SCUOLA/ Tfa, caos in arrivo: ecco chi ha sbagliato

Si stanno completando le procedure d’iscrizione online alle prove scritte e orali di ammissione ai Tfa. Ma i problemi sono gravi. Di chi sono le responsabilità? RICCARDO SCAGLIONI (Anfis)

13.10.2014 - Riccardo Scaglioni
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Si stanno completando in questi giorni le procedure d’iscrizione online alle prove scritte e orali di ammissione ai tirocini formativi attivi (Tfa). La scadenza è stata prorogata dal 10 al 16 ottobre: ciascun candidato che abbia superato lo sbarramento dei test preselettivi di luglio può accedere, dal 1° ottobre, al sito del Cineca per selezionare l’università presso la quale sostenere le prove e frequentare il Tfa. I candidati possono inserire altre due sedi alternative, nel caso i posti disponibili nel primo ateneo scelto siano assegnati a chi abbia conseguito un punteggio superiore nella graduatoria finale. Un meccanismo di riassegnazione già sperimentato in altri corsi di laurea. 

Le prove dovranno concludersi entro il 30 novembre, termine entro il quale avrebbero dovuto iniziare i Tfa (DM 312/2014); seguiranno le assegnazioni degli idonei alle sedi, le immatricolazioni e, infine, l’avvio dei corsi. Difficile pensare che i percorsi possano iniziare prima di dicembre, ma è probabile che la maggior parte non possa prender il via prima del nuovo anno. 

Si replica quindi una situazione già riscontrata nel I ciclo, denunciata e documentata nel primo “Rapporto ANFIS sul TFA“: errori di valutazione dei tempi, superficialità nel gestire procedure e atti amministrativi e una generale sottovalutazione dell’importanza della formazione iniziale degli insegnanti e della complessità dei processi da gestire.

In queste condizioni diventa inattendibile qualsiasi tentativo di valutazione obiettiva sull’adeguatezza, l’efficacia e la qualità del modello disegnato dal DM 249/2010, anche solo nella sua versione “transitoria” (art. 15), poiché ne manca una sua attuazione rispondente alle modalità e ai tempi prescritti.

I ritardi negli atti non sono, tuttavia, l’unico problema di questa tormentata vicenda. Le procedure di iscrizione agli esami sul portale Cineca hanno fatto riscontrare, in due regioni, imprevedibili difficoltà e molta confusione. 

Riportiamo di seguito alcune testimonianze rintracciabili in rete, sull’autenticità delle quali (considerate le fonti ed effettuato qualche riscontro incrociato) non abbiamo motivo di dubitare.

Caso 1. Lombardia, classe A043 (“Accorpamento 5” A043-A050), posti disponibili in regione (cfr. decreto 312/2014 allegato A): 599.

Cronaca del candidato in sintesi (): “Il primo di ottobre […] mi collego […] sul sito del Cineca […]” dove “vengono pubblicati i seguenti posti: Università degli Studi di Bergamo (85), Università degli Studi di Milano (120), Università degli Studi di Milano-Bicocca (80), Università degli Studi di Pavia (50) e poi… Università Telematica E-Campus… 500!” 

Spiazzato dai numeri che non coincidono (il totale infatti fa 735…) e dalla presenza e consistenza dell’offerta di una università telematica per un …tirocinio che è costituzionalmente pratico, il candidato prosegue nel racconto: “Decido quindi di riprovare […] il giorno seguente […]. La situazione dei posti risulta totalmente stravolta e, tuttavia, allo stesso modo incomprensibile: Università Cattolica del Sacro Cuore (140), Università degli Studi di Bergamo (119), Università degli Studi di Milano (170), Università degli Studi di Milano-Bicocca (120), Università degli Studi di Pavia (80) e poi… Università Telematica E-Campus… 504!” 

Totale dei posti disponibili dichiarati il giorno 2 ottobre sul sito Cineca: 1.133, quasi il doppio di quelli autorizzati dal Miur.

Caso 2. Campania, classe A036, posti disponibili in regione: 29. Rassegna di alcuni interventi di un gruppo di discussione sul sito orizzontescuola.it: “Oggi (3 ottobre, nda) sono entrata nel mio profilo Cineca e mentre ieri come prima scelta mi indicava l’Università di Napoli […], ora mi appare come prima scelta anche la Pegaso, un’università telematica[…]. Com’è possibile?”. Altro candidato: “Qualcuno può aiutarci a capire se i posti dell’UniPegaso sono su scala regionale o nazionale? Per la A036, ad esempio, 27 per la Campania, o 27 in generale?” (in Campania i posti per la A036 sono 29 in tutto, nda). Ancora: “Ho scritto al Cineca e quella che segue è la loro risposta: 

Gent.ma, il DM 312 riporta il numero massimo dei posti a livello regionale. I dati che visualizza in procedura ci sono stati forniti direttamente dagli atenei. Abbiamo comunque inoltrato richiesta di verifica dei dati inseriti anche al Ministero, per chiarimenti riguardanti la correttezza del dato. Al momento si consiglia di non chiudere definitivamente la procedura di scelta dell’istituzione. Cordiali saluti. Cineca – Servizio Consulenza“.

