SCUOLA/ Aprea: maxi-concorso, tutte le ragioni per dire no

- int. Valentina Aprea

Tornano il maxi concorso per insegnanti? E’ quanto suggerisce il ministro Profumo. Secondo VALENTINA APREA (Pdl) è piuttosto necessaria una selezione basata sulle reti di scuole

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Ansa)

Il ministro dell’istruzione Profumo rilancia il concorso pubblico per insegnanti, anzi il maxi concorso, come lo ha definito lui parlando oggi a Savona all’inaugurazione del nuovo campus universitario. Un impegno che vedrebbe interessati circa trecentomila candidati. Secondo il ministro infatti è troppo tempo che non si mette più mano a una misura del genere: l’ultimo concorso pubblico per insegnanti risale al 1999. Un maxi concorso che permetterebbe di dare spazio a un ricambio generazionale e all’inserimento di nuovi e giovani insegnanti. Secondo Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera, contattata da IlSussidiario.net, “d’accordo sulla ragione espressa dal ministro di riconsiderare il cambio generazionale all’interno della scuola”. Ma, spiega Aprea, “decisamente no se la modalità è quella del maxi concorso. C’è sì bisogno di un nuovo reclutamento che possa consentire ai giovani docenti di iniziare a lavorare a tempo pieno e indeterminato nelle scuole, ma con selezione fortemente curata dalle reti di scuola e dagli albi regionali”.

Onorevole Aprea, il ministro Profumo ha confermato di voler varare un nuovo concorso nel 2012 per l’assunzione di docenti nella scuola. Lei come accoglie la notizia?
Sono d’accordo sulla ragione espressa dal ministro di riconsiderare il cambio generazionale nella scuola perché anche l’ultimo rapporto della fondazione Agnelli ci ha dimostrato che la nostra classe docente è prevalentemente anziana, e che anche l’abbattimento delle graduatorie permanenti non modificherebbe questa situazione visto che i cosiddetti precari lavorano già da molti anni. Non sarebbe perciò un vero ricambio generazionale. Quindi, al netto dei diritti acquisiti dagli insegnanti precari, resta il problema di portare nuove leve e nuove energie nella scuola italiana.
Dunque via libera al concorso previsto per il prossimo anno?
Non esattamente, se la modalità deve essere quella del maxi concorso allora dico un no deciso.
Perché?
Io mi auguro che il ministro volesse riferirsi solo ai grandi numeri che servono al ricambio della scuola come i docenti più giovani da inserire e selezionare, ma mi auguro anzi che proprio con il ministro Profumo si possa portare a termine una riforma che era già in cantiere dall’inizio di questa legislatura con il ministro Gelmini.
Ci spieghi meglio cosa intende.
Quella riforma che parla di idoneità universitaria e quindi formazione iniziale da conseguire nelle università con TFA (tirocini formativi attivi) piuttosto che con le lauree magistrali come prevede il nuovo regolamento della formazione insegnanti voluto dall’ex ministro Gelmini. Necessario è però che poi si arrivi a rafforzare veramente l’autonomia delle reti di scuole con una selezione e una seconda selezione di concorsi locali di docenti idonei, magari inseriti negli albi regionali.
Con il concorso resterebbe poi irrisolta la questione dei nuovi TFA, perché i laureandi non riuscirebbero a prendere l’abilitazione prima del varo del concorso, e quindi resterebbero fuori.
Infatti. Credo che il ministro Profumo abbia rappresentato un’esigenza vera, ma l’espressione usata, quella del maxi concorso e la temporalità, non sono assolutamente da accontentare. Io sono per tirocini formativi attivi massicci cioè che sia data alle università la possibilità di formare e selezionare allo stesso tempo docenti e laureati anche se non subito all’insegnamento, ma in seguito con l’utilizzo degli albi regionali e la possibilità per le scuole di valutare nell’ambito delle reti di scuole i docenti più idonei per ogni scuola e per ogni progetto. Non può più valere l’idea del docente nazionale che va bene per tutte le scuole e che viene assegnato a tutte le scuole solo in virtù di una burocrazia e di tempi e di modi burocratici.

Essendo questo un governo tecnico, dovrebbe occuparsi solo di provvedimenti e non di riforme. Lei a quali pensa, realisticamente?
Le contesterei questa domanda: come governo tecnico hanno appena fatto una manovra che ha toccato il cuore della vita e delle regole della vita sociale come le pensioni e la modalità di utilizzo del denaro. Credo che proprio questi ministri e questo governo che può godere per ora dell’appoggio di un maggioranza definita di responsabilità nazionale sia chiamato anzi a fare riforme vere. Quelle che una sola parte politica difficilmente può fare.
Dunque che aspettative ha?
Mi aspetto che anche nella scuola e nelle università il ministro adotti lo stesso sistema usato nella manovra, cioè una discontinuità con le vecchie logiche del passato e impianti molto più severi e rigorosi dal punto di vista della spesa dello Stato, ma che siano anche improntati a leggi di qualità e di selezione nell’interesse degli studenti e delle famiglie.

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