SCUOLA/ Tfa, Scrima (Cisl) risponde al Sussidiario: abbiamo difeso tutti

- Francesco Scrima

FRANCESCO SCRIMA, segretario generale della Cisl Scuola, risponde a Fabrizio Foschi, che il 2 novembre ha criticato il sindacato maggioritario nella scuola per le sue posizioni conservatrici

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Francesco Scrima, Cisl Scuola, con Raffaele Bonanni (Imagoeconomica)

Caro direttore,

capita a tutti, ogni tanto, di prendere fischi per fiaschi. Crediamo sia successo, stavolta, a Fabrizio Foschi, che definisce “nervosa” la nostra richiesta di essere ricevuti al Miur per discutere dell’avvio del Tfa, puntando – a suo dire – a condizionarne impropriamente le scelte.

Su una cosa Foschi ha ragione: siamo nervosi. Ma non, come lui immagina, perché il Tfa sta per partire: ad innervosirci è esattamente l’opposto, cioè il fatto che non sia ancora partito, nonostante ripetuti e più o meno solenni annunci che hanno fatto lievitare – fin qui inutilmente – le attese di tante persone.

Si potrebbe a questo punto persino soprassedere sulle due fitte pagine che fanno da corposo intermezzo fra l’attacco del pezzo (la suspense prodotta dall’annuncio di un incontro al Miur) e la sua angosciata chiusa (un sindacato nervoso che vuole ipotecare il reclutamento dei docenti), dato che il tutto muove da un così clamoroso travisamento dei fatti e delle opinioni.

Il pregiudizio, si sa, gioca talvolta brutti scherzi. Se invece di rovistare malamente negli appunti di qualche anno fa si fosse prestata un minimo di attenzione a quanto abbiamo detto e scritto in questi mesi, a partire dal dossier sul lavoro precario pubblicato nel settembre 2010, ampiamente ripreso da importanti organi di stampa e tuttora disponibile sul nostro sito internet, forse si sarebbe evitata una polemica inutilmente astiosa e scarsamente fondata.

Richiamavamo, in quelle pagine, l’urgenza di  offrire opportunità di accesso al lavoro nella scuola per tutti coloro che non sono oggi inclusi nelle graduatorie ad esaurimento. Mettevamo in evidenza, fra l’altro, come fosse indispensabile offrire credibili prospettive di sbocco lavorativo per rendere attrattivi i lunghi e impegnativi nuovi percorsi formativi per la docenza. È ingerenza, questa? O non è piuttosto la sollecitazione, che forse dovrebbe essere ancora più forte, rivolta a chi, avendo prerogative, le esercita male o non le esercita affatto?

È forse il caso di ricordare – ma dovrebbe essere noto – che il reclutamento dei docenti non è materia contrattuale, è oggetto di confronto ma non di negoziato, poiché appartiene alla legge la competenza a definire regole e procedure. Dunque è su chi fa le leggi, o ha il compito di darne attuazione, che ricade la responsabilità delle risposte e delle mancate risposte.

Chi si attarda a disquisire di presunte “invasioni di campo” da parte del sindacato in realtà non sa, o non vuole, porre la questione vera. Che non è tanto quella di chi, abilitato, sta nelle graduatorie ad esaurimento, per tempi di attesa purtroppo non brevi, e ha il diritto sacrosanto di ottenere il più presto possibile la stabilizzazione di un lavoro svolto precariamente per anni. Ma è quella di chi nelle graduatorie non c’è, anche se già abilitato, o di chi l’abilitazione non ha modo di conseguirla e attende di poterlo fare proprio con l’avvio del Tfa. In entrambi i casi, la risposta che si attende è quella di nuove modalità di reclutamento per la cui messa a punto siamo fermi alla delega conferita al Ministro dalla legge finanziaria del dicembre 2007 (Prodi-Fioroni); una delega alla cui mancata attuazione fa riscontro il fiorire di iniziative di tipo legislativo nell’ambito delle forze di maggioranza.

L’incontro di ieri è nato dunque per smuovere una situazione di stallo, contrariamente a quanto paventa Foschi. Altro che “boicottare i giovani”! Stupisce, piuttosto, come venga del tutto ignorato il dato più drammatico, ovvero la scarsità dei numeri su cui si sarà costretti a giocare, quali che siano le regole, la partita del reclutamento. Anche la polemica ferragostana – tutta interna alla maggioranza di governo – sugli esigui accessi al Tfa, che ha contrapposto i sostenitori del numero programmato ai fautori di una più generalizzata ammissione ai corsi, ha eluso il nodo più spinoso, glissando con disinvoltura, ad esempio, sugli effetti pesanti che tre anni di tagli agli organici hanno avuto su una situazione già segnata dal forte squilibrio tra domanda e offerta di lavoro.

Soprattutto contro quel piano, in effetti, fu decisa la mobilitazione del 30 ottobre 2008, che Foschi un po’ forzatamente tende a focalizzare sul “no” al ddl Aprea, a suo dire “impallinato” da una giornata di lotta che su altri punti – ahimè – non si rivelò altrettanto risolutiva.

È vero, in ogni caso, che ci siamo mossi (e tuttora ci muoviamo) anche in difesa delle prerogative negoziali alle quali continuiamo a pensare che sia giusto, e quanto mai opportuno, affidare la regolazione di aspetti del rapporto di lavoro sui quali la forte rappresentanza espressa dal sindacato può essere fattore prezioso, e non un fastidioso ingombro: quando si discute di professionalità e di una sua valorizzazione legata al merito, le scelte possono rivelarsi più solide ed efficaci proprio se sono ampiamente condivise. Parlare di “ingerenza” quando si affrontano questi temi è segno di un approccio ideologico, sterile e miope.

La Cisl Scuola non ha mai disconosciuto le prerogative del Legislatore, espressamente richiamate anche nella “memoria” che Foschi cita in riferimento all’audizione sul disegno di legge Napoli-Santulli. Memoria nella quale, per la verità, non ci risulta di aver rivendicato alcun “potere di ingerenza”, né tanto meno di aver suffragato tale rivendicazione con un richiamo alla nostra consistenza associativa. Invitavamo, in quella circostanza, il Governo ad essere coerente con impegni che aveva sottoscritto nel contratto del 2003, avviando un percorso di comune riflessione per individuare meccanismi di carriera professionale per i docenti.

Sulle ragioni per cui il percorso non si è compiuto, è giusto che tutti si interroghino e che ciascuno – quindi anche il sindacato – si assuma la sua parte di responsabilità. Ma anche Foschi converrà che è proprio difficile addebitare al sindacato il blocco dei rinnovi contrattuali che avrebbero rappresentato la sede in cui procedere alla ripresa e alla possibile conclusione di quel percorso.

Né chi ha brandito in questi anni, in modo più o meno sguaiato, la meritocrazia come una clava sembra aver fatto, al riguardo, qualche passo in avanti significativo; una politica con pretese di autosufficienza ha certamente creato più problemi di quanti non ne abbia risolto.

Vogliamo continuare così?

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