delle risorse finanziarie, umane e strumentali per l’esercizio delle nuove funzioni costituzionali, con specifico riferimento all’art. 28, c. 4 del DLgs. n. 226/05, continua nei suoi giri di valzer ricognitivi, fermo al palo dei documenti programmatici condivisi (Masterplan delle azioni e bozza di Intesa, approvati rispettivamente in sede di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nelle sedute del 14 dicembre 2006 e 9 ottobre 2008), senza che dall’altra parte (Ministeri) sia giunta l’eco di una significativa risposta. Eppure il Titolo V° è legge fondamentale; e l’art. 28 del DLgs. 226 è prescrizione normativa. Articolo – interessante ricordarlo – fatto a suo tempo fatto inserire quasi a forza dalle Regioni di centro sinistra, in cambio del parere necessario alla conclusione dell’iter di approvazione del Decreto, al grido: «nessuna riforma degli ordinamenti, se prima non si attua il trasferimento di funzioni e risorse (personale docente incluso) alle Regioni». Ma appena cambiato il governo…

Solo ora, a fine dicembre, finalmente il Ministro Gelmini ha fatto pervenire la proposta di avvio di un confronto tecnico tra Regioni e MIUR sull’ipotesi di Intesa, perchè venga portata in tempi rapidi in Conferenza Unificata. La questione si intreccia da un lato con la partita del federalismo fiscale e dall’altro ha evidenti connessioni con la possibilità di un esercizio effettivo da parte delle Regioni dello loro competenze esclusive sull’IeFP. Ma l’Istruzione rimarrà davvero materia di federalismo fiscale come nell’attuale bozza, o assisteremo alla sua magica scomparsa dal testo finale? E come leggere la repentina richiesta di confronto tecnico col Ministero, davvero come intenzione da parte dell’apparato di dar gambe a questo processo? Staremo a vedere.

Quanto poi alla nuova architettura del secondo ciclo, com’è noto con l’art. 13 della L. 40/07 si è di fatto restaurata la precedente quadripartizione tra Licei, Istruzione Tecnica, Istruzione Professionale e (in posizione residuale) Formazione Professionale. Giocando sulla continua e voluta confusione tra “Istituti” e ordinamenti, confondendo cioè un riordino dell’“istruzione” con il mantenimento del vecchio assetto istituzionale e di tutto ciò che esso comporta. L’applicazione dei commi 1 e 1-bis poteva benissimo procedere nel senso di riordino ordinamentale in un’unica area dell’istruzione “tecnico-professionale” (locuzione presente nel testo), secondo una logica di cambiamento e anche di buon senso; ma le risultanze della Commissione De Toni e le bozze di schemi di regolamento vanno nella direzione della riproposizione dell’esistente e ciò, fondamentalmente, per una ragione: il mantenimento dello statu quo delle classi di concorso e delle cattedre. Come se una ridefinizione degli ordinamenti comportasse il venir meno degli Istituti e la perdita del posto per gli insegnanti in esso incardinati! E senza considerare che la ridefinizione delle classi di concorso è necessaria anche nella prospettiva tratteggiata dalla Commissione. Sta di fatto che lo scenario che si prospetta ora è quello di una triplicazione dell’offerta e dei titoli a carattere tecnico professionale, triplicazione che deriva dalla riproposizione sotto nuova veste dei doppioni già presenti tra offerta dei Tecnici e dei Professionali, cui va ad aggiungersi una offerta “nazionale” di IeFP regionale, sviluppantesi fino al livello quadriennale di “tecnico”.

Anche rispetto all’IeFP regionale la scelta è stata “minimalista”. Per onor del vero non solo e non tanto per volontà del Ministero, ma delle stesse Regioni, spaventate forse dal fatto che il passaggio dalla sperimentazione ad una condizione a regime obbliga a predisporre e garantire all’utenza una offerta stabile e rispondente alla prescrizione normativa (Livelli Essenziali delle Prestazioni, di cui al Capo III° del DLg. n. 226) e dall’infondato spauracchio di un vuoto di offerta e di una gestione forzata del personale perdente posto, causati dal riordino degli Istituti Professionali di Stato. A gennaio dovrebbe essere approvato in Conferenza Unificata l’Accordo che definisce un primo quadro di figure professionali di riferimento per l’offerta 2009-10. Ma non è chiaro se si tratti della prima fase della messa a regime del sistema di IeFP come previsto dalla norma (art. 27, c. 2 del DLgs. 226), o della prosecuzione della sperimentazione ex Accordo 28 giugno 2003. Il testo è vago sulla questione dell’offerta quadriennale e del valore delle attestazioni rilasciate, nodi decisivi per la pari dignità del sistema. Chi ha provato a “forzare” in questa direzione (Lombardia, Trento, Bolzano e Sicilia), sollecitando maggiore chiarezza e ricordando (ma a quanto pare è un optional) che si tratta di quanto previsto dalla Legge (l’offerta quadriennale è uno dei LEP posti dallo Stato), si è trovato in minoranza nell’ambito della IX Commissione degli Assessori regionali.

Così il 2009 si apre con lo scenario della messa a regime di tutto il secondo ciclo rinviata nella sostanza ancora di un anno:

I regolamenti dei licei (6) e degli Istituti tecnici (11 indirizzi) sono stati esaminati, ma non approvati, con proroga del loro riordino all’anno scolastico 2010-11;

L’Accordo con le Regioni per la messa a regime dei percorsi di IeFP (19 “indirizzi”) verrà messo all’ordine del giorno della prossima Conferenza Unificata;

Contestualmente si perfezionerà il regolamento di riordino degli Istituti professionali di Stato (6 indirizzi).

C’è ancora spazio per un cambiamento che non sia solo di facciata? Quali i nodi decisivi? Direi sostanzialmente tre, e tra loro fortemente intrecciati: a) l’avvio del processo di attuazione del Titolo V°; b) la possibilità di una ridefinizione dell’istruzione Professionale non parallela a quella dell’IeFP regionale, con annessa possibilità di forme di sperimentazione avanzate e coerenti con le competenze regionali esclusive in materia; c) la definizione organica di un quadro di standard formativi di apprendimento in termini di competenze, in collaborazione tra MIUR e Regioni, che sviluppi quanto presente (in modo ancora confuso) nella normativa recente e renda possibile l’unitarietà del sistema educativo di istruzione e formazione.



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