SCUOLA/ Dal bando ai quiz, tutti gli svarioni di un concorso dirigenti che “s’ha da fare”…

- Roberto Pellegatta

ROBERTO PELLEGATTA (Disal) fa il punto sul concorso presidi previsto per il 12 ottobre. Alla fine l’agognato concorso si terrà, ma a che prezzo. Test insulsi e ricorsi per farlo saltare…

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Foto Imagoeconomica

Avevamo fatto di tutto, come associazione DiSAL, dal novembre 2010 in poi, assieme agli amici dell’ANDIS (l’altra associazione italiana di presidi) per fare sentire urgente un concorso da dirigenti scolastici (ne mancano quasi 3mila quest’anno). Ci si era rivolti persino al Presidente Napolitano con un appello. Poi avevamo fatto proposte per il bando che era in preparazione, per evitare i guai dei passati concorsi: più di 400 dirigenti scolastici della Sicilia solo un mese fa dopo ricorsi infiniti, leggi e controleggi, si sono visti confermare il contratto per la scuola che occupavano da cinque anni. Purtroppo il bando finalmente uscito ha stravolto molto di quanto sembrava concordato. Nelle quattro fasi previste solo la prima (quella del 12 ottobre) ha mantenuto una unitarietà a carattere nazionale. Ma a che prezzo!

Si sperava in una buona e seria impostazione della novità di questo concorso. In quello di sei anni fa (la norma dice che i concorsi si dovebbero fare ogni tre anni; in Francia si fanno ogni anno) la prima selezione era stata fatta per titoli: così entrarono in ruolo moltissimi anziani sulla soglia della pensione. Uno spreco finanziario e di energie. Questa volta (sul modello di quanto sperimentato in Trentino) si partiva con una selezione iniziale per test.

Ammesso che si trattasse di uno strumento adeguato, si sperava in test strettamente legati alla professione dirigente, scritti magari da chi la professione la conosce. Sembrava vi dovessero essere anche alcuni di tipo attitudinale, dove verificare anche abilità e non solo nozioni. Purtroppo ancora (come per la stesura finale del bando) la delusione ha prevalso: la batteria di test all’interno dei quali verranno sorteggiati i 100 quesiti che gli “aspiranti presidi” dovranno risolvere per passare la prima selezione sono diventati, dalla pubblicazione, oggetto di aspre contese, fondate critiche, quando non di “ironiche” o esilaranti sottolineature. Pure il Ministero ha dovuto ammetterlo e, indirettamente promettere (in un comunicato del 6 settembre) che i quesiti errati, confusi o devianti verranno eliminati dal gruppo nei quali sorteggiare i 100 della prova prelesettiva.

A dire il vero per questo concorso non c’è stata una massa di candidature: i sindacati se ne aspettavano oltre 80mila. Il Ministero ha tirato un sospiro di sollievo l’indomani del 16 agosto (chissà perché le scadenze delle domande dei concorsi pubblici vanno sempre a finire nella settimana di ferragosto…): poco più di 42mila per 2.386 posti. Quasi come sei anni fa dove circa 39mila concorrevano però per meno posti (1.500).

Ricordiamo che il concorso alla dirigenza attualmente è l’unica forma di carriera professionale, oltre che di significativa crescita economica (si fa per dire…)  nella scuola italiana. E’ curioso però notare che a questa carriera non aspira più del 5% dei docenti italiani. 

Quindi, ecco che l’andamento del concorso e gli stessi test mantengono molti elementi che saranno fonte di italiche contese, di fatto già abbondantemente cominciate nelle aule dei TAR (a Roma già migliaia di ricorsi) e del Parlamento. Alcune di queste contese sono solo pretestuose (ivi compreso chi ha fatto mandare la polizia postale al MIUR per controllare eventuali brogli) e mirano esplicitamente a “far saltare” il concorso: il che sarebbe una delle più grandi iatture per la scuola italiana.

Trascurando riflessioni più generali su tutta la forma di reclutamento imposta dalle leggi e dalla prassi nostrana ed omettendo di soffermarsi sul compenso assegnato agli estensori (25 euro a quesito: due righe con quattro risposte), anche voci autorevoli come quella di Norberto Bottani si sono levate a segnalare incongruenze e problemi, contraddizioni e assurdità.

La questione principale in gioco (tolte le rettifiche o eliminazioni che il MIUR dovrà per forza fare) sta nel fatto che gran parte dei test non hanno quasi nulla a che fare con l’esercizio quotidiano della professione per la quale avverrà la selezione. Inoltre, aver puntato tutto solo sulle nozioni ed aver eliminato qualsiasi verifica di abilità, pone una forte ipoteca sul tipo di “figura professionale” che verrà selezionata per accedere alle successive fasi del concorso. Cioè: rischiamo di perdere i migliori.

