SCUOLA/ 2. Finalmente qualcuno libera la Storia dalle incrostazioni dell’ideologia…

- Andrea Caspani

Con le nuove Indicazioni per i licei potrebbe finire l’epoca dell’uso ideologico dei programmi e inaugurarsi un modo nuovo di insegnare storia agli studenti. Il commento di ANDREA CASPANI

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Il crollo delel Twin Towers

Con le nuove Indicazioni per i licei potrebbe finire l’epoca dell’ideologizzazione dei programmi.

Dall’unità d’Italia in poi il processo d’istruzione aveva cessato di essere una preoccupazione prioritariamente educativa ed era diventato una preoccupazione prioritariamente politica; il tentativo di “fare gli italiani” ha avuto pesanti conseguenze soprattutto per storia e filosofia, in quanto la prima è stata trasformata nella “biografia della nazione”, funzionale a mostrare come erano maturati i valori nazionali nel tempo, e la seconda è stata trasformata nel vertice della coscienza critica laica (almeno secondo la versione di Gentile) per la sua capacità di mostrare come il progresso dello spirito umano nella ricerca del vero porti al superamento critico dell’ingenua coscienza religiosa.

Indubbiamente in epoca repubblicana la scuola ha smesso di essere uno strumento di acculturazione di massa all’ideologia del regime, però, soprattutto in storia le tentazioni di farne una disciplina-strumento per l’affermazione dei propri valori (naturalmente democratici) non sono mancate fino ai tempi più recenti.

Dietro infatti le polemiche contro il nozionismo, contro la storia “raccontata”, oppure dietro l’impegno a privilegiare la storia contemporanea a danno delle nostre radici classico-medievali e a favorire uno studio più della metodologia che dei contenuti (che arrivò al punto di teorizzare che l’obiettivo dell’insegnamento era formare “il piccolo storico” oppure che si poteva insegnare senza tener conto del fondamentale asse cronologico) si sono ritrovate posizioni di sfiducia verso la capacità di verità sull’umano della dimensione storica, che volevano esorcizzare la “crisi di certezze” che attraversa il mondo giovanile con la riduzione di storia e filosofia a strumenti per l’educazione a mondialità, legalità, tolleranza, pace, laicità, relativismo, ecc.

Un’aria davvero nuova si respira invece in queste Indicazioni: storia e filosofia sono considerate per quello che sono, la storia come “dimensione significativa per comprendere, attraverso la discussione critica e il confronto fra una varietà di prospettive e interpretazioni, le radici del presente, e favorire la consapevolezza di se stessi in relazione all’altro da sé” e la filosofia come “modalità specifica e fondamentale della ragione umana che, in epoche diverse e in diverse tradizioni culturali, ripropone costantemente la domanda sulla conoscenza, sull’esistenza dell’uomo e sul senso dell’essere e dell’esistere”.

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Ma soprattutto storia e filosofia vengono considerate (e questa é la fondamentale caratteristica positiva dell’intero quadro delle Indicazioni) in relazione con le fondamentali esigenze degli studenti, come dimensioni atte all’introduzione ad un rapporto sempre più consapevole dei giovani con la complessità ed insieme la significatività del reale.

 

È qui che soprattutto emerge la novità del testo delle Indicazioni, nell’attenzione alla realtà dei giovani d’oggi: infatti le Indicazioni più che soffermarsi su tutti i periodi e gli autori ritenuti irrinunciabili invitano a proporre le discipline secondo una prospettiva educativa esistenziale.

Si é preso finalmente coscienza che i ragazzi d’oggi sono vittime di una gigantesca “Chernobyl culturale”, per cui nulla può più essere dato per scontato, né la motivazione allo studio, né l’amore per la costruzione di un sé consapevole, né tanto meno una base culturale comune metodologicamente fondata, ancorché elementare.

 

Così in storia si sottolinea che l’obiettivo è “proporre lo svolgimento di eventi correlati fra loro secondo il tempo”, evidenziando che oggetto specifico della storia sono gli eventi del passato, nell’irriducibilità della loro successione cronologica e della loro contestualizzazione geografica (particolarmente apprezzabile il rilievo del collegamento strutturale tra storia e geografia, da tempo al centro della riflessione della scuola annalistica).

 

Sembrano osservazioni di buon senso, ma costituiscono l’invito a riprendere in considerazione i “fondamentali” della disciplina per aiutare i giovani a riscoprire la storia come il luogo in cui si incontra l’umanità e la libertà degli uomini del passato nella loro modalità di ricerca del significato e di organizzazione della società e del mondo circostante, a mostrare insomma che la storia non è soltanto raccolta di dati, analisi di strutture e confronto tra modelli di civiltà o di società.

 

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Allo stesso modo in filosofia si mira a far incontrare l’umanità critica degli autori, in modo da cogliere sia “il legame col contesto storico-culturale, sia la portata potenzialmente universalistica che ogni filosofia possiede”, ovvero si invita a partire dalla lettura quanto più possibile diretta dei loro testi (e questa non è l’indicazione di una metodologia esclusiva perché la ricchezza degli spunti e dei suggerimenti presentati permetterà l’elaborazione di percorsi quanto mai variegati, dal “classico” percorso storico a percorsi tematici) per immedesimarsi nel modo di argomentare dei “grandi pensatori” e favorire il trasferimento per “osmosi” nei ragazzi di un atteggiamento volto a “sviluppare la riflessione personale, l’attitudine all’approfondimento e la capacità di giudizio critico”.

In un contesto in cui i ragazzi “respirano” quotidianamente il relativismo dei valori, la riduzione della razionalità alla scienza ed il prevalere di logiche diverse da quelle argomentate appare di buon auspicio la sottolineatura di uno dei “fondamentali” tipici della filosofia: l’invito ad un insegnamento che miri a far maturare negli studenti principalmente la capacità di discutere razionalmente (ad affrontare i problemi sine ira ac studio), di argomentare e soprattutto di “riconoscere la diversità dei metodi con cui la ragione giunge a conoscere il reale”.

 

Certo le Indicazioni di storia e filosofia potranno liberare tutte le loro potenzialità solo se si realizzeranno queste due condizioni:

Occorre smettere di leggere ideologicamente le indicazioni; sono ipotesi di lavoro affidate alla libera creatività e responsabilità di chi desidera far incontrare ai ragazzi il reale in tutto il suo spessore e che attendono quindi di essere trasformate in percorsi e programmi precisi da parte dei docenti.

Un esempio di come non vanno accolte le Indicazioni ci è offerto proprio dalla “bolla speculativa” scoppiata intorno alla Resistenza qualche tempo fa: esponenti dell’opposizione e dell’ANPI hanno criticato il mancato esplicito riferimento alla Resistenza nei nuclei concettuali del programma di storia dell’ultimo anno. Questa è una tipica lettura ideologico-valoriale delle Indicazioni; è ovvio che la Resistenza è un nodo fondamentale (e positivo!) della storia italiana (e bene ha fatto il Ministro a fare giustizia di ogni “dietrologia politica” affermando che la Resistenza verrà inserita esplicitamente tra i nuclei fondamentali di studio), ma chissà perché quando a lasciare implicito il riferimento erano state le indicazioni promosse dal ministro Fioroni (relativamente al percorso del primo ciclo scolastico) nessuno aveva avuto da ridire…

Occorre infine riconoscere che il contributo principale che una scuola rinnovata può dare alla formazione del cittadino sta nella formazione culturale, in base al principio che è la conoscenza vera della realtà che genera competenza,  libertà e responsabilità.

 

 

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