La confusione generata è, riteniamo, solo allo stato iniziale. Occorre dare risposte tempestive e chiarificatrici per prevenire disfunzioni più gravi.

Per cercare di capire cosa stia accadendo è opportuna una breve ricostruzione degli atti e il richiamo ai ruoli che i diversi attori dovrebbero avere nella vicenda. 

Il 16 maggio 2014, a nostro giudizio con grande ritardo, viene emanato il DM n. 312 che definisce, nell’Allegato A, i contingenti regionali per il Tfa. Le università leggono nel decreto un cambiamento di procedura rispetto al I ciclo di Tfa: i contingenti non sono più determinati università per università, ma per regione. Nel DM 312 si dice solo, all’art. 14 comma 1, che “I corsi sono attivati nel mese di novembre 2014 e hanno durata annuale. Con successivo provvedimento possono essere definite le modalità di istituzione, attivazione e organizzazione dei corsi”.

Il 20 giugno viene emanato il decreto n. 487/2014, che stabilisce all’art. 2 comma 1 che “I corsi di Tfa […] sono istituiti e attivati dalle università, anche in modalità interateneo. La loro istituzione è subordinata, oltre che agli adempimenti di cui all’articolo 4 del dm. n. 39 del 2011, anche all’acquisizione del parere favorevole del Comitato regionale di coordinamento, d’intesa con il Direttore dell’Usr […]”.

Per istituire i corsi di Tfa ciascuna università deve quindi aver acquisito il “parere favorevole” dal Comitato regionale di coordinamento (Coreco), che lo esprime d’intesa con il direttore dell’Usr. In assenza di tale parere è legittimo ritenere che i corsi non possano essere istituiti. 

Domanda: qualcuno si è preoccupato di verificare l’acquisizione dei “pareri” espressi dai Coreco delle diverse regioni? È possibile sapere se i Comitati regionali si siano riuniti, abbiano lavorato d’intesa con il direttore dell’Usr e abbiano soprattutto espresso “parere favorevole” all’istituzione del Tfa presso questo o quell’ateneo? Sono accessibili gli atti conseguenti (verbali)?

L’Anfis ha attivato nel mese di settembre, attraverso la propria rete di contatti, una prima raccolta informale di dati sulle procedure, riscontrando una preoccupante disomogeneità delle risposte. Ha così formulato una prima istanza al ministero con la quale si chiede un pronunciamento formale sul rispetto delle procedure e sulle cause dei ritardi. 

In assenza di risposte e in conseguenza di questa ultima ingarbugliata vicenda, è stata inviata nei giorni scorsi al Miur e agli Usr una seconda richiesta di informazioni sui “pareri” espressi dai Coreco.

Si profila uno scenario caotico e indefinito nel quale al ministero è richiesto di intervenire tempestivamente con gli opportuni controlli per offrire le necessarie garanzie di rispetto delle disposizioni. Che il Cineca dichiari di aver ricevuto nella Banca dati Rad (la banca dati nazionale dove i singoli atenei immettono i dati sulle disponibilità di posti per i loro corsi) valori incoerenti con i contingenti fissati con il DM, e che per questo debba chiedere chiarimenti al ministero, è indice che questi controlli non sono stati fatti, finora, in modo efficace. 

È mancata e manca, in sostanza, quella chiarezza che deriva dalla conoscenza approfondita dei processi, dalla trasparenza delle procedure e dalla tempestività degli atti necessari. Non la chiedono solo i poveri candidati, confusi e disorientati: la chiedono, e la imporranno presto, le prossime scadenze organizzative, presso i singoli atenei, che diversamente rischiano di impantanarsi nel caos dei numeri e dei rimpalli delle responsabilità. 

Se, infatti, una università, per errore o… per calcolo, avesse immesso nella Banca dati Rad una disponibilità di 1000 posti a fronte di un limite regionale di 500, quali conseguenze avrebbe sulle procedure la mancata verifica, e correzione, di questo dato? Tutti e 500 i candidati potranno optare per il sostenimento delle prove di accesso in quella università? Chi decide quanti posti sono attribuibili all’uno piuttosto che all’altro ateneo? Non doveva forse essere il Coreco, con il suo “parere favorevole” a farlo? O è invece il ministero? Quanti candidati idonei ma “fuori quota” saranno reindirizzati ad altri atenei? E in base a quali criteri, giacché quella università si è dichiarata disponibile a formarli tutti? E infine quali garanzie sul rispetto dei protocolli di conduzione dei tirocini e dei laboratori didattici sono da richiedere, e da verificare, alle università che per definizione lavorano essenzialmente online?  

In mancanza delle opportune risposte e dei relativi correttivi non vorremmo dover assistere al collasso del sistema, per ricorsi a raffica che sarebbero certamente, come ha scritto uno dei candidati disorientati, e tuttavia piuttosto lucido nella sintesi, “tutta manna per gli avvocati” e, aggiungiamo noi, un disastro per la formazione iniziale degli insegnanti. 

Si intervenga opportunamente, quindi, e lo si faccia presto, su un sistema che si presenta assai più complesso di quanto l’Amministrazione, nel momento della attribuzione delle priorità d’intervento e delle risorse, ha probabilmente ritenuto. 



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