E, attenzione: non si tratta qui di riprendere la ritrita questione se i test siano o no uno strumento utile per valutare e selezionare. Qui si tratta di “questi test”: una scrittura costellata di errori (in diversi casi anche di battitura, cioè non rivisti), con  oscurità di forma (è il caso in particolare dell’area socio-psico-pedagogica, dove le risposte elencate sono costituite da una forte opinabilità), fino ad alcune cadute madornali.

Tenendo presente che i test sono a risposta chiusa e che alla domanda fanno seguire quattro risposte tra le quali individuare quella esatta, cominciamo dai quesiti 371 e 372  dell’area 1, dove si parla del “Provveditore agli Studi”, una figura che lo stesso Ministero ha eliminato con la propria riforma. Oppure guardiamo al quesito n. 615 dell’area 4, dove l’apprendimento attivo consiste nel fatto “che gli studenti si muovono”! Poveri pedagogisti! O ancora il caso segnalato da Bottani del quesito 74 dell’Area 4 dove è chiesto di calcolare la velocità di lettura in sillabe/secondo per studenti normodotati!

Adesso diamo un po’ di numeri (per gli addetti) con qualche indicazione esemplificativa (tutte segnalate al MIUR per collaborare ad evitare problematiche che conducano alla sospenzione delle prove):

errori veri e propri. Area 1: quesito 9 (risposta sbagliata), quesito 677 (risposte sbagliate). Area 3: quesito 565 (risposta sbagliata rispetto all’art. 22 del DLgs. 165/01), quesito 280 (la risposta indicata esatta è sbagliata).

evidenti formulazioni opinabili. Area 1: quesito 357 (si inventano le materie “esecuzione” e “interpretazione”). Area 5: quesito 53 (ma esiste una indiscutibile definizione di cultura?), quesito 75 (punti di vista assolutamente discutibili sul rapporto tra televisione e scuola).

incertezze sulla risposta esatta. Area 2: quesito 42 (la risposta esatta è ripetuta due volte), quesito 615 (distrattori B e D uguali). Area 4: quesito 325 (due risposte uguali), quesito 138 (due risposte uguali). Area 6: quesito 494 (tre risposte uguali: forse l’estensore voleva aiutare il candidato…).

dimenticanze. Area 3: quesito 701 (c’è solo la risposta esatta, mancano i distrattori). 

errori di “stumpa”. Area 1: quesito 167 (insegnante e non insegnate), quesiti del 567 al 570 (Dpr 89 del 2010 e non del 20101), quesito 316 (si ripete a.s. 2010/2020). Area 2: quesito 72 (il Testo unico è il 297/94 e non il 297/74). Area 3: quesito 604 (nella risposta esatta clamorosa svista tipografica. Ma qualcuno avrà riletto?). Area 4: quesito 72 (Seneca ha scritto la Lettera a Lucillo o a Lucilio?). 

Di fronte ai numerosi errori qualche volta mi è venuto il diabolico sospetto che l’astuto estensore volesse cinicamemente verificare se l’aspirante dirigente fosse in grado di saperli individuare. 

Ogni giorno arrivano alle associazioni segnalazioni, puntualmente inviate al MIUR per provvedere. Ora lo stesso Ministero ha le mani legate: dopo la depurazione dei quesiti errati o controversi (promessa e indispensabile salvo contese infinite), non potrà neppure pubblicarne l’elenco, perché in questo modo si andrebbe incontro inevitabilmente allo slittamento del concorso. La iattura di cui sopra!

Una cosa è (paradossolmente) certa: comunque sia e nonostante tutto quanto detto, se il concorso venisse sospeso, al settembre 2012 metà delle scuole italiane non avranno preside. Ripeto: una iattura per la scuola italiana, oltre che un insulto alla professione di chi attualmente vi lavora. Questo concorso s’ha da fare!

Non si tratta solo di contrastare la logica di chi sta tentando il “tanto peggio tanto meglio” o solo di superare questa ulteriore caduta di credibilità dell’istituzione pubblica (che tra l’altro rischia di compromettere anche la credibilità di INVALSI e ANSAS supervisori): si tratta, per ora e con determinazione, di fare di tutto per garantire livelli minimi di funzionamento del concorso, salvaguardando in questo modo la possibilità di lavorare a chi si sta preparando seriamente e si dedica alla scuola con passione e vocazione (parole che dovevano essere più curate – ce lo si lasci dire – dagli estensori dei test). 

E poi mi auguro ci si metta una buona volta a rivedere tutta la partita del reclutamento (non solo dei dirigenti). Non ha detto il Ministro che la cosa le sta molto a cuore?

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