SCUOLA/ Progettare il lavoro dei prof si deve: lo dice l’autonomia

- Enrico Maranzana

Nella scuola – spiega ENRICO MARANZANA – il management è prassi sconosciuta: la gestione delle risorse umane avviene come se complessità e visione sistemica fossero concetti marginali

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La bozza di Regolamento sulla formazione iniziale dei nuovi insegnanti è all’origine di un dibattito che ha messo in piena luce la confusa situazione in cui vive il nostro sistema educativo, di istruzione e formazione: l’ambito del problema non ha trovato definizione e, di conseguenza, le argomentazioni sono figlie di un sentire individuale, indeterminato e non oggettivo. Si tratta di un’osservazione che scaturisce dalla comparazione con quanto avviene nel mondo del lavoro: l’assunzione di un dipendente è vincolata da parametri puntualmente enunciati, descritti in mansionari o in matrici di responsabilità che formalizzano aspettative e prestazioni dovute. Nella scuola, invece, il management è prassi sconosciuta: la gestione delle risorse umane avviene come se complessità e visione sistemica fossero concetti marginali, come se il tempo si fosse fermato all’inizio del ‘900.

Eppure le norme sull’autonomia pongono la progettazione organizzativa a fondamento del governo delle istituzioni scolastiche; queste, per onorare il mandato ricevuto devono (a) suddividere  il problema formativo in parti, individuando le componenti, i soggetti responsabili e la struttura unificante; (b) precisare le funzioni che i diversi soggetti devono assolvere; (c) esplicitare i compiti corrispondenti a ogni funzione.

L’ITC Parini di Lecco ha onorato il mandato ricevuto e, nel paragrafo “progettazione organizzativa” del POF pluriennale, ha enunciato i caratteri della professionalità dei docenti.

“La professionalità del docente è fatta da competenze disciplinari e pedagogico-didattiche, più competenze organizzative. Si sviluppa lungo una dimensione individuale coniugata con una dimensione di gruppo.

La professionalità si manifesta, attraverso l’insegnamento della propria disciplina, mettendone a frutto le valenze formative. In tale ottica, il Docente: 1. contribuisce alla programmazione dell’attività educativa quale componente del Collegio dei docenti; 2. progetta e gestisce, quale membro del Consiglio di classe, i percorsi formativi seguendo gli orientamenti e gli obiettivi indicati dal Collegio dei docenti; 3. opera nei gruppi di lavoro e nei Dipartimenti disciplinari per elaborare risposte ai problemi individuati dal Collegio dei Docenti e dai Consigli di Classe; 4. progetta e gestisce in classe le occasioni di apprendimento per conseguire sia gli obiettivi collegialmente individuati sia i traguardi della disciplina che insegna; 5. comunica ai propri studenti, prima di iniziare una nuova fase del percorso formativo, le competenze che saranno perseguite e valutate al termine dell’attività; 6. verifica l’apprendimento degli studenti in relazione agli obiettivi formativi perseguiti Formula una proposta di voto per la valutazione del CdC, corredandola con un sintetico giudizio motivante; 7. avanza a CdC richieste e proposte per attività integrative, interventi di recupero etc.”

Non si tratta di un’enunciazione teorica: specifici documenti e organismi sono stati predisposti per concretizzare la struttura prevista e per ufficializzare/pubblicizzare le decisioni assunte.

1. “il Collegio dei docenti espone all’albo dell’istituto la programmazione dell’azione educativa” in cui sono scanditi gli obiettivi annuali, espressi in termini di capacità, integrati dai relativi descrittori di processo. In tal modo i rischi di fraintendimento sono significativamente ridotti e le famiglie sono edotte sull’aspetto fondante l’offerta formativa;

2. nel documento di programmazione, “da presentare nel 1° consiglio di classe aperto, da depositare agli atti della scuola, si prefigura, sulla base delle informazioni acquisite ad inizio anno, il percorso che consentirà agli studenti di conquistare le mete fissate dal Collegio, obiettivi comuni a tutti gli insegnamenti che ogni docente deve raggiungere attraverso la sua disciplina”. Parte integrante del documento è la tavola sinottica di programmazione capacità-competenze, che prevede più tabelle, una per ogni capacità perseguita. Sono strutturate in due colonne: la prima è intestata alla materia di insegnamento, la seconda alle competenze che si intendono promuovere (comportamenti attesi che gli studenti esibiscono affrontando un compito);

3. a) il docente è eleggibile nella commissione Valutazione Efficacia Attività Didattica che segue l’attività formativa/educativa della scuola per “misurare il grado di conseguimento degli obiettivi programmati (capacità): l’analisi dello scostamento obiettivi..risultati facilita il governo del servizio scolastico”. In particolare organizza “due prove comuni per classi parallele (ad inizio e a fine anno scolastico), per osservare l’evoluzione di una stessa classe in una o più discipline dai livelli iniziali a quelli finali, valutando la coerenza dei risultati tra classi parallele dell’Istituto”;

3. b) il docente partecipa al lavoro dei Dipartimenti disciplinari sia per “aggiornare per ogni anno di studio i repertori di competenze che esplicitano come le capacità siano da integrare con le conoscenze”; sia per mettere a punto specifici percorsi per conseguire gli obiettivi collegialmente individuati nonché gli obiettivi dell’apprendimento indicati nei programmi delle diverse materie (competenze) e per trasmettere le conoscenze disciplinari;

3. tre percorsi esemplificano l’attività di progettazione di occasioni di apprendimento:

Percorso didattico sui numeri naturali e sistemi di numerazione;

Problema – modello – esecutore;

Usiamo i logaritmi per “riordinare” la scuola.

 

 

 